Licenziamenti: sblocco il 30 giugno, aiuti solo a settori in crisi

Protezione ulteriore dei posti nei comparti particolarmente provati a cominciare dal tessile.

Mentre il ministro del Lavoro Andrea Orlando prova a tirare il freno, si avvicina sempre più la data del 30 giugno, quando scadrà l’attuale blocco dei licenziamenti. Dopo il dietrofront della Lega sul tema, peraltro, è sempre più probabile che lo sblocco avvenga e che solo alcuni settori saranno ‘coeprti’ ancora per qualche tempo.

Lo aveva già lasciato intendere il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giorgetti, lo ha ribadito nelle ultime ore un altro sottosegretario leghista, quello al ministero dell’Economia, Claudio Durigon: sì allo sblocco dei licenziamenti dal primo luglio in tutti i settori che possono ripartire e riorganizzarsi e apertura verso una protezione ulteriore dei posti di lavoro nei comparti particolarmente provati dalla crisi, a cominciare dal tessile.

In una intervista a la Repubblica, interpellato sull’accusa del Pd di aver cambiato troppe volte idea sul blocco dei licenziamenti, spiega di non ritenere “che la nostra posizione abbia potuto creare alcun tipo di difficoltà. Io credo – afferma Durigon – che sia doveroso difendere tutti i lavoratori, ma bisogna anche difendere le imprese se vogliamo che l’economia e il lavoro ripartano davvero”.

“E quindi, oggettivamente se facciamo una norma specifica per i settori in crisi forte, come diceva Giancarlo Giorgetti ieri e come diceva una settimana fa Salvini noi, analizzando i dati, crediamo che si possa gestire questa partita in maniera diversa rispetto a una proroga totale del blocco, e che lo sblocco in alcuni settori possa già avvenire per permettere alle aziende di riorganizzarsi e di assumere” spiega.

Quali sono i settori che richiedono maggiore protezione? “Se guardiamo alla cassa integrazione ordinaria, che scade a giugno, ci sono circa 140 mila lavoratori della moda e del tessile tra i 480 mila totali. Questo è un settore che, dati i numeri della Cig andrebbe protetto, sul resto abbiamo cifre che ci permettono di reggere. Sblocchiamo i licenziamenti, e facciamo una norma specifica per i settori in crisi forte, con quote di Cig del 30, del 40% . Tolti i lavoratori del tessile e poche altre categorie, io non credo che lo sblocco avrà un impatto così drammatico. Non è che se si toglie il divieto tutti licenzieranno” afferma.

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