Ikea licenzia 850 lavoratori, tra i motivi c’è anche la guerra in Iran

Ikea annuncia 850 licenziamenti per ridurre costi e semplificare la struttura. Tra i motivi la guerra in Iran e le conseguenze sui consumatori

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Ikea ha annunciato una nuova riorganizzazione globale con un piano che prevede circa 850 licenziamenti. I lavoratori fanno parte dell’Inter Ikea, società che controlla il franchising del marchio svedese nel mondo. La decisione arriva in una fase definita dal gruppo “più instabile e imprevedibile”, caratterizzata da consumi in rallentamento, inflazione ancora elevata e pressione sui costi.

Ikea lavoratori licenziati, nessun piano per l’Italia

Secondo quanto anticipato da Reuters, i licenziamenti riguarderanno principalmente le funzioni amministrative e corporate di Inter Ikea. Circa 300 posti verranno eliminati in Svezia, centro storico delle attività del gruppo. Complessivamente i tagli rappresentano circa il 3% della forza lavoro della società. Per quanto riguarda l’Italia, Ikea Italia ha precisato che il piano non coinvolgerà il nostro Paese. Sul territorio italiano opera infatti Ikea Italia Retail, società distinta che gestisce la rete commerciale e la distribuzione dei negozi. Il gruppo ha spiegato che la riorganizzazione punta a rendere la struttura “meno complessa e frammentata”.

Licenziamenti Ikea, le cause secondo l’azienda

Secondo Henrik Elm, il deterioramento della fiducia dei consumatori sarebbe stato accelerato anche dalle tensioni internazionali e dalla guerra che coinvolge l’Iran. L’aumento del costo del carburante e la riduzione del reddito disponibile starebbero infatti influenzando le spese considerate non essenziali, come arredamento, ristrutturazioni domestiche e complementi per la casa.

Dietro il piano di riduzione del personale ci sarebbe anche un cambiamento più profondo del mercato dell’arredamento. Negli ultimi anni Ikea ha continuato a puntare sul concetto di arredamento accessibile, ma mantenere bassi i prezzi è diventato più difficile in un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici, dalle tensioni geopolitiche e dai nuovi dazi commerciali. Il gruppo ha spiegato di voler concentrare risorse e investimenti su tre priorità:

  • aumentare le vendite;
  • ridurre ulteriormente i prezzi;
  • riportare più clienti nei negozi.

Nel bilancio fiscale 2024-2025 chiuso ad agosto, Inter Ikea ha registrato un utile netto in calo del 32%, sceso a 1,5 miliardi di euro. Secondo quanto comunicato dal gruppo, il calo sarebbe legato soprattutto alle riduzioni di prezzo introdotte per sostenere le vendite. Anche il fatturato ha registrato una lieve flessione dell’1%, attestandosi a 44,6 miliardi di euro.

I tagli annunciati da Inter Ikea arrivano inoltre dopo un’altra operazione avviata da Ingka Group, principale franchisee del marchio Ikea nel mondo. Nei mesi scorsi Ingka aveva già avviato una riduzione di circa 800 posti nelle strutture centrali tra Svezia e Paesi Bassi.

Come cambia il modello Ikea

Con oltre 5 miliardi di euro di investimenti, come annunciati da Ingka, Ikea starebbe progressivamente modificando il proprio modello organizzativo e commerciale. Accanto ai tradizionali grandi punti vendita periferici, vorrebbe puntare sempre più su negozi urbani di dimensioni ridotte, con maggiore integrazione tra e-commerce, logistica e distribuzione.

Si punta ad intercettare i consumatori sempre più digitali e individuare città nelle quali traffico, costi immobiliari e mobilità rendono meno conveniente il modello classico dei grandi store fuori città. Per questo nei prossimi anni sono previste nuove aperture, ristrutturazioni e lo sviluppo di formule ibride, con spazi condivisi anche con altri marchi per aumentare il traffico nei negozi.