Agricoltura in ginocchio: così il Governo vuole regolarizzare 600mila migranti

La ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova minaccia le dimissioni nel caso in cui la maggioranza non trovasse un accordo sulla sanatoria dei migranti nei campi

La regolarizzazione dei migranti potrebbe presto diventare realtà. Un gesto in qualche modo opportunistico, potremmo dire, ma dalle conseguenze dirompenti.

La proposta della ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, al di là di un piano etico, è strategica perché consentirebbe al settore agricolo di riprendere fiato dopo la durissima crisi legata all’emergenza Coronavirus che l’ha fortemente colpito.

Un “piano Marshall” per l’agricoltura

Un settore in ginocchio che chiede un grande piano di intervento, un “piano Marshall” per l’agricoltura come l’ha definito anche Coldiretti. Serve, subito, una robusta iniezione di liquidità per una filiera allargata che dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi, e che l’emergenza Covid ha fatto emergere come assolutamente strategico per l’approvvigionamento del cibo.

Nel settore agricolo trovano occupazione regolarmente oltre 346mila stranieri, provenienti da ben 155 Paesi diversi, che con 30.612.122 giornate rappresentano ben il 26,2% del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane.

Cosa sta succedendo? Che, sia per paura che per effetto delle disposizioni del Governo per la Fase 2, i migranti nei campi a lavorare non ci vanno più, o ci vanno molto meno. Monta anche la rabbia, per condizioni che sono spesso oltre al limite.

La proposta di Bellanova

Da qui, l’idea di Bellanova di una grande sanatoria, temporanea di sei mesi, per i migranti impiegati nei campi. “Non regolarizzare questi lavoratori significa essere protagonisti principali della diffusione dell’illegalità, della concorrenza sleale e dell’alimentazione del caporalato” spiega. “Un governo non può non risolvere questa contraddizione. Se non la risolve, è evidente che persone come me non sono utili nella loro funzione”.

Minaccia dimissioni Bellanova, sottolineando che “abbiamo contraddizioni in Italia che per molto tempo non sono state affrontate, ora queste contraddizioni diventano ancor più evidenti in una fase di emergenza sanitaria” continua. “Abbiamo chiuso in casa 60 milioni di italiani per limitare la diffusione del virus, dall’altra parte abbiamo forse centinaia di migliaia di persone chiuse nei ghetti in condizioni disumane, che non hanno un permesso di soggiorno e non hanno avuto accesso alla profilassi sanitaria. Queste persone rischiano di essere un problema per se stessi e per i cittadini italiani. I governanti devono farsi carico di questo problema”.

Cosa sta succedendo nella campagne

Abbiamo, già oggi, un grave problema nelle nostre campagne: la manodopera scarseggia, il che, tradotto, significa che potremmo far fatica a trovare frutta e verdura negli scaffali dei supermercati. Il concetto, così, dovrebbe essere più semplice.

“O diamo a queste persone la possibilità di lavorare in modo legale con un permesso di soggiorno stagionale per 6 mesi o si prospettano due ipotesi”: gli imprenditori lasceranno marcire i prodotti o la criminalità organizzata continuerà ad utilizzare la vita di queste persone e a ricattare le imprese.

Maggioranza spaccata, opposizione contro

Intanto, nella maggioranza le trattative in merito sono serratissime. Pd, Iv e Leu spingono per inserire la misura nel decreto Maggio che dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri in settimana. Il M5s è diviso, con Vito Crimi che dice no categoricamente.

La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, si spinge persino oltre, ipotizzando una regolarizzazione che non coinvolga solo i braccianti agricoli, e non sia limitata agli stranieri. L’opposizione annuncia barricate. “Con tutte le difficoltà che abbiamo, di lavoro, di risparmio, di mutuo, il governo sta lavorando a una maxi sanatoria di immigrati clandestini”, denuncia Matteo Salvini.

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