Il Governo ha approvato il nuovo decreto Lavoro in vista del Primo Maggio, con un pacchetto di misure che punta su occupazione stabile, contrasto al lavoro povero e nuove regole per le piattaforme digitali. Al centro del provvedimento ci sono 934 milioni di euro per incentivi alle assunzioni di giovani e donne, nuove condizioni per accedere agli aiuti pubblici e la disciplina del salario giusto.
Il decreto è stato proposto dalla presidente Giorgia Meloni e dalla ministra del Lavoro Marina Calderone. Meloni ha definito il provvedimento come:
Il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro.
Indice
Gli incentivi alle assunzioni del decreto Primo Maggio
La parte economicamente più rilevante del decreto riguarda quattro misure di decontribuzione per ridurre i divari territoriali e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte. Sono bonus che già conosciamo, ma che diventano strutturali.
Bonus assunzione giovani 2026
Il bonus giovani prevede un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale con meno di 35 anni. Il beneficio prevede:
- tetto di 500 euro al mese, elevato a 650 euro al Sud e nelle aree di crisi;
- durata massima di 24 mesi.
Bonus stabilizzazione giovani 2026
L’incentivo si applica anche alle trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato per gli under 35 che non sono mai stati occupati stabilmente. In questo caso l’esonero è del 100% fino a 500 euro al mese per 24 mesi.
L’agevolazione riguarda le stabilizzazioni effettuate dal 1° agosto al 31 dicembre 2026, per rapporti a termine stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi.
Bonus assunzione donne 2026
Il decreto introduce un nuovo esonero contributivo del 100% per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate. Il bonus donne prevede:
- tetto di 650 euro al mese per 24 mesi;
- incremento a 800 euro al mese per le assunzioni nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno.
Bonus assunzioni Zes 2026
Per i datori di lavoro con un massimo di 10 dipendenti che operano nella Zes unica per il Sud è previsto un esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili per l’assunzione di lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.
Cosa significa salario giusto
Il punto politico più marcato riguarda le condizioni per accedere agli incentivi: saranno concessi solo alle imprese che applicano il cosiddetto “salario giusto“.
Nel testo del decreto, il salario giusto non coincide con una paga minima oraria fissata per legge – come nel caso del salario minimo proposto a più riprese dalle opposizioni. Riguarda invece il trattamento economico complessivo riconosciuto al lavoratore, che non potrà essere inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative.
Stretta su contratti pirata e dumping salariale
Il Governo ha deciso di escludere dagli incentivi pubblici chi utilizza contratti pirata e accordi sottocosto. Il decreto introduce un meccanismo selettivo: niente fondi pubblici alle aziende che pagano poco i dipendenti o applicano contratti non rappresentativi.
Si punta così a rafforzare la contrattazione collettiva e a limitare il dumping, tema centrale soprattutto nei settori a bassa retribuzione.
Nuove regole sui rinnovi contrattuali
Il decreto interviene anche sulla disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi. Saranno le parti sociali, in autonomia, a definire le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo.
Se il rinnovo non avverrà entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni saranno adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Ipca, l’Indice dei prezzi al consumo armonizzato. Si tratta di una clausola di salvaguardia pensata per evitare che i lavoratori restino senza copertura economica per periodi prolungati.
Contrasto al caporalato digitale
Nel decreto entra un capitolo dedicato al cosiddetto caporalato digitale, fenomeno associato soprattutto al lavoro tramite piattaforme e alle condizioni dei rider. Le misure si muovono su due fronti.
Verifica dell’identità digitale
Per impedire la cessione o il “noleggio” degli account — pratica che alimenta forme di caporalato — l’accesso alle piattaforme di lavoro sarà consentito esclusivamente tramite sistemi di identificazione certa come Spid e Cie o sistemi di autenticazione forte.
Sarà vietato cedere le proprie credenziali o utilizzare account non riconducibili alla propria identità. I gestori delle piattaforme saranno responsabili dei sistemi di controllo, con sanzioni amministrative o sospensione dell’attività in caso di omessa vigilanza.
Diritto alla trasparenza algoritmica
Le piattaforme dovranno inoltre fornire informazioni chiare sulle modalità di funzionamento degli algoritmi che influenzano l’assegnazione dei compiti e i compensi.
I lavoratori avranno il diritto di conoscere i parametri del proprio rating e di richiedere l’intervento umano per il riesame di decisioni automatizzate che incidano in modo significativo sul rapporto di lavoro.
Conciliazione famiglia-lavoro
Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione Uni/Pdr 192:2026, un nuovo strumento che definisce requisiti e indicatori di performance per le organizzazioni che investono su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa e continuità di carriera.
Il beneficio prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali fino all’1%, nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.
TFR e previdenza complementare
Il provvedimento prevede la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote di Tfr maturate nel periodo gennaio-giugno 2026.
Le parole di Giorgia Meloni
Durante la conferenza stampa che ha fatto seguito al Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni ha rivendicato i risultati del Governo in tema lavoro, citando i dati Istat e parlando di più occupati, meno precari e crescita del lavoro stabile.