VelOk alla sbarra, l’autovelox arancione non può multare

I dissuasori di velocità arancioni non sono oggetti riconosciuti dal Codice stradale. Il parere del ministero apre a possibili ricorsi

Le amministrazioni locali hanno dimostrato di apprezzare le colonnine arancioni che, poste ai margini della strada, hanno la funzione di rallentare la corsa degli automobilisti indisciplinati ricordando il limite di velocità.
Si tratta di "cabine dissuasive" mobili, rese particolarmente visibili dal colore vivace, che oltre a indurre gli automobilisti a sollevare il piede dall’acceleratore per timore di possibili sanzioni, nel caso in cui fossero ‘armate’ di dispositivo rilevatore e affiancate da agenti, possono anche dare origine a contravvenzioni.
 

I VelOk, ideati da Confservizi Veneto, sono stati adottati da oltre 300 Comuni, dal veneto al Lazio, ma prevalentemente nel Nord Italia. Immediato il successo del dispositivo, installato su strade urbane e extraurbane da amministrazioni che hanno visto il numero degli incidenti ridursi e hanno incassato le multe eseguite dai vigili appostati accanto alle colonnine.
"I VelOk sono l’ultima follia per fare soldi", dichiara Mario Spadini, presidente di Federconsumatori Pavia, a La Repubblica, e denuncia il fatto che non sempre la presenza di colonnine è preventivamente segnalata come prescrive la legge, lamentando inoltre che il Comune di Pavia "con due macchinette sulla statale 35 ha emesso multe per 800mila euro in sei mesi".
 

Multe che oggi rischiano di essere invalidate. O, quanto meno, potrebbero essere contestate alla luce di quanto emerso dal ministero dei Trasporti, che nel parere n°4295 del 24 luglio scorso scrive: "I manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione poiché non possono essere qualificati come impianti, probabilmente non potranno essere ricondotti alla futura nuova disciplina".

I VelOk sono oggetti non riconosciuti nell’ambito della segnaletica stradale dunque la loro presenza a lato della carreggiata è messa in discussione. Diversamente, se "armati" di autovelox, il loro impiego sarebbe consentito. Ma l’ambiguità del parere ministeriale è sufficiente ad aprire le porte a una valanga di ricorsi.

 

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