Quanto si guadagna in un ristorante, stipendio mediano è 1.700 euro ma divario netto tra Nord e Sud

Svelati gli stipendi nella ristorazione: un report analizza 6.108 offerte con stipendio dichiarato. Le differenze fra le regioni

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

Un recente report svela quanto si guadagna in un ristorante oggi in Italia: circa 1.700 euro netti, come media, per un impiego full time.

Ne dà notizia il secondo Bollettino dell’Osservatorio Restworld sulla Ristorazione. L’analisi prende in esame 6.108 offerte con stipendio dichiarato dal datore di lavoro, pubblicate sulla piattaforma Restworld tra aprile 2024 e giugno 2026.

Quanto si guadagna in un ristorante

Il rapporto non si basa quindi su sondaggi o stime, ma sulle cifre indicate direttamente dalle imprese nelle offerte rivolte ai candidati.

Il dato non rappresenta di conseguenza l’intero settore italiano, compreso il lavoro irregolare o le forme di occupazione stagionale non intercettate dalla piattaforma.

Il ruolo continua a essere il fattore che incide maggiormente sulla differenza salariale:

  • responsabile di cucina – 2.423 euro;
  • sous chef – 2.250 euro;
  • cuoco capo partita – 1.998 euro;
  • responsabile di sala – 1.978 euro;
  • pizzaiolo – 1.815 euro;
  • bartender – 1.735 euro;
  • cameriere – 1.572 euro;
  • aiuto cuoco – 1.552 euro;
  • banconista bar – 1.467 euro.

Tra chi dirige una cucina e chi entra nel settore la differenza supera quindi i 950 euro netti al mese. Il rapporto evidenzia anche che il 40% delle offerte full time supera i 30.000 euro di Ral, mentre il 98% delle posizioni a tempo pieno supera i 1.300 euro netti mensili equivalenti.

Nord e Sud, il divario degli stipendi nella ristorazione

Le offerte full time pubblicate su Restworld per lavoro in ristorante mostrano questi stipendi mediani:

  • Nord – 1.822 euro netti equivalenti al mese;
  • Sud e Isole – 1.751 euro.

La differenza è di circa 71 euro mensili.

Il dato va però letto considerando la diversa quantità di offerte disponibili: la maggior parte degli annunci analizzati arriva dal Centro-Nord, mentre il campione relativo al Mezzogiorno è più ridotto.

A livello regionale:

  • Trentino-Alto Adige – 1.950 euro;
  • Sardegna – 1.850 euro;
  • Veneto – 1.800 euro;
  • Toscana – 1.750 euro;
  • Valle d’Aosta – 1.750 euro;
  • Lombardia – 1.700 euro;
  • Emilia-Romagna – 1.700 euro;
  • Sicilia – 1.700 euro;
  • Liguria – 1.700 euro;
  • Friuli-Venezia Giulia – 1.700;
  • Umbria – 1.700 euro;
  • Piemonte – 1.633 euro;
  • Puglia – 1.586 euro;
  • Marche – 1.575 euro;
  • Lazio – 1.517 euro;
  • Campania – 1.500 euro.

Trasparenza salariale nella ristorazione

La principale novità registrata dall’Osservatorio riguarda il modo in cui i datori comunicano gli stipendi. Dal 7 giugno 2026, con l’entrata in vigore del D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza salariale, le aziende devono indicare nell’annuncio la retribuzione o una fascia economica.

Restworld aveva già introdotto l’obbligo dello stipendio dichiarato nelle offerte pubblicate sulla propria piattaforma nel 2020. La nuova normativa ha però modificato il formato utilizzato. La quota di annunci che indica la retribuzione in Ral è passata dal 7% ad aprile al 53% a giugno, con un picco del 64% nella settimana successiva all’entrata in vigore della norma.

Turno spezzato in calo

Uno degli elementi analizzati dal rapporto riguarda l’organizzazione degli orari. Nel trimestre aprile-giugno 2026 il 23% delle offerte prevedeva il turno spezzato, cioè la pausa lunga tra pranzo e cena. Il modello più diffuso è quindi il turno unico.

Il turno spezzato resta più presente nei ruoli qualificati della cucina: circa un terzo delle posizioni per capo partita, sous chef e responsabili; 16% delle offerte per camerieri; appena 4% per banconisti bar.

Secondo i dati Restworld, le offerte con turno spezzato tendono a proporre stipendi più elevati rispetto al turno unico, soprattutto per alcune figure di cucina. La correlazione va interpretata con cautela perché riguarda ruoli e organizzazioni del lavoro differenti.

La settimana lavorativa

Il 67% delle offerte analizzate richiede ancora sei giorni di lavoro, mentre il 28% propone cinque giorni.