Stellantis sceglie l’elettrico e l’Italia: quali auto produrrà e come sarà la nuova gigafactory

Stellantis sceglie l'Italia per la sua fabbrica di batterie, ma non Torino come in molti immaginavano

Stellantis sceglie l’Italia per la sua fabbrica di batterie, ma non Mirafiori a Torino come in molti immaginavano, nonostante le radici della società affondino nel capoluogo piemontese. Tanto che in Piemonte la sindaca uscente di Torino Chiara Appendino e il governatore regionale Alberto Cirio bollano l’operazione come “tradimento”.

Stellantis, tutti i numeri del colosso auto nato da FCA e PSA

La multinazionale con sede in Olanda, produttrice di autoveicoli, nata il 16 gennaio 2021 dalla fusione tra i gruppi PSA e FCA-Fiat Chrysler Automobiles, oggi controlla 14 marchi automobilistici: Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Citroën, Dodge, DS Automobiles, FIAT, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot, Ram Trucks e Vauxhall.

Oggi Stellantis, che ha deciso di continuare a investire in Italia costruendo nel nostro Paese una delle sue gigafactory, è il sesto produttore di auto al mondo per vendite, costretto a un ridimensionamento a causa della crisi di vendite in Europa per via della pandemia e dello sviluppo delle vendite in Cina, dove il gruppo subisce di più la concorrenza.

Big da 400mila dipendenti in tutto il mondo, Stellantis possiede stabilimenti in 29 Paesi del mondo, con più di 50 impianti di proprietà e in joint venture tra Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA.

Le capacità produttive sono diverse a seconda del gruppo di provenienza: gli stabilimenti di FCA funzionano in media al 55% della capacità in Europa e quelli di PSA al 68%, mentre in Nord America gli stabilimenti di FCA funzionano al 75%.

Stellantis, come saranno le auto dei prossimi anni

Il colosso ha presentato una strategia di elettrificazione con cui fornire veicoli all’avanguardia per i brand iconici dell’azienda, facendo leva sulle competenze interne, ma anche su partnership e joint venture, per realizzare tecnologie avanzate a prezzi accessibili.

Ecco i punti principali del nuovo piano:

  • investimenti per oltre 30 miliardi di euro entro il 2025 nell’elettrificazione e nel software mantenendo un’efficienza degli investimenti del 30% superiore rispetto alla media del settore
  • entro il 2030, i LEV (Low Emissions Vehicles-Veicoli a bassa emissione) dovranno arrivare a rappresentare oltre il 70% delle vendite in Europa e più del 40% di quelle negli Stati Uniti
  • tutti i 14 brand sono impegnati ad offrire soluzioni best in class totalmente elettrificate
  • offerta BEV (Battery Electric Vehicle-Veicoli elettrici a batteria) che soddisfa le esigenze dei clienti, con un’autonomia di 500-800 km/300-500 miglia e capacità di ricarica rapida di 32 km/20 miglia al minuto
  • 4 piattaforme BEV-by-design flessibili, una famiglia scalabile di tre moduli di propulsione elettrica e pacchi batterie standardizzati per coprire tutti i marchi e i segmenti. Le 4 piattaforme BEV sono:
    – STLA Small, con un’autonomia fino a 500 km/300 miglia
    – STLA Medium, con un’autonomia fino a 700 km/440 miglia
    – STLA Large, con un’autonomia fino a 800 km/500 miglia
    – STLA Frame, con un’autonomia fino a 800 km/500 miglia
  • piattaforme progettate per una lunga durata tramite aggiornamenti software e hardware
  • strategia di approvvigionamento globale delle batterie per gli EV con oltre 260 GWh entro il 2030, con l’ausilio di 5 gigafactory in Europa e in Nord America
  • duplice tipologia di batteria: un’opzione ad alta densità energetica e un’alternativa priva di nichel e cobalto entro il 2024
    entro il 2026 introduzione della tecnologia delle batterie allo stato solido.

Stellantis prevede di aumentare la propria redditività nei prossimi anni, con una previsione di sinergie finanziarie annuali per oltre 5 miliardi di euro a regime: una roadmap per la riduzione dei costi delle batterie, la progressiva ottimizzazione dei costi di distribuzione e produzione e la realizzazione di nuovi flussi di ricavi, derivanti in particolare dai servizi connessi e dai futuri modelli di business del software.

Stellantis punta a raggiungere margini di profitto operativo rettificati a due cifre sostenibili nel medio termine entro il 2026, che rendano l’azienda un modello di redditività nelle soluzioni di mobilità elettrificata per i clienti di tutto il mondo.

Stellantis, il piano per l’elettrico

Stellantis intende diventare leader di mercato nei veicoli a basse emissioni (LEV). Da qui al 2030, il mix LEV di Stellantis per le autovetture è destinato a crescere stabilmente in Europa oltre il 70% (10 punti percentuali in più rispetto alle attuali ipotesi del settore sul mix del mercato generale). Negli Stati Uniti, il mix LEV di Stellantis per autovetture e veicoli commerciali leggeri dovrebbe superare il 40% entro il 2030.

La roadmap di Stellantis per l’elettrificazione abbraccia l’intera catena del valore. Con la sua strategia di approvvigionamento delle batterie per i veicoli elettrici, l’azienda prevede di assicurarsi oltre 130 gigawattora (GWh) di capacità entro il 2025 e oltre 260 GWh entro il 2030.

Stellantis ha firmato già un memorandum d’intesa con due partner attivi nell’estrazione di litio geotermico dalle brine in Nord America e in Europa per assicurarsi un approvvigionamento sostenibile di litio, identificato come la materia prima per batterie più critica in termini di disponibilità, e per avere la possibilità di integrare il litio così acquisito nella supply chain.

Il fabbisogno di batterie e componenti per EV sarà soddisfatto grazie a un totale di 5 gigafactory in Europa e in Nord America, a cui si aggiungeranno altri contratti di fornitura e partnership a supporto della domanda totale.

Stellantis, come sarà la gigafactory in Italia e chi la paga

Intanto sappiamo che una di queste gigafactory sorgerà proprio in Italia, a Termoli, in Molise, provincia di Campobasso. Una decisione che la FIM-CISL definisce “un passo importante nella direzione giusta, un atto di responsabilità e di fiducia verso i lavoratori italiani di Stellantis che in tutti questi anni hanno contribuito a risanare e rilanciare Fiat Chrysler e collocarla, nella fusione con Psa, nel quarto grande gruppo automobilistico mondiale”.

Con la gigafactory di Termoli, la terza del gruppo oltre a quelle di Francia e Germania, si evita la dipendenza dall’estero e soprattutto un recupero di quei lavoratori che avrebbero rischiato di diventare “esuberi”. Nel sito molisano lavorano oggi 2.400 dipendenti, moltissimi sono in cassa integrazione. Per il suo piano di elettrificazione il gruppo italo francese investirà oltre 30 miliardi di euro.

Nel Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza sappiamo che il governo italiano punta a un maxi investimento da 1,8 miliardi in 10 anni (traguardo assai ambizioso), con una capacità di produzione di batterie per 37 GWh al 2030 e 500 nuovi posti di lavoro nei siti di produzione.

Nel Pnrr l’Italia ha già stanziato circa 600 milioni di euro per la costruzione della gigafactory. Nelle intenzioni del governo la cifra dovrebbe poi crescere fino a 1 miliardo grazie agli investimenti di partner industriali privati. Una (nuova) consistente mole di aiuti pubblici, dunque, con l’esecutivo Draghi che punterebbe alla creazione di un grande impianto pubblico-privato, magari con l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti.

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