Disoccupazione, in Italia a rischio 1,5 milioni di posti di lavoro entro il 2020

L'emergenza sanitaria ha fatti schizzare la disoccupazione in Italia: spazzati via i progressi fatti in dieci anni

L’Italia ha perso 500 mila posti di lavoro in tre mesi a causa del coronavirus. Lo affermano i dati dell’ultimo rapporto Ocse ‘Employment Outlook 2020: Facing the jobs crisis’, presentato all’Università Cattolica dal Dipartimento di Economia e Finanza e dal Centro di ricerca sul lavoro ‘Carlo Dell’Aringa’.

Coronavirus e disoccupazione, i numeri dell’Italia

Secondo i ricercatori, questa flessione improvvisa avrebbe reso vani i progressi fatti negli ultimi 10 anni. In media nei 37 paesi Ocse il tasso di disoccupazione dal 2008 a oggi, dopo una relativamente lenta diminuzione dal picco del 2010, da inizio 2020 in cui si era arrivati al 5,3% è schizzato all’8,5%, ad aprile, e poi, all’8,4%, a maggio. La media, però, nasconde delle differenze. In Italia, uno dei Paesi più colpiti, così come in Portogallo e in Grecia il tasso di disoccupazione è addirittura sceso tra marzo e aprile. Questa flessione riflette un travaso verso l’inattività, non verso l’occupazione.

Nei prossimi mesi, avvertono però gli esperti, la crisi rischia di ampliare le disuguaglianze colpendo soprattutto i lavoratori più vulnerabili, compresi i giovani. La disoccupazione giovanile è già passata “dall’11,2% di febbraio al 17,6% di maggio. In Italia si rischia la perdita di quasi 1,5 milioni di posti di lavoro entro la fine del 2020, se ci sarà una seconda ondata di contagi.

Forte perdita occupazionale nonostante il divieto ai licenziamenti

Da evidenziare, sottolinea lo studio, la forte perdita occupazionale nonostante misure radicali come il divieto ai licenziamenti (ancora in vigore) e la cassa integrazione estesa a tutti. L’impatto iniziale del coronavirus si stima sia stato 10 volte tanto quello della crisi del 20082009 in Italia. La sospensione forzata di gran parte dell’attività economica, associata alle misure di lockdown adottate in molti paesi, ha infatti determinato una crisi economica senza precedenti.

Lo studio ha calcolato che in Europa l’intervento a sostegno dell’economia, quindi bonus e sgravi fiscali a sostegno di famiglie e imprese, sia stato di oltre il 3,5% del Pil dell’area, oltre naturalmente all’azione degli stabilizzatori automatici pari a un ammontare intorno al 5% del Pil. Ciononostante, nell’area Ocse, la caduta del Pil tra l’ultimo trimestre del 2019 e il secondo trimestre 2020 è stata pari più o meno al 15%”.

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