72mila posti a rischio, allarme lavoro: un grande settore in ginocchio

Gli addetti ai lavori la chiamano tempesta perfetta: è quella che si sta abbattendo ormai da tempo sul settore automotive. Scenari futuri davvero inquietanti

Gli addetti ai lavori la chiamano tempesta perfetta. Quella che si sta abbattendo ormai da tempo sul settore automotive ne è un fulgido esempio. Tra vulnerabilità del sistema produttivo per carenza di materie prime, chip e semiconduttori, transizione green, incentivi statali esauriti e conseguenze della pandemia, la decrescita del mercato auto prosegue la sua corsa, in una spirale che il Presidente di Federauto-Federazione dei concessionari auto Adolfo De Stefani Cosentino definisce negativa, “con effetti impietosi sui bilanci aziendali e i livelli di occupazione del comparto distributivo”.

Crisi auto: tutti i dati del settore

Crollano, ancora, le nuove immatricolazioni auto. Secondo gli ultimi dati diffusi dal CED del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, novembre ha totalizzato 104.478 nuove immatricolazioni auto, con una diminuzione del 24,6% rispetto allo stesso mese del 2020 e del 30,6% rispetto al 2019. Tuttavia, i volumi immatricolati da inizio anno raggiungono le 1.371.166 unità, con un aumento dell’8,6% sul 2020: va detto che rispetto al 2019, però, la contrazione è stata vistosa, pari al -22,7%, con un disavanzo di oltre 400mila unità.

Si tratta del quinto mese consecutivo con flessione a doppia cifra che porterà l’anno a chiudere sotto 1,5 milioni di pezzi: un livello davvero critico. Federauto lamenta che, nonostante le aperture manifestate dal Governo nel corso del tavolo automotive lo scorso ottobre, al momento nella Legge di Bilancio 2022 non c’è alcuna traccia di finanziamenti per l’acquisto di veicoli green a zero e basse emissioni. Una vera mannaia per l’intero settore, e anche per la transizione verde.

Sul lato dei canali di vendita, i privati registrano -26,1% sullo stesso mese 2020 e -17,2% su novembre 2019 mentre negli undici mesi il differenziale delle immatricolazioni è pari a +7,4% sul 2020 e -14,8% sul 2019, con una quota di mercato cumulata del 63,3%. Le vendite a società hanno chiuso a -16,8% nel mese (-55,2% su novembre 2019) mentre nel progressivo da inizio anno l’incremento è del +7,5% (q.d.m. 13,9%). Il noleggio segna complessivamente -23,6% nel mese e +13,7% da inizio anno (q.d.m. 22,8%).

Sul fronte delle alimentazioni, le auto benzina e diesel perdono volumi nel mese (pari a -34% e -52%) e una rappresentatività che dall’inizio del 2021 scende rispettivamente a 30,2% (-7,9% rispetto a gennaio-novembre 2020) e 22,4% (-11,2% rispetto al 2020). Il GPL (-10,7% mese e +15,5% anno) si attesta al 7,3% di quota da inizio anno, mentre il metano (-31% mese e +4,2% nel consuntivo annuo) a 2,2%. I veicoli BEV, HEV e PHEV raggiungono rispettivamente quote di mercato cumulate del 4,4%, 29,1% e 4,4%.

Auto elettriche, troppi ritardi

A tutto ciò si aggiunge il grave ritardo della rete di ricarica elettrica nazionale: nelle tratte a lunga percorrenza sono solo due i punti di ricarica su una rete nazionale di quasi 7mila km (qui potete sapere quanto si risparmia davvero con un’auto elettrica).

La Legge di Bilancio 2021 imponeva di realizzare sulle autostrade una rete di infrastrutture di ricarica ad alto potenziale entro il 30 giugno, ma il piano di copertura è bloccato. L’Art-Autorità di Regolamentazione dei Trasporti ha deciso di stabilire per fine febbraio 2022 la data ultima entro la quale pubblicare i requisiti per i bandi. Tempi che rischiano di essere inadeguati e incompatibili con quelli previsti dagli obblighi comunitari e nazionali.

“La transizione energetica poggia su due pilastri fondamentali: le politiche di incentivazione per il rinnovo del parco auto circolante e la diffusione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, sia nelle città che sulla rete autostradale. Senza queste leve non riusciremo a raggiungere gli ambiziosi obiettivi nazionali ed europei. In particolare, senza colonnine sarà molto difficile convincere gli italiani a comprare veicoli elettrici”, dichiara ancora Federauto.

Il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti sembra intenzionato a farsi carico del problema. Il valore delle risorse fino ad oggi messe in campo – spiega De Stefani – si osserva sia nell’abbattimento progressivo della CO2 attraverso la sostituzione delle auto circolanti più vecchie, inquinanti e insicure, sia nella crescita delle auto elettriche, la cui quota di mercato è in ascesa ma con volumi ancora contenuti per raggiungere gli ambiziosi target fissati nel PNRR.

“La leva strategica è nelle mani del Governo che deve imprimere, ora, la giusta accelerazione al processo di diffusione delle alimentazioni più ecologiche a ridotte emissioni, definendo un adeguato programma per l’automotive, inclusivo di sostegno alla domanda, sviluppo capillare dell’infrastruttura di ricarica e interventi di riconversione industriale. Il ritardo del mercato italiano, rispetto ai principali competitor europei, deve essere colmato in fretta al fine di rendere sostenibile, sul piano economico, sociale ed ambientale, la transizione ecologica nel nostro Paese. In caso contrario, gli obiettivi non saranno realisticamente raggiungibili”, conclude De Stefani.

Questa situazione ostacola in modo determinante la crescita del comparto e la transizione energetica, condizionando lo sviluppo di mercato dei veicoli elettrici. Per non parlare del disastro lavoro.

Addio concessionari, effetto disastro su lavoro

Con il nuovo regolamento Ue, vedremo scomparire i concessionari, sostituiti da agenti a provvigione: una scelta fortemente voluta dalle case automobilistiche, che potrebbero così aumentare i propri margini dal 5 all’8%. Ma è evidente che in questo modo il comparto automotive rischia di perdere, nei prossimi anni, qualcosa come 72mila posti di lavoro.

Un comparto che oggi conta 120mila addetti, con 1.294 aziende attive, che potrebbe perdere fino al 60% degli addetti. Oggi il mondo dei concessionari in Italia vale il 3% del Pil e il 5% del gettito fiscale, quote che potrebbero scendere rispettivamente all’1,8% e al 3%. Poi c’è la questione di dove si pagano le tasse: i concessionari italiani pagano le tasse in Italia, le case automobilistiche che hanno spesso sede in Paesi a fiscalità agevolata, invece, finirebbero col non versare nulla al fisco italiano.

Quali conseguenze per i clienti auto

E ciliegina sulla torta, la vendita diretta di auto online da parte delle case non farà abbattere i costi per noi clienti, ma semplicemente vedremo una crescente concentrazione della domanda nelle mani dei produttori di auto, sempre meno e sempre più grandi.

Quindi, di fatto, l’esatto contrario di quanto previsto in teoria dallo stesso regolamento europeo. Federauto lancia l’allarme: oltre alla novità del superbollo, per il consumatore significherà una maggiore rigidità dei prezzi e un aumento, un probabile peggioramento della qualità del servizio e la sicura rarefazione delle reti distributive e di servizio al cliente.

© Italiaonline S.p.A. 2022Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

72mila posti a rischio, allarme lavoro: un grande settore in ginocchio