Morti sul lavoro, la strage silenziosa che non fa notizia: dove e perché si muore di più

Il report Inail del 2020 sugli infortuni e i decessi sul lavoro è un bollettino di guerra davvero inquietante

Non è il Coronavirus, ma una malattia che miete molte più vittime, in gran silenzio. Il report Inail del 2020 sugli infortuni e i decessi sul lavoro è un bollettino di guerra davvero inquietante.

Un trend, quello delle morti sul lavoro, che non accenna a diminuire. Lo stesso Luigi Di Maio, quando era ministro del Lavoro, lo definì un “eccidio senza fine“. E anche la situazione a livello europeo non è purtroppo da meno.

I dati del solo gennaio 2020

Solo a gennaio ben 52 persone hanno perso la vita in incidenti sul lavoro, otto in più rispetto alle 44 registrate nel primo mese del 2019 (+18,2%). Sono aumentate soprattutto le denunce di incidenti mortali avvenuti in itinere (da 13 a 19), mentre quelle per infortuni in occasione di lavoro sono passati da 31 a 33.

Si muore più nel Nord Est (si è passati da 9 a 14 casi mortali), poi al Centro (da 9 a 12) , un po’ meno al Sud (da 8 a 9) e nelle Isole (da 4 a 5). Calano, invece, gli infortuni sul lavoro: a gennaio siamo a 46.483, il 3% in meno rispetto al gennaio 2019.

A livello nazionale i dati rilevati al 31 gennaio di ciascun anno evidenziano per il primo mese del 2020 un incremento rispetto al gennaio 2019 sia dei casi avvenuti sul posto di lavoro, che sono passati da 31 a 33, sia di quelli avvenuti nel tragitto casa lavoro, aumentati da 13 a 19.

I settori e le fasce più coinvolti

Gli incidenti mortali hanno toccato un po’ tutti i settori: industria e servizi (da 39 a 43 denunce), agricoltura (da 5 a 7) e conto Stato (da 0 a 2). In gennaio è avvenuto anche il primo incidente stradale plurimo, in cui hanno perso la vita due lavoratori.

Nello stesso mese dello scorso anno, invece, non si erano verificati incidenti che hanno coinvolto più persone. Gli incidenti mortali tra gennaio 2019 e il gennaio 2020 hanno riguardato più uomini. I casi mortali sono passati da 42 a 49. Meno coinvolte le donne, da 2 a 3.

Salgono le denunce dei lavoratori italiani (da 29 a 43), mentre le morti di cittadini comunitari sono stati cinque in entrambi i periodi e quelli dei lavoratori extracomunitari sono diminuiti da 10 a 4.

Ma il dramma delle morti sul lavoro non fa particolarmente notizia. Poco importa la mancanza di verifiche tecniche nella costruzione e nella manutenzione delle infrastrutture, la scarsa adozione di misure collettive, ma anche individuali, di protezione, la carenza di ispezioni e controlli nei luoghi di lavoro.

Diminuiscono le denunce di infortunio

Per quanto riguarda invece le denunce di infortunio, i dati rilevati al 31 gennaio di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un decremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 41.475 a 40.712 (-1,8%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, che hanno fatto registrare un calo pari al 10,3%, da 6.433 a 5.771.

Il calo di denunce di infortunio, a livello geografico, ha riguardato in modo sostanzialmente uniforme tutto il Paese. Tra le regioni con i maggiori decrementi percentuali si segnalano il Molise, la Sardegna e la Valle d’Aosta, mentre gli incrementi sono circoscritti a poche regioni, prime fra tutte Puglia, Campania e Friuli Venezia Giulia.

La diminuzione ha interessato sia gli uomini che le donne e praticamente tutte le fasce d’età, ad eccezione di quella degli under 20, che registra un +4,2%. E ha interessato solo i lavoratori italiani (-4,0%), mentre quelli comunitari ed extracomunitari hanno presentato incrementi pari, rispettivamente, al +8,0% e +1,0%.

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