Douglas chiude in sette regioni: quali negozi sono a rischio causa Covid

La catena di profumerie ha avviato un piano di riorganizzazione che prevede la chiusura di molti punti vendita, provocando lo stato di agitazione tra i lavoratori organizzato dai sindacati

Il gruppo Douglas ha deciso di chiudere diversi punti vendita della propria catena di profumerie, comunicando ai sindacati la necessità di avviare un immediato piano di riorganizzazione della rete di negozi. A spingere la società verso questa decisione drastica sono state le ingenti perdite di fatturato e redditività a seguito all’emergenza sanitaria e ai provvedimenti per limitare la diffusione del coronavirus in Italia e nel resto dell’Europa. Con il ridimensionamento della catena in tutto il continente, ha spiegato Douglas, sarà possibile salvaguardare la liquidità del gruppo ed evitare il fallimento.

Nel nostro Paese chiuderà un numero di negozi ancora da definire, in un arco di tempo che va dai 12 ai 24 mesi. La scelta dei centri al dettaglio che non sopravvivranno al piano di riorganizzazione aziendale verrà effettuata anche sulla base dei punti di vendita già in perdita prima della pandemia, e dunque non considerati profittevoli dal gruppo.

Douglas chiude le sue profumerie: si inizia con 17 negozi in 7 regioni

La direzione di Douglas ha annunciato che si inizierà con la chiusura di 17 negozi entro il 31 marzo 2021. Le serrande si abbasseranno in 7 regioni. Si tratta di:

  • Emilia Romagna;
  • Friuli Venezia Giulia;
  • Lazio;
  • Lombardia;
  • Piemonte;
  • Sardegna;
  • Sicilia.

I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori. Le tre sigle hanno inoltre fatto sapere di aver organizzato con i vertici del gruppo Douglas un incontro urgente. Si terrà l’8 febbraio.

Cgil, Cisl e Uil hanno già diffidato l’azienda dalla messa in atto di azioni unilaterali e trasferimenti atti al licenziamento indiretto del personale.

Ampiamente criticata dai sindacalisti la mancata attivazione di un confronto prima della decisione di chiudere i 17 punti vendita, a cui ne seguiranno molti altri nel prossimo biennio. Il gesto di Douglas ha determinato un atto di “oggettiva lesione” alle relazioni sindacali ordinarie e positive.

Douglas: il patto con i sindacati dopo la chiusura dei negozi nel 2019

Le tre firme hanno ricordato a mezzo stampa che già all’inizio del 2019 Douglas Italia aveva annunciato la chiusura di 35 negozi, a causa di contratti di affitto troppo cari o non rinnovati e per redditività negativa. In seguito a quella crisi venne firmato un verbale di accordo in cui si dichiaravano superati i problemi di carattere occupazionale, anche grazie all’acquisizione dei marchi Limoni e La Gardenia.

In quella fase si optò per il “mantenimento del perimetro esistente”. L’accordo prevedeva de facto che i punti vendita non sarebbero stati ulteriormente minacciati dalla possibilità di chiudere.

Per Cgil, Cisl e Uil centinaia di posti di lavoro sarebbero ora a rischio, per questo sarà necessario individuare delle soluzioni condivise e alternative al processo di riorganizzazione deciso dal gruppo Douglas, che potrebbe avere “pesanti ripercussioni sociali” in un periodo già fortemente penalizzato dalla crisi economica e dall’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19.

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