Settore auto in caduta libera, rischiano 30mila lavoratori

Se le immatricolazioni di auto nuove dovesse mantenersi sui livelli di marzo, rischia il 20% degli addetti del settore

I dati, purtroppo, parlano da soli. Nel mese di marzo, primo del lockdown mondiale (o quasi), le immatricolazioni di nuove auto nel nostro Paese sono crollate di quasi il 90% rispetto ad appena un anno fa. L’intero settore automobilistico, che già non attraversava un ottimo momento, dovrà fronteggiare probabilmente la peggior crisi della sua storia.

E a pagarne le conseguenze peggiori potrebbero essere i lavoratori. L’allarme viene lanciato da Michele Crisci, presidente dell’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri (UNRAE) che, tra le altre cose, si occupa di rilevare il numero di auto immatricolate mese dopo mese.

A meno che non ci sarà un intervento deciso e immediato da parte della politica, infatti, sono a rischio il 20% dei posti di lavoro dell’intera filiera automobilistica: se la crisi dovesse protrarsi per diversi mesi, sarebbero a rischio anche i lavoratori dell’indotto e gli addetti della rete di vendita.

Settore automobilistico in caduta libera: cosa si rischia

Come accennato, l’allarme lanciato dall’UNRAE è piuttosto serio. Se il calo delle vendite dovrebbe attestarsi sui livelli del mese di marzo, molti produttori di automobili (e, di conseguenza, le industrie dell’indotto automobilistico) sarebbero costretti a ridurre drasticamente i loro organici.

Secondo alcune stime citate dall’Unione rappresentanti veicoli esteri, sarebbero a rischio circa il 20% dei 150 mila dipendenti del settore. Se così dovesse essere, si tratterebbe di oltre 30 mila posti di lavoro a rischio.

Come risollevare il settore auto: la proposta UNRAE

Per ripartire, e in fretta, sarà necessario che la politica giochi un ruolo attivo nel rilancio del settore automobilistico. Secondo la stima dell’UNRAE, infatti, saranno necessari 3 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 18 mesi affinché il segmento delle quattro ruote possa trovare… nuovo sprint.

Gli scenari ipotizzati dal presidente dell’Unione autoveicoli esteri, infatti, sono piuttosto negativi: nella migliore delle ipotesi, nel corso del 2020 si immatricoleranno solamente 1,3 milioni di veicoli, con un calo del 30% rispetto al 2019.

Per Crisci è fondamentale che lo Stato giochi la sua parte, mettendo in campo proposte “al passo con i tempi”. L’ecobonus, almeno nelle modalità con cui lo conosciamo, non sarebbe sufficiente per garantire la ripartenza del settore: si dovrebbe consentire alle aziende di detrarre completamente l’IVA e portare il tetto del valore deducibile dei veicoli a un massimo di 50 mila euro. In questo modo, sostiene Crisci, sarebbe possibile “limitare” il calo al 21%.

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