Dobbiamo cambiare ancora la TV? Cosa sta per succedere in Italia

Addio al vecchio codificatore MPEG-2: il Digitale terrestre sarà trasmesso nelle TV attraverso un nuovo standard minimo

La rivoluzione tecnologica continua a trasformare la televisione. Ormai da tempo l’ondata di “switch off” ha preso il sopravvento sui piccoli schermi presenti nelle case di milioni di italiani, che dal DVB-T standard stanno gradualmente passando al DVB-T2, vale a dire il Digitale terrestre di seconda generazione basato sul codec HEVC-Main10 (ne abbiamo parlato qui).

La data del 21 dicembre 2022 segnerà un nuovo step importante nella modernizzazione della trasmissione dei canali: esso prevede la transizione definitiva dal vecchio codificatore MPEG-2, nato nel 1994, a quello standard MPEG-4. In tanti iniziano dunque a chiedersi se dovranno cambiare il proprio televisore per continuare a sintonizzarsi alle emittenti nazionali e locali.

Digitale terrestre, dal MPEG-2 al MPEG-4

Il codec MPEG-2 è diventato obsoleto. Fino al 20 dicembre la maggior parte dei canali sarà ancora tramessa sia attraverso questa modalità che in quella MPEG-4, più recente ma comunque già superata dal nuovo HEVC-Main10.
Poi il codificatore più vecchio sarà messo definitivamente da parte. Già nel corso dell’estate i canali trasmessi in MPEG-2 e bassa risoluzione (SD) erano stati spostati dal 500 in avanti. Quelli in MPEG-4 e alta definizione (HD) erano stati inseriti dal 100 in poi.

A partire dal 21 dicembre i canali in MPEG-2 SD saranno cancellati una volta per tutte: per fare un esempio, al numero 501 non ci sarà più Rai 1 a bassa definizione e al 505 non ci sarà più Canale 5 a bassa definizione. Il passaggio definitivo al MPEG-4 è stato imposto dal Ministero dello Sviluppo Economico per garantire una maggiore efficienza nella sintonizzazione: questo codec permette di far entrare nella stessa quantità di onde radio più canali televisivi, poiché meglio compressi.

Alcune delle frequenze utilizzate per anni dalla TV sono già state vendute all’asta agli operatori telefonici per il 5G, nell’ambito del cosiddetto processo di “refarming”. E le frequenze rimaste saranno usate esclusivamente per trasmissioni in MPEG-4 HD.

Cambiare la TV: sì o no?

Gli italiani dovranno cambiare televisore solo nei casi più estremi. Se fino ad oggi è stato possibile sintonizzarsi senza problemi ai canali Rai, Mediaset e La7 compresi tra il 101 e il 107 (HD) allora dal 21 dicembre non si avrà alcun tipo di problema.

Al contrario, se per vedere questi canali ci si è dovuti spostare dal 501 in poi (SD) significa che la TV o il decoder esterno non sono compatibili con il codec MPEG-4. Questo comporta che per sintonizzarsi all’alta definizione occorre acquistare un nuovo e moderno apparecchio.

C’è da dire comunque che con la recente diffusione delle Smart TV in Italia il numero di televisori da cambiare dovrebbe essere abbastanza limitato.

Qui abbiamo parlato della privacy a rischio con le Smart TV.

Al via la sperimentazione sul DVB-I

Le novità che interesseranno i piccoli schermi non sono finite qui. Mediaset ha già annunciato che a partire dall’aprile 2023 saranno avviati i test su un nuovo standard di trasmissione in Digitale terrestre non più in onde radio ma via internet. Si tratta del DVB-I, a cui starebbe già lavorando anche la Rai.

I vantaggi dell’innovativo standard sono i medesimi della TV in streaming: se la connessione risulta alta e veloce è possibile vedere i canali in 4K, quindi in elevata qualità, con la possibilità di scegliere un flusso video HDR e un audio multicanale.

E dato che con la televisione via internet il segnale non viaggia via radio, non c’è il rischio di sovraffollamento delle frequenze o di interferenze di sorta. La sperimentazione di Mediaset del DVB-I interesserà Canale 5, Italia 1, Rete 4 e 20.

Qui la recente rivoluzione del palinsesto Mediaset.

Anche in questo caso per le Smart TV non ci sarà alcun problema: quelle presenti sul mercato ormai da anni sono dotate sia di connessione WiFi che della porta LAN per la connessione cablata. Teoricamente dovrebbe bastare un semplice aggiornamento software, ma per gli ulteriori dettagli bisognerà attendere.