Taxi per cani e viaggi pet-friendly: la mobilità per animali sta diventando un nuovo business in Italia

Dalle corse dal veterinario ai transfer per stazioni e aeroporti, fino ai treni e ai voli sempre più aperti ai pet: nelle grandi città sta emergendo una nuova nicchia di servizi dedicati a chi si muove con il proprio animale

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation e tecnologie emergenti

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Non è solo una moda da metropoli. In Italia oltre 10 milioni di famiglie vivono con almeno un animale domestico, mentre in Europa il perimetro economico che ruota attorno ai pet vale ormai decine di miliardi tra prodotti, accessori e servizi. In questo scenario la mobilità è diventata il nuovo collo di bottiglia: proprio per questo taxi dedicati, accompagnamenti su misura, ospitalità pet-inclusive e piattaforme specializzate stanno trovando spazio in un mercato che fino a ieri sembrava marginale.

C’è un’immagine che racconta bene questo passaggio: un cane da portare dal veterinario prima di entrare in ufficio, un gatto da accompagnare in stazione per un trasferimento, una partenza in treno o in aereo che non viene più organizzata “nonostante” l’animale, ma insieme a lui. La novità sta tutta qui. Gli animali domestici non sono più un dettaglio a margine della vita familiare: stanno entrando nella logistica quotidiana delle città e questa trasformazione sta aprendo un mercato nuovo, fatto di pet taxi, servizi di accompagnamento, trasferimenti dedicati e viaggi pensati davvero per essere pet-friendly.

Il pet entra stabilmente nella vita quotidiana degli italiani

Il contesto italiano è già abbastanza forte da spiegare perché questa nicchia stia emergendo. Istat rileva che nel 2024 oltre 10 milioni di famiglie, pari al 37,7% del totale, avevano almeno un animale domestico in casa, per circa 25,5 milioni di animali complessivi. Cani e gatti restano i più diffusi: il 22,1% delle famiglie ha almeno un cane e il 17,4% almeno un gatto. Ma il dato più interessante, dal punto di vista sociale, è un altro: tra il 2006 e il 2024 è cresciuta fino al 47,9% la quota di coppie senza figli con componenti under 65 che vivono con animali. Non è solo affetto: è un cambio nella forma stessa della vita quotidiana.

La spesa per gli animali è sempre più strutturata

Anche i numeri del mercato aiutano a capire il contesto. Il Rapporto Assalco-Zoomark 2025 indica che il mercato italiano degli alimenti per cane e gatto ha raggiunto nel 2024 i 3,125 miliardi di euro, in crescita del 3,7% sull’anno precedente, con un tasso medio annuo del +9,8% dal 2021 al 2024. Il report lega questa crescita a famiglie più piccole, più anziane e più attente al benessere degli animali, quindi a una spesa sempre meno impulsiva e sempre più strutturata.

Dai prodotti ai servizi: la scala europea e globale del fenomeno 

Su scala europea il quadro si allarga ancora. FEDIAF stima che in Europa 139 milioni di famiglie, il 49% del totale, vivano con almeno un pet, per un totale di 299 milioni di animali. Alle vendite di pet food, pari a 29,2 miliardi di euro, si aggiungono 24,6 miliardi di euro di servizi e prodotti collegati, tra accessori e servizi vari. E a livello globale Euromonitor valuta il pet care a 207 miliardi di dollari nel 2025. In altre parole: il trasporto per animali non nasce nel vuoto, ma dentro un’economia già ampia che si sta spostando dai soli prodotti ai servizi.

La mobilità, anello ancora fragile della vita con gli animali

Il paradosso italiano è che la presenza degli animali cresce, ma la mobilità urbana resta spesso incompleta. Istat mostra che i pet sono più diffusi nei piccoli centri che nelle grandi aree metropolitane: quasi il 47,7% delle famiglie nei comuni sotto i 2 mila abitanti ha almeno un animale, contro il 29,4% nei comuni centro delle aree metropolitane. Eppure, è proprio nelle città dense che nasce il bisogno più forte di servizi dedicati: meno auto private, più tempi stretti, più visite veterinarie, più stazioni, più aeroporti, più famiglie che devono incastrare lavoro e cura.

