La vertenza Electrolux resta aperta e tornerà a settembre. Dopo l’annuncio, nei mesi scorsi, di 1.700 esuberi, della chiusura di diverse linee produttive e di uno stabilimento, il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy non ha ancora portato a una soluzione definitiva. L’incontro con il ministro Adolfo Urso, i sindacati e le istituzioni ha però registrato alcuni passi avanti. Gli incontri tecnici delle ultime settimane tra azienda e organizzazioni sindacali hanno consentito di chiarire diversi punti, anche se non sono stati sufficienti per chiudere la vertenza. Il negoziato riprenderà quindi a settembre, con una nuova serie di incontri tecnici dedicati ai singoli aspetti della crisi. Le prime date fissate sono il 3 e il 4 settembre. L’obiettivo è arrivare poi a un tavolo in plenaria nel mese di ottobre.
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Vertenza Electrolux, cosa è emerso dall’ultimo incontro
L’ultimo incontro al Mimit è servito a delimitare meglio le cause della crisi e a indicare il percorso necessario per proseguire il confronto. Il ministro Adolfo Urso ha spiegato che il lavoro tecnico svolto tra azienda e sindacati ha chiarito un punto: il costo dell’energia non può essere considerato la causa principale della vertenza.
“Il confronto tecnico svolto in questi giorni tra l’azienda e le organizzazioni sindacali ha già chiarito che il costo dell’energia, pur meritevole di attenzione, ha un’incidenza limitata e non può essere indicato come la causa determinante della crisi”.
Secondo il ministro, serve quindi un vero progetto industriale, basato sulla tutela degli stabilimenti, dell’occupazione e dei volumi produttivi. Il piano dovrà includere anche interventi per migliorare efficienza e competitività.
La proposta del Governo
Il Governo si è detto disponibile ad accompagnare il percorso verso una soluzione condivisa. Tra gli strumenti indicati dal ministro ci sono gli ammortizzatori sociali per la tutela dei lavoratori, misure per sostenere i volumi produttivi e incentivi agli investimenti, come gli Accordi per l’innovazione. Adolfo Urso ha però precisato che ogni intervento pubblico dovrà essere collegato a un piano chiaro e verificabile.
Non basterà quindi una richiesta generica di sostegno: serviranno impegni precisi da parte dell’azienda e delle parti sociali. La disponibilità del Governo sarà quindi subordinata alla presentazione di un piano industriale diverso e più dettagliato al tavolo di settembre.
Il documento promosso dall’Italia per il settore elettrodomestico
La vicenda Electrolux si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per l’industria europea dell’elettrodomestico. Secondo quanto emerso al Mimit, negli ultimi sei anni in Europa sono già stati chiusi 25 stabilimenti del settore. Per questo l’Italia ha promosso un documento informale che ha ottenuto il sostegno di Francia, Germania e Polonia ed è stato portato all’attenzione del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stéphane Séjourné.
Il documento punta a riconoscere l’industria europea dell’elettrodomestico come settore strategico e propone un piano europeo dedicato al comparto e strumenti per sostenere investimenti, domanda e capacità produttiva. Secondo il ministro, è necessario modificare un quadro regolatorio che oggi penalizzerebbe le imprese europee e favorirebbe la concorrenza asiatica, definita in alcuni casi sleale.
Electrolux aveva annunciato negli ultimi mesi la chiusura di uno stabilimento in Ungheria, licenziato più di 1.000 persone negli Stati Uniti e ceduto alla cinese Midea il 65% dei suoi impianti in Messico. Chiari segnali di una crisi dopo quella del 2023 quando c’era già stata un’ampia ristrutturazione aziendale a livello mondiale