La “beffa” della benzina: quanto ci guadagnano i distributori?

Il sali e scendi del prezzo della benzina nonostante il taglio delle accise non ha permesso di mantenere stabili gli effetti del decreto

Il taglio delle accise ha portato ad effetti ancora troppo instabili sul prezzo della benzina. Dopo il provvedimento varato dal governo la scorsa settimana, ed entrato in vigore da martedì, il costo del carburante ha rallentato per pochi giorni la sua corsa, per poi tornare a salire nelle scorse ore e tornare in calo oggi. Troppo poco per registrare un’effettiva diminuzione delle tariffe ai distributori, i quali a loro volta lamentano la vaghezza del decreto approvato dall’esecutivo.

La “beffa” della benzina: il sali e scendi dei prezzi

Nonostante il taglio di 25 centesimi sulle accise per fronteggiare i rincari alla stazione di servizio, il prezzo del carburante continua ovviamente a risentire dei movimenti sulle quotazioni internazionali di benzina e diesel: nell’ultima settimana si sono registrati rincari per un totale rispettivamente di 10 e 24 cent/litro, annullando di fatto l’effetto contenitivo dell’intervento del governo (qui avevamo spiegato quando sarebbe scattato il taglio dei prezzi).

Nelle ultime 48 ore Eni ha stabilito un rialzo di 6 centesimi sui prezzi raccomandati di verde e gasolio, seguita dalle altre compagnie che spesso di adeguano alle tariffe fissate dal “price maker” del mercato italiano.

Si sarebbe però trattato di un episodio isolato visto che, grazie al taglio delle accise, il costo del carburante è tornato a scendere .

Secondo le ultime elaborazioni dei dati dell’Osservaprezzi Mise, i prezzi medi praticati del 24 marzo risultano ridotti rispetto al giorno precedente di 5 cent/litro su benzina e diesel self service e di 7 cent/litro sul servito dei due prodotti.

Mettendo a confronto il costo della benzina di 48 ore fa con quelli del 22 marzo, quando è scattato il taglio operato dal governo, i prezzi alla pompa risultano diminuiti di 29 cent/litro su benzina e diesel self service e di circa 28 cent/litro per benzina e diesel servito.

L’alleggerimento fiscale previsto dall’esecutivo di 30,5 cent tra accise e Iva avrebbe ad oggi fatto presa completamente (qui abbiamo spiegato fino a quando i prezzi di benzina e diesel costeranno di meno).

Da quanto emerge dalle analisi il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self service è sceso a 1,831 euro/litro, con le tariffe delle diverse compagnie che vanno dai 1,799 ai 1,857 euro/litro, mentre i distributori no logo fanno segnare 1,844.

Sempre al self service il diesel costa in media 1,812 euro/litro con le compagnie posizionate tra 1,789 e 1,837 euro/litro (no logo 1,835).

Per quanto riguarda il servito la benzina il prezzo medio praticato è di 1,977 euro/litro, in una fascia tra 1,895 e 2,035 euro/litro delle compagnie e 1,901 per le pome bianche. La media del diesel servito è a 1,963 euro/litro con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 1,886 e 2,012 euro/litro (no logo 1,891). In calo, sempre per il taglio accise, anche i prezzi praticati del Gpl vanno da 0,840 a 0,870 euro/litro (no logo 0,859). Infine, il prezzo medio del metano auto risulta in lieve calo e si posiziona tra 2,029 e 2,358 (no logo 2,119).

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La “beffa” della benzina: il sali e scendi dei prezzi

A non essere soddisfatti del taglio delle accise sul costo del carburante sono però i proprietari dei distributori che hanno acquistato già da settimane fa tonnellate di benzina e gasolio a prezzo pieno, che adesso sono costretti a vendere a valore molto più basso.

La sigla Fegica calcola che il taglio di 30,5 centesimi tra accisa e Iva è quasi dieci volte superiore al margine medio di 3,5 centesimi al litro che ripaga il lavoro del benzinaio, dal quale bisogna togliere il 77% di spese tra amministrazione, manutenzione, elettricità, spurgo, imposte, commissioni ecc…

Secondo tre maggiori associazioni dei benzinai Figisc, Fegica e Faib il decreto “non contempla nessun meccanismo di compensazione“. Pur condividendo la finalità del taglio fiscale, “utile a calmierare il prezzo finale”, “se esiste un quadro di relazioni particolari, questo è proprio quello che regola il rapporto tra gestore e fornitore o proprietario dell’impianto”, dicono i rappresentati di categoria.