Così risorge il Cnel: Renzi voleva abolirlo, il Governo approva 48 consiglieri

Dal consiglio dei ministri via libera ai nuovi consiglieri del parlamentino del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro

Si ricompone il parlamentino del Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro che doveva essere abolito con il referendum del 6 dicembre 2016, (“voglio essere chiaro sul Cnel: anche basta!”, diceva Matteo Renzi durante la campagna referendaria prima del voto) e che invece fu salvato dal 60% di no. L’organo consultivo delle Camere e dell’esecutivo in materia economica, retto da un anno dal professor Tiziano Treu, si appresta ora a rinascere con la nomina dei nuovi consiglieri.

Il consiglio dei ministri ha dato in extremis il suo assenso alla nomina dei 48 rappresentanti delle categorie produttive, suddivisi tra rappresentanti, rispettivamente, dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori autonomi e delle imprese. Si trattarebbe di 7 rappresentanti della Cgil, di 6 di Confindustria e Cisl, 3 della Uil più di una lunghissima lista di organizzazioni con un solo candidato che andrebbero a ricostituire l’assemblea del Cnel scaduta ormai da anni.

Questi 48 membri sono in attesa di nomina già da nove mesi, quando erano stati designati dalle rispettive organizzazioni, ma sono arrivate altre proposte di nomine da associazioni di datori di lavoro che nel parlamentino del Cnel non erano mai entrate. Pare infatti che le richieste di posti abbiano superato quota 100 rispetto ai 48 disponibili e ne è nato uno strano caso giudiziario, curato dall’Avvocatura dello Stato, fatto di ricorsi e controricorsi fra le varie associazioni delle imprese.
Poi le elezioni Politiche hanno bloccato tutto e, nel frattempo, è stato firmato un accordo fra i sindacati confederali e la Confindustria, la quale ha accettato di certificare il proprio livello di rappresentanza esattamente come i sindacati dei lavoratori.

Oggi il Cnel dispone di appena 4-5 milioni per il 2018 e, se un tempo un consigliere del Cnel poteva contare su una indennità di 20/25 mila euro l’anno, adesso non ha nessuno stipendio. È previsto solo un rimborso spese per chi non vive nella Capitale.

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