Come funziona il licenziamento collettivo e quando opporsi

In alcuni casi particolari, la legge prevede che le aziende possano ricorrere al licenziamento di più dipendenti: vediamo con quali criteri e modalità

Quando un’impresa si trova ad attraversare un periodo di forte crisi economica e di calo del fatturato, può capitare di doversi trovare di fronte alla necessità di ridurre il personale. Quando il licenziamento colpisce in un dato lasso di tempo più di 5 lavoratori dipendenti, si parla di licenziamento collettivo, una fattispecie specificamente regolata dalla Legge per tutelare i diritti di chi perde il posto di lavoro.

Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste questa forma di licenziamento, quali sono le procedure per attuarlo e quando è possibile opporsi.

Caratteristiche del licenziamento collettivo

Il licenziamento si ha quando il datore di lavoro decide unilateralmente di porre fine al rapporto con uno o più dipendenti. Nel primo caso si parla di licenziamento individuale, nel secondo, se i lavoratori licenziati sono almeno 5 nell’arco di 120 giorni, di licenziamento collettivo.

Se il licenziamento individuale presenta margini più ampi dal punto di vista della libertà del datore di lavoro di applicarlo, il licenziamento collettivo viene regolato in maniera più stringente poiché l’impatto dal punto di vista sociale ed economico di un tale evento viene considerato particolarmente rilevante. Per questo motivo vengono definiti specifici parametri affinché il licenziamento collettivo sia efficace.

Nello specifico, la legge stabilisce che questa forma di licenziamento possa essere applicata solo alle aziende con più di 15 dipendenti e se il datore di lavoro intende effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni. Le motivazioni per procedere al licenziamento collettivo vengono espressamente indicate dalla legge e riguardano:

  • riduzione dell’attività d’impresa;
  • trasformazione dell’attività;
  • cessazione dell’attività.

Ciò risponde all’esigenza di tutelare i diritti dei lavoratori, che non possono dunque venire licenziati per una semplice riduzione dei costi non giustificata o per una decisione dell’imprenditore che non abbia un fondamento economicamente rilevante. Da questo punto di vista, dunque, anche un licenziamento collettivo per riduzione del personale che non sia giustificato da una crisi aziendale non potrà essere attuato.

Come funziona la procedura di licenziamento collettivo

Una volta definite le condizioni necessarie affinché il licenziamento collettivo sia efficace, possiamo approfondire le modalità per porlo in essere e le procedure da seguire. La procedura di licenziamento collettivo deve essere avviata con una fase sindacale, necessaria per far sì che le parti sociali possano confrontarsi con il datore di lavoro per evitare il licenziamento con un eventuale altro accordo. Per farlo, il datore di lavoro deve inviare una comunicazione scritta alle RSA (Rappresentanza Sindacale Aziendale) o alle RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) e alle rispettive associazioni di categoria, oltre che alle strutture provinciali competenti delegate dalla Regione.

Durante le trattative tra datore di lavoro e sindacati, si cercherà di raggiungere un accordo che possa portare a soluzioni alternative al licenziamento collettivo, come:

  • assegnazione dei lavoratori a diverse mansioni;
  • distacco di lavoratori presso altre imprese;
  • accompagnamento agevolato dei lavoratori più anziani verso la pensione.

Se le parti non trovano un accordo, sarà l’organo provinciale, a seguito di comunicazione dell’esito negativo e delle motivazioni che hanno impedito di raggiungere l’intesa, a effettuare una nuova convocazione per cercare di avviare una ulteriore trattativa e scongiurare, se possibile, il licenziamento.

Criteri per l’individuazione dei lavoratori da licenziare

La legge prevede specifiche regole anche in merito all’individuazione dei lavoratori da licenziare. Se datore di lavoro e sindacati raggiungono un accordo, sarà questo documento a esplicitare i criteri nella scelta dei dipendenti che verranno licenziati; in mancanza di accordo, è la legge a stabilire dei criteri ben precisi, che tengono conto:

  • dell’anzianità di servizio;
  • del carico di famiglia;
  • delle esigenze organizzative e tecnico-produttive dell’azienda.

Una volta individuati i lavoratori da sottoporre a licenziamento, la procedura viene loro comunicata mediante atto scritto di recesso individuale che contenga obbligatoriamente i motivi del licenziamento, il periodo di preavviso e i criteri di scelta del lavoratore.

Quando è possibile opporsi al licenziamento?

Chiariti i criteri e le modalità con cui può essere eseguito il provvedimento collettivo, è possibile osservare in quali casi la legge permette l’impugnazione del licenziamento da parte dei lavoratori. In tutti i casi in cui non vengono rispettate le procedure sopra descritte, i dipendenti possono opporsi chiedendo al giudice di verificare la regolarità formale della procedura, la sussistenza dei requisiti e la corretta applicazione di tutti i criteri previsti. Qualora il procedimento presenti vizi di forma, il giudice può ritenere illegittimo il licenziamento.

Un’ulteriore forma di tutela per i lavoratori licenziati prevede inoltre che, nel caso in cui la stessa azienda entro sei mesi dal provvedimento faccia richiesta di nuove posizioni e qualifiche analoghe a quelle dei dipendenti sollevati dal lavoro, gli stessi godono di diritto di precedenza alla riassunzione.

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