Che cos’è la residenza anagrafica e come dichiararla

Leggi i requisiti della residenza anagrafica e come dichiararla presso l'ufficio Anagrafe del Comune

La residenza anagrafica si riferisce alla dimora di fatto di una persona, ovvero l’indirizzo della sua abitazione principale, il luogo in cui essa vive con una stabilità duratura e in cui deve essere reperibile. Per questo motivo è anche chiamata dimora abituale e differisce dal domicilio. Ecco come dichiararla presso l’ufficio Anagrafe del Comune.

La differenza tra residenza anagrafica e domicilio

Con il termine domicilio, talvolta erroneamente sovrapposto a quello di residenza, si intende invece il luogo in cui una persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e interessi. Un libero professionista ad esempio potrebbe risiedere in un certo Comune ma spostare il domicilio del suo ufficio in un altro. In molti casi invece residenza e domicilio coincidono. La differenza tra residenza e domicilio diventa fondamentale per ottenere ad esempio le agevolazioni previste per l’acquisto della prima casa.

Se si acquista la prima casa in un comune diverso da quello di residenza è necessario infatti fare un cambio di residenza per usufruire delle detrazioni previste per gli interessi del mutuo, per le spese di agenzia e per le donazioni di immobili tra genitori e figli. Il vincolo si scioglie una volta richieste le agevolazioni, mentre le esenzioni IMU e Tasi valgono solo per l’indirizzo di residenza.

Come dichiarare la residenza anagrafica: l’autocertificazione

L’indirizzo di residenza deve essere tempestivamente comunicato all’ufficio Anagrafe del Comune nel quale si intende risiedere o scrivendo una dichiarazione di proprio pugno oppure tramite un modulo apposito per l’autocertificazione. Ormai la maggior parte dei siti web ufficiali dei comuni italiani danno la possibilità di effettuare online l’autocertificazione oppure di scaricare i documenti necessari da inviare successivamente firmati a mezzo posta o email. Esistono quattro diverse tipologie di autocertificazione: di residenza, di domicilio, di cambio residenza e per richiedere il certificato di residenza storica. Esiste anche la possibilità di avere più residenze, nei modi indicati dalla legge.

Gli accertamenti della residenza anagrafica

Entro 45 giorni dall’invio dell’autocertificazione, il Comune deve incaricare la polizia municipale o altro personale autorizzato per accertarne la veridicità. Il personale autorizzato effettua dunque un controllo per accertare la sussistenza del requisito della abitualità della dimora. In caso contrario, a carico del dichiarante scatta una sanzione amministrativa, per reato di falso in atto pubblico, che da 25,82 a 129,11€.

Le conseguenze giuridiche della residenza anagrafica

Dichiarare la residenza anagrafica comporta per il cittadino una serie di diritti, vantaggi e anche oneri. L’indicazione della propria residenza anagrafica è infatti fondamentale per ottenere il rilascio dei certificati anagrafici, per l’iscrizione alle liste elettorali del Comune, per la scelta del medico di famiglia (per i non residenti occorre un permesso temporaneo che si deve rinnovare ogni anno) e per l’assistenza sanitaria locale.

La residenza determina inoltre in maniera esclusiva il luogo in cui il cittadino dovrà svolgere gli adempimenti necessari in caso di matrimonio (pubblicazioni) e il tribunale competente in caso di adozione di minori. La residenza condivide invece con il domicilio la competenza territoriale degli organi Giudiziari e il luogo nel quale ricevere raccomandate o atti giudiziari.

Il certificato di residenza

Una volta attestata la veridicità della dichiarazione di residenza anagrafica è possibile richiedere presso l’ufficio Anagrafe del proprio Comune il certificato di residenza, che contiene oltre all’indirizzo dichiarato le generalità del cittadino (nome, cognome, data e comune di nascita). Questo documento ha validità 6 mesi e ha valore probatorio, ad esempio, durante un processo ed è inoltre richiesto, sia da privati che dalla pubblica amministrazione, per partecipare a concorsi pubblici o per iscrivere un figlio all’asilo nido comunale, in quanto questi servizi sono riservati ai soli residenti in un certo Comune.

Esiste inoltre un certificato storico di residenza, che elenca i vari cambi di dimora effettuati da una persona all’interno di uno stesso Comune. Richiedere il certificato di residenza, così come quello storico, costa 0,52€ se in carta semplice più 16€ di marca da bollo ed eventuali costi di spedizione.

Il cambio di residenza

Il cambio della propria residenza anagrafica può essere effettuato in qualsiasi momento e in maniera gratuita per variare il proprio luogo di dimora abituale, ad esempio per lavoro o per studio. E’ inoltre possibile richiedere un cambio temporaneo nel caso in cui si tratti di un breve periodo di tempo. Il cambio di residenza può essere richiesto da uno qualunque dei soggetti maggiorenni di una famiglia e deve dichiararlo all’ufficio Anagrafe del proprio Comune entro 20 giorni dall’effettivo trasferimento.

Successivamente alla dichiarazione scatteranno i medesimi accertamenti già descritti al fine di verificare la veridicità di quanto dichiarato e che il cambio di residenza sia effettivo. In seguito a un cambio di residenza, infine, il cittadino è tenuto ad assolvere alcuni adempimenti. Se si possiede un veicolo, ad esempio, occorre aggiornare il libretto di circolazione e inviare a mezzo posta un’autocertificazione all’assicurazione. Se si possiede una partita Iva, occorre comunicare il cambio all’Agenzia delle Entrate, e bisogna inoltre richiedere un nuovo allacciamento per le utenze di luce, gas, acqua e telefono.

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Che cos’è la residenza anagrafica e come dichiararla