Superbonus, ancora problemi: a rischio il rifinanziamento?

Rifinanziamento da decidere dopo le elezioni, ma intanto i crediti superano sempre di più le coperture

Non smette di crescere la quota di investimenti ammessi alla detrazione del Superbonus 110%. L’Enea, l’istituto incaricato di verificare la correttezza delle pratiche, ha registrato che al 31 luglio il totale è risultato di 39,75 miliardi di euro. A giugno erano 35,2 miliardi. Per lo Stato italiano significa erogare crediti per 43,72 miliardi contro i 38,7 del mese precedente.

Cos’è il Superbonus

Istituito dal decreto Rilancio emanato dal governo Conte il 19 maggio 2020 con l’intento di rilanciare l’edilizia durante la pandemia da coronavirus, la misura promette al cittadino il rimborso fino al 110% dei lavori per la riqualificazione energetica degli immobili. La materia è stata ripresa nel dl Aiuti con importanti novità.

Superbonus, i dati Enea di luglio

Dall’entrata in vigore e fino alla fine del mese scorso ad usufruire della misura sono stati 33.318 condomìni, che complessivamente hanno stimato una spesa totale di 19,38 miliardi di euro. Finora è stato realizzato il 66,7% dei lavori, pari a circa 12,92 miliardi.

Molti di più gli edifici unifamiliari interessati. Si contano 121.925 asseverazioni che equivalgono a 13,72 miliardi di investimenti. Di questi ne sono stati conclusi il 73,4% per 10,07 miliardi.

Infine le asseverazioni che riguardano unità immobiliari funzionalmente indipendenti sono 68.703, pari a un totale di 6,63 miliardi, di cui il 77,8% già conclusi per 5,16 miliardi.

Dal report mensile emergono anche gli investimenti medi: 581,7 mila euro per i condomini, 112,5 mila per gli edifici unifamiliari e 96,6 mila euro per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti.

Il nodo del rifinanziamento

Il decreto Aiuti ha semplificato l’iter delle cessioni del credito, dopo lo stallo dei mesi scorsi. Le banche infatti avevano smesso di acquistare crediti. Adesso però il governo è in carica solo per gli affari correnti, quindi è improbabile che Palazzo Chigi si pronunci in merito rifinanziamento dell’agevolazione, la cui spesa ha già di molto ecceduto le previsione. Anche se lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi ha espresso chiaramente qual è il suo parere in merito alla misura.

Già dallo scorso mese di maggio il valore degli stanziamenti ammessi ha superato i 33,3 miliardi di stanziamento previsto dall’esecutivo. In piena campagna elettorale tuttavia è chiaro che la palla passerà al nuovo governo, che non entrerà in carica prima del 25 ottobre.

Superbonus, un caos normativo senza fine

Non ci sarebbe da stupirsi nel caso in cui il nuovo governo che uscirà dalle prossime elezioni politiche nazionali volesse intervenire di nuovo sulla disposizione di legge. Tuttavia proprio la modifica continua delle norme è uno dei principali ostacoli di imprenditori e contribuenti.

In particolare prima dell’estate il cambio delle regole sulla cessione del credito aveva portato al blocco del mercato. A questo si aggiungono altri due fattori chiave per comprendere gli effetti del provvedimento:

  • l’aumento dei materiali: l’eccesso di domanda e il rincaro delle materie prime ha contribuito a incrementare i prezzi, con il rischio di sforare dai preventivi e dai limiti di spesa
  • il costo del denaro, che ha inciso sia sull’entità delle somme ricavabili cedendo il credito sia sui costi dei finanziamenti ponte necessari a pagare i lavori nel periodo tra il loro inizio e l’incasso della cessione.