Secondo l’ultimo report Istat, al mese di aprile la produzione industriale italiana è in crescita, ma senza segnali di accelerazione significativa. L’indice destagionalizzato è aumentato dello 0,5% rispetto a marzo, mentre su base annua la crescita è dell’1,3%. Se si confrontano i dati con quelli del trimestre precedente, però, il progresso risulta più contenuto, pari allo 0,2%.
Il quadro generale è positivo, fragile e, soprattutto, non uniforme tra i diversi comparti produttivi. La crescita esiste, ma è concentrata in pochi segmenti dell’industria.
Indice
Macchinari e trasporti guidano la crescita
Il contributo principale alla dinamica positiva arriva dai beni strumentali, cioè macchinari, mezzi di trasporto e attrezzature utilizzate dalle imprese nei processi produttivi. Su base annua, questo aggregato registra un aumento del 6,4%, confermandosi il vero motore dell’industria.
All’interno del comparto spicca in modo particolarmente marcato la fabbricazione di mezzi di trasporto, che segna un incremento del 17,8%, mentre la produzione di macchinari cresce del 6,1%.
I dati parlano chiaro: la crescita industriale italiana è sostenuta soprattutto dalla componente degli investimenti delle imprese, più che dalla domanda finale.
Anche i cosiddetti beni intermedi, quelli utilizzati per la produzione di altre merci, mostrano un andamento positivo, con una crescita dell’1,8%. In questo segmento si inserisce anche il buon andamento della farmaceutica, che registra un aumento del 7,9%, contribuendo a sostenere la filiera produttiva.
Calano i beni di consumo, seguendo la flessione della domanda interna
Più complesso il quadro dei beni di consumo, cioè i prodotti destinati direttamente alle famiglie. Qui la produzione registra una diminuzione del 4,1% rispetto ad aprile 2025.
Le difficoltà sono concentrate soprattutto nei settori tradizionali: il comparto tessile, abbigliamento e accessori segna un calo dell’8,9%, mentre il settore legno, carta e stampa arretra del 4,4%.
Questo dato va letto insieme con quello della crescita di macchinari e mezzi di trasporto. Purtroppo la domanda interna non è il motore di crescita per la produzione industriale. Il contributo dei consumi resta debole e non riesce a bilanciare la forza della componente legata agli investimenti.
Anche produzione e consumo di energia sono in calo
Anche il comparto energia mostra un andamento negativo, con una contrazione del 2,7% su base annua. Il calo riguarda tutte le fasi, dalle attività di estrazione fino alla distribuzione di energia elettrica e gas.
Il dato si inserisce in un contesto più ampio di disomogeneità settoriale: alcuni comparti crescono in modo deciso, mentre altri restano in difficoltà o arretrano, senza una compensazione equilibrata all’interno del sistema produttivo. Forse è uno dei motivi per cui l’Italia è stata designata dalla Commissione Europea come un soggetto idoneo a investimenti miliardari nel settore energetico.
La crescita si regge sugli investimenti
Il quadro complessivo che emerge dai dati dell’ultimo report Istat è quello di una produzione industriale in crescita moderata, ma fortemente sbilanciata.
Il traino principale arriva dai beni strumentali, segnale di un ciclo degli investimenti ancora attivo nelle imprese industriali. Più debole la componente legata ai consumi delle famiglie, che continua a registrare variazioni negative. Anche l’energia contribuisce a un quadro meno dinamico.
Se l’industria italiana cresce lo fa appoggiandosi soprattutto sulla domanda di investimenti e non su una ripresa diffusa dei consumi. Una dinamica che sostiene il presente ma che lascia ancora aperti interrogativi sulle aspettative di crescita future.