Roma e Milano mostrano il limite del trasporto tradizionale 

Basta guardare alle regole dei trasporti pubblici per capire dove si crea l’attrito. A Roma ATAC consente il trasporto di cani di piccola e media taglia al guinzaglio e con museruola; sugli autobus ne ammette al massimo due per vettura e in metropolitana l’accesso è limitato al primo e all’ultimo vagone. Il regolamento capitolino, inoltre, prevede che sui taxi i conducenti possano rifiutare, se prenotati, il trasporto di animali di grossa taglia, mentre gatti e piccoli cani sono sempre ammessi. È una possibilità, non una garanzia piena.

A Milano il quadro è diverso, ma non necessariamente più semplice. Le tariffe ATM 2026 indicano che il trasporto degli animali domestici è gratuito sull’intera rete, ma il regolamento comunale di trasporto prevede per i cani di piccola e media taglia guinzaglio, museruola, un solo cane per vettura e divieto di accesso nelle ore di punta, dalle 7:30 alle 9:30 e dalle 17:30 alle 20:30. Anche qui il problema non è l’accesso in teoria, ma l’uso quotidiano in pratica.

È qui che i pet taxi diventano un mercato

È in questo spazio di frizione che il taxi per cani smette di sembrare una stranezza e comincia a somigliare a un servizio coerente con il tempo in cui viviamo. Non esiste ancora una statistica ufficiale che misuri da sola il mercato dei pet taxi in Italia, ma la convergenza dei segnali è chiara: più famiglie con animali, più città dense, più vincoli sui mezzi tradizionali e più disponibilità a pagare per servizi che riducano incertezza e tempi morti. Questa non è ancora una categoria industriale pienamente consolidata, ma è già una nicchia in rapida emersione.

Viaggiare con gli animali è più facile di prima

Il secondo motore del fenomeno è che il viaggio lungo sta cambiando. A novembre 2025 ENAC, con via libera formale del MIT, ha approvato le linee guida che consentono agli operatori aerei di commercializzare posti in cabina per pet fino a 30 kg.
Le linee guida parlano di trasporto oltre gli 8 kg sui voli commerciali nazionali, fino a un massimo complessivo di 6 animali in cabina, con procedure operative specifiche. È un passaggio importante non solo sul piano pratico, ma su quello simbolico: l’animale non è più soltanto un carico eccezionale da spostare, ma un soggetto da integrare nel viaggio.

Sui treni, il terreno è già più maturo. Trenitalia consente a cani, gatti e piccoli animali di viaggiare gratuitamente in trasportino e permette a ogni passeggero di portare con sé un cane di qualsiasi taglia con biglietto dedicato, guinzaglio e museruola. Italo consente gratuitamente piccoli animali in trasportino e offre un servizio specifico anche per cani di taglia media o grande, con spazio dedicato e tappetino a bordo. Questo significa che il segmento “in viaggio” è già diventato più accessibile. Ed è proprio per questo che cresce il valore del segmento ancora scoperto: il prima e il dopo, cioè i collegamenti urbani che portano il pet dal portone alla stazione, dall’aeroporto alla struttura, dal proprietario al veterinario.

Il turismo pet-friendly sta cambiando il modo di scegliere e spendere

La domanda non arriva solo dalla mobilità urbana. Arriva anche dal turismo.
Una ricerca Booking.com di settembre 2025 segnala che le ricerche di strutture pet-friendly hanno raggiunto 7,74 milioni a livello globale in un anno, rendendo il filtro pet-friendly il terzo più usato sulla piattaforma.
In Italia quasi un viaggiatore su tre, il 29%, dichiara di scegliere la destinazione delle vacanze in base a quanto sia dog-friendly; il 21% partirebbe più spesso, anche per viaggi a lungo raggio, se potesse portare con sé il proprio cane; il 78% sarebbe disposto a comprare un biglietto a prezzo pieno per il pet; il 67% vorrebbe che i cani di qualsiasi taglia potessero viaggiare in cabina. Roma, Milano e Napoli sono indicate come le destinazioni italiane più gettonate per i viaggi pet-friendly.

