Salario giusto in busta paga, compare un nuovo codice: cosa cambia da maggio

Entra in busta paga la novità introdotta dal decreto Primo Maggio per contrastare i contratti pirata. Arriva il codice identificativo dei contratti nazionali

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il “salario giusto” entra in busta paga. Con il decreto legge del 30 aprile 2026, entrato in vigore il 1° maggio, si inserisce nel panorama del lavoro italiano un nuovo intervento sulla contrattazione collettiva.

Il cuore del decreto è proprio il “salario giusto”, che si differenzia dal salario minimo per l’assenza di una soglia minima legale. Resta centrale invece la contrattazione collettiva, perché il salario giusto è strettamente collegato con il trattamento economico previsto dai contratti nazionali forti e più rappresentativi. Così a partire da maggio nella busta paga ci sarà una nuova voce, ovvero il codice del Ccnl di riferimento. Un’aggiunta che agevolerà i controlli sull’applicazione del “salario giusto” nelle aziende.

Novità salario giusto: cosa cambia da maggio

La prima sottile ma importante novità nella busta paga di maggio è la presenza di una nuova voce. Infatti nelle buste paga sarà obbligatorio l’inserimento del codice identificativo del Contratto collettivo nazionale applicato dal datore di lavoro.

Una piccola novità, appunto, ma che è fondamentale per il “salario giusto”, sul quale si basa l’idea di una retribuzione più equa per i lavoratori e bonus per le imprese.

Nuova voce in busta paga: dove si trova il codice

Nella busta paga di maggio di tutti i dipendenti ci sarà quindi una voce in più. Dove trovarla però non sarà uguale per tutti. La posizione può variare da azienda ad azienda, a seconda dei programmi informatici usati per compilare il cedolino.

Indicativamente si dovrebbe trovare nella parte iniziale del documento, vicino a nome e cognome del dipendente e ai dati di riferimento dell’azienda.

Nella parte alta, ricordiamo, si trova anche la retribuzione di riferimento, ovvero la retribuzione minima che nella maggior parte dei contratti collettivi non è riunita in un’unica voce, ma è data da paga base, più il minimo tabellare, le varie contingenze, elementi come indennità di vacanza ecc.

Si potrebbe presentare come un codice alfanumerico o con il nome del contratto, per esempio “Turismo”, “Logistica” e simili.

A cosa serve il codice Ccnl

I codici sono già obbligatori da diversi anni, servono a classificare e controllare le corrispondenze nelle comunicazioni ufficiali del ministero, dell’Inps, dell’Inail ecc.

Ora però il loro utilizzo si espande. Con il decreto Primo Maggio infatti il codice in busta paga servirà a sapere qual è il Ccnl di riferimento e permetterà verifiche e controlli più rapidi.

Nello specifico se le somme pagate dall’azienda corrispondono a quelle previste dal contratto di riferimento.

Inoltre permetterà di contrastare i contratti-pirata, quelli stilati da sindacati poco rappresentativi che offrono condizioni peggiori per i lavoratori e che permettono alle imprese di “risparmiare”.