8 marzo, da gender pay gap a effetto pandemia: la crisi travolge le donne

8 marzo amaro. Ma è proprio alla questione femminile che si deve guardare per una rapida e concreta ripartenza economica del Paese. E il Premier Draghi lo sa 

Già in affanno prima della pandemia, la crisi generata dal Covid ha colpito in maniera decisamente più feroce le donne che da anni cercano di colmare gap e disparità, economiche e sociali. Se, infatti, molto è stato fatto è ancora più vero che più ancora c’ è da fare. E la pandemia ha purtroppo rallentato una rincorsa che procede a fatica, tra mille ostacoli.

Numeri alla mano, che spingono alla riflessione nella giornata della Festa delle Donna, una su due ha visto peggiorare la propria condizione economica nell’ultimo anno, specie nella fascia di età più giovane. Ma c’è di più: la categoria femminile, oltre a essere sotto impiegata nel mondo del lavoro (prima del Covid in Italia il 50 per cento delle donne lavorava, oggi siamo al 48), viene pagata mediamente il 20 per cento in meno rispetto a un uomo, con la medesima mansione.

Ma c’è un numero ancora più inquietante. La crisi economica innescata dalla pandemia non ha colpito tutti allo stesso modo: a dicembre si sono persi 101 mila posti di lavoro, 99 mila di questi erano occupati da donne.

In Italia il calo dell’occupazione femminile durante l’emergenza Covid è stato il doppio rispetto alla media Ue con 402mila posti di lavoro persi tra aprile e settembre 2020, scrivono i Consulenti del lavoro: infatti a fronte di un calo del “4,1%” delle addette tra i 15 e 64 anni (-402.000 posti) nel nostro Paese in Europa il numero, nella stessa fascia, d’età è sceso del 2,1%. Dopo la Spagna, il nostro è il Paese con la contrazione più elevata”. Lo studio dei Consulenti ricorda che nel 2020 l’Italia avrebbe dovuto raggiungere i target previsti dalla Strategia Europa 2020 con l’innalzamento del tasso di occupazione al 67%.

 

Brusca frenata anche dell’imprenditoria femminile. A fine 2020 si registra un calo dello 0,29% delle imprese guidate da donne, per un totale di 4mila attività in meno rispetto al 2019. E’ quanto emerge dalle elaborazioni condotte dall’Ufficio Studi Confesercenti in occasione della Festa della Donna. Per l’imprenditoria femminile – finora cresciuta più velocemente di quella maschile – si tratta della prima battuta d’arresto in sei anni: la perdita – ascrivibile interamente alle regioni del Centro Nord (il Mezzogiorno segna infatti un +0,26%) – interrompe infatti una crescita costante dal 2014.

 

I dati di fine 2020, emerge dalle elaborazioni, mostrano che la gestione dell’emergenza sanitaria ha prodotto una battuta d’arresto soprattutto sulle imprenditrici giovani. Sono soprattutto le regioni del Centro che vedono ridurre la partecipazione femminile al mondo dell’impresa. “La pandemia ha inferto una battuta d’arresto a tutto il Paese, cui l’imprenditoria femminile – nonostante la sua natura resiliente – non poteva sfuggire”, spiega la Responsabile nazionale di Impresa Donna Anna Maria Crispino.

 

SERVE CAMBIO DI PASSO – “Quando il tasso di occupazione femminile nazionale, ancora nel 2019 (il 50%, quasi il 68%quello maschile) al di sotto di dodici punti rispetto alla media europea (il 62%), risulta ulteriormente spinto verso il basso in un trend negativo che non appare solo congiunturale, si impone – scrive il Ministro del Lavoro Orlando – una rottura radicale. Il rovesciamento di paradigma necessario a rilanciare la crescita cambiandone al contempo qualità e natura, come l’Europa ci chiede, ha come presupposto il riferimento alla centralità del lavoro, in particolare del lavoro delle donne. Come possiamo pensare che la crescita aumenti se non cresce uno dei suoi fattori fondamentali, il tasso di occupazione femminile? E come possiamo pensare di cambiare qualità  e natura della crescita se non attiviamo le forze del cambiamento?”.

 

L’EUROPA E’ DONNA – Eppure nell’anno segnato dalla pandemia, molte delle decisioni strategiche sono state assunte da donne, al vertice delle istituzioni europee. Vedasi per dettaglio, la Presidente della Commissione UE von der Leyen e la numero uno della BCE. “La pandemia ha avuto un impatto molto pesante sulla vita delle donne, ma ha anche messo in luce il loro valore fondamentale nel tessuto della società, dalla sanità all’istruzione. Ma non solo, sconvolgendo la vita quotidiana di ciascuno ha consentito di trovare nuove forme di organizzazione della famiglia meno gravose per la componente femminile. Questo è perciò il momento di rompere gli schemi per adottarne di nuovi, più consoni al presente, ampliando lo lo spazio di partecipazione delle donne alla leadership in tutti i settori, creando maggiori opportunità e rivedendo la ripartizione dei compiti familiari con gli uomini”, ha detto oggi  Christine Lagarde affidando questo messaggio  per la festa della donna alle pagine del Corriere della Sera, in un contributo dal titolo “Famiglia, lavoro, società: ripensare il ruolo delle donne”.  

 

“L’anno appena trascorso ha reso evidente che l’impatto sociale ed economico della pandemia sulla vita delle donne è particolarmente pesante… E’ preoccupante che queste circostanze rischino di annullare i progressi conquistati a caro prezzo sul fronte della parità di genere. Non dobbiamo permettere che ciò accada”.

 

Le ragazze possono fare qualsiasi cosa! Possono essere medici, avvocati, astronauti. E sì! Possono essere presidenti. Basta che credano in se stesse”. Così in un video messaggio postato su Twitter la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in occasione della giornata internazionale della donna. “Ho cinque figlie e quando erano giovani ho detto loro che non esiste un lavoro per gli uomini e un lavoro per le donne – ha affermato von der Leyen nel video – Voglio vedere più donne in posizione di leadership”.

 

QUESTIONE FEMMINILE E RIPARTENZA- Del resto, come ha ricordato il Premier Draghi nel discorso al Parlamento, “la mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne. Il divario di genere nei tassi di occupazione in Italia rimane tra i più alti di Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. Dal dopoguerra ad oggi, la situazione è notevolmente migliorata, ma questo incremento non è andato di pari passo con un altrettanto evidente miglioramento delle condizioni di carriera delle donne. L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo”.

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