Questi dati hanno un valore economico preciso: dicono che il pet non influenza più solo la scelta dell’alloggio, ma anche quella della meta, del budget e del mezzo di trasporto. Quando un animale entra nel processo decisionale della vacanza, non cresce solo il numero di strutture che lo accolgono. Cresce l’intera filiera di servizi necessari per far funzionare quel viaggio senza attriti: transfer, assistenza, assicurazioni, check-in, accoglienza, aree verdi, pensioni temporanee, servizi di prossimità. La mobilità per animali diventa così una micro-infrastruttura del turismo.

I segnali dal mondo: da tendenza a prodotto

È sul piano internazionale che il fenomeno diventa ancora più leggibile. Airbnb ha comunicato nel 2025 che i viaggi con animali sono cresciuti del 92% a livello globale negli ultimi tre anni; l’Italia figura tra le destinazioni più prenotate sulla piattaforma e Roma è tra le prime cinque mete europee per chi viaggia con il proprio pet. Nello stesso quadro, Airbnb rileva che l’85% dei Millennial è propenso a viaggiare con il proprio animale e che stanno emergendo anche formule come i pet wellness retreat, già diffusi in paesi come Giappone e Austria.

Il segnale forse ancora più interessante è che la mobilità pet sta diventando anche un prodotto da piattaforma.
Nel 2025 Uber ha esteso Uber Pet in numerose città australiane, con prenotazione integrata in app e supplemento dedicato, e a fine anno lo stesso servizio è stato esteso a tutta la Nuova Zelanda.
Nello stesso tempo, il 1° aprile 2026 DogPack, piattaforma social globale per dog owner, ha annunciato una partnership con Booking.com per permettere alla propria community di oltre 2 milioni di utenti di cercare e prenotare soggiorni pet-friendly direttamente dall’app. Non sono semplici curiosità: sono il segno che il pet travel sta uscendo dalla logica artigianale e sta entrando nella logica della piattaforma.

Perché questo business può crescere proprio adesso

Il punto, allora, non è soltanto che “gli italiani amano di più gli animali”. È che la vita urbana rende sempre più costoso improvvisare la loro mobilità. Più i pet vengono trattati come parte della famiglia, più il mercato si sposta verso servizi che eliminano incertezza, tempo perso e incompatibilità. In questo senso i taxi per cani, gli accompagnamenti pet-friendly e i transfer dedicati non sono un capriccio da élite: sono la risposta di mercato a una domanda che il trasporto tradizionale, da solo, non riesce più a soddisfare del tutto.

C’è anche un altro fattore. Euromonitor parla apertamente di “petflation” e di trasformazione demografica del mercato pet globale. Quando un settore da 207 miliardi di dollari cresce sotto la spinta dell’umanizzazione degli animali, della prevenzione sanitaria e della disponibilità a spendere per servizi personalizzati, la mobilità non può restare fuori. Prima arriva il pet food premium, poi la polizza, poi l’alloggio pet-friendly, poi il viaggio, poi il trasporto urbano dedicato. È così che nascono i mercati: non da un singolo prodotto, ma dall’allineamento di bisogni prima dispersi.

Un boom silenzioso

La cosa più interessante, forse, è che questi dati e considerazioni dicono molto dell’Italia di oggi. Dicono di famiglie più piccole e di città più complesse, dove gli animali hanno smesso da tempo di essere una presenza accessoria per diventare parte integrante dell’organizzazione quotidiana. Entrano nelle scelte di spesa, di viaggio, di tempo libero, perfino nella logistica più minuta delle giornate. E insieme a questo rendono visibile una trasformazione culturale più profonda: il pet non è più un ospite tollerato della vita urbana, ma una presenza stabile che chiede servizi, regole e spazi adeguati.

Per questo il boom dei taxi per cani e dei viaggi pet-friendly non è soltanto una curiosità da cronaca di costume. È un segnale, piccolo, ma rivelatore, di come stanno cambiando i consumi, il turismo e perfino l’idea di famiglia. E forse anche di come cambierà la mobilità nei prossimi anni: meno pensata per un passeggero astratto, più costretta a misurarsi con la vita reale, che oggi sempre più spesso viaggia a quattro zampe.