L’occupazione in Italia continua a crescere e raggiunge livelli mai registrati prima nelle serie storiche trimestrali dell’Istat. Nel primo trimestre del 2026 il numero degli occupati è salito a 24 milioni e 207 mila persone, con un aumento di 67 mila unità rispetto al trimestre precedente. La crescita del lavoro coinvolge quasi esclusivamente lavoratori autonomi e liberi professionisti, mentre il lavoro dipendente registra una sostanziale stagnazione e, in alcuni casi, una lieve contrazione. Un fenomeno che si accompagna a una serie di criticità evidenziate dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che richiama l’attenzione sulle difficoltà strutturali del lavoro autonomo e sulle disparità presenti nel sistema fiscale.
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Occupazione record e disoccupazione ai minimi
Secondo i dati diffusi dall’Istat, il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,7%, il livello più elevato dall’inizio delle rilevazioni trimestrali nel 2004. Contemporaneamente, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,3%, anch’esso il valore più basso registrato nelle serie storiche. Su base trimestrale gli occupati sono aumentati di 67 mila unità. L’incremento è stato trainato principalmente dai lavoratori indipendenti, cresciuti di 72 mila unità (+1,4%). Nello stesso periodo i dipendenti a tempo indeterminato sono diminuiti di 13 mila unità (-0,1%), mentre quelli a termine sono aumentati di appena 9 mila persone (+0,3%).
Anche il confronto annuale conferma questa tendenza. Tra il primo trimestre del 2025 e quello del 2026 gli occupati sono aumentati di 50 mila unità, ma la crescita riguarda esclusivamente gli autonomi, aumentati del 4,7%. Nello stesso periodo i dipendenti a termine sono diminuiti del 4,2% e quelli a tempo indeterminato dello 0,5%.
Più autonomi e professionisti nel mercato del lavoro
I dati mostrano come una parte significativa della nuova occupazione sia legata al lavoro indipendente. Si tratta di una categoria che comprende professionisti, lavoratori autonomi, titolari di partita Iva e piccoli imprenditori individuali. L’aumento degli occupati autonomi rappresenta un segnale di vitalità economica in diversi settori, ma evidenzia anche una trasformazione del mercato del lavoro italiano, sempre meno centrato sull’occupazione dipendente tradizionale. La crescita di queste attività si inserisce in un contesto in cui molte professioni si stanno orientando verso modelli organizzativi più flessibili e indipendenti.
I problemi evidenziati dall’Ufficio parlamentare di bilancio
Accanto alla crescita occupazionale, l’Upb sottolinea però alcune criticità che riguardano proprio il mondo del lavoro autonomo. Nella relazione sulla politica di bilancio, la presidente Lilia Cavallari evidenzia che la fedeltà fiscale degli autonomi in Italia resta tra le più basse dell’Unione europea. Nonostante il rafforzamento degli strumenti digitali e l’aumento del recupero dell’evasione fiscale, che ha consentito allo Stato di incassare 36,2 miliardi di euro nel 2025, la propensione all’evasione dell’Irpef tra i lavoratori autonomi viene ancora considerata elevata.
L’Upb richiama inoltre l’attenzione sulle inefficienze della riscossione, in particolare per quanto riguarda le amministrazioni locali, e sulla necessità di migliorare ulteriormente gli strumenti di analisi del rischio fiscale. Un altro aspetto evidenziato nel rapporto riguarda il diverso trattamento fiscale riservato alle varie categorie di contribuenti. Secondo l’Upb, gli interventi di riforma dell’Irpef hanno prodotto benefici soprattutto per i redditi medi, grazie a detrazioni e bonus specifici.
Allo stesso tempo, l’estensione dei regimi sostitutivi a tassazione agevolata, come la flat tax per i contribuenti forfettari, avrebbe aumentato le differenze tra le diverse tipologie di reddito. L’Ufficio parlamentare di bilancio sottolinea che questa situazione rischia di allontanare il sistema tributario dall’obiettivo dell’equità orizzontale, cioè il principio secondo cui contribuenti con capacità economiche simili dovrebbero ricevere un trattamento fiscale analogo.