Mamma licenziata per aver chiesto congedo: scoppia il caso

La donna, madre di un bimbo, aveva chiesto il congedo parentale per recarsi in Albania, ma l'azienda non gliel'ha concesso e l'ha licenziata

Bufera sulla nota azienda di cioccolato e gelati Venchi dopo che una donna ha denunciato, tramite il sindacato, di essere stata licenziata su due piedi dopo aver chiesto un congedo parentale. La vicenda, ricostruita dal “Corriere Fiorentino”, ha fatto esplodere il caso a Firenze, con la 37enne che avrebbe ricevuto il no da parte dell’azienda per il permesso di lavoro e successivamente sarebbe stata cacciata senza alcun preavviso né, tantomeno, pregressi richiami disciplinari che avrebbero potuto giustificare il licenziamento in tronco.

Chiede congedo, l’azienda la licenzia

Secondo quanto ricostruito dal Corriere Alekxandra Bullari, 37enne dipendente della nota azienda Venchi nel negozia della stazione di Santa Maria Novellla a Firenze, avrebbe richiesto il congedo parentale per poter accudire il figlio e, soprattutto, per poter stare qualche giorno in più in Albania dove si trova la suocera alla quale è stato diagnosticato un tumore all’ultimo stadio. La donna, come ha fatto anche in altre occasioni, ha inoltrato ai datori di lavoro la richiesta di congedo che però questa volta, non sarebbe stata accettata (qui vi abbiamo parlato della novità sul congedo parentale per gli autonomi).

“Vista la situazione ho fatto la richiesta per poter rimanere lì ancora una settimana, vivendo così lontani per noi non è facile spostarci e volevamo che potesse stare un po’ col bambino. Mi hanno detto che si trattava di un’assenza ingiustificata e non l’hanno accettata” ha raccontato la 37enne che ha poi sottolineato: “In passato era successo altre volte che chiedessi il congedo parentale con cinque giorni di anticipo senza che nessuno facesse problemi. Questa volta invece il licenziamento è arrivato così, in maniera brusca“.

Le accuse dopo il licenziamento

Dopo aver ricevuto la comunicazione del licenziamento, la 37enne si è rivolta al sindacato della Cgil, che la difenderà nel probabile processo che sarà aperto per licenziamento ingiustificato. Gianni Filindassi, rappresentante sindacale per la Filcams Cgil, ha infatti definito “grave e ingiustificato” il trattamento  subito dalla donna. “Troviamo ingiusta nonché sproporzionata la scelta dell’azienda nei confronti di questa lavoratrice, che dal 2015, quando fu assunta, non ha mai ricevuto nessuna contestazione disciplinare, anzi ha più volte ricevuto encomi dall’azienda, svolgendo anche ruoli di responsabilità non riconosciuti” ha raccontato al Corriere (qui invece le novità dal 13 agosto sul congedo parentale).

Filindassi ha quindi puntato il dito contro Venchi, in quanto secondo il sindacalista la donna potrebbe essere stata punita perché di recente interessata all’attivismo sindacale: “Alcuni mesi fa si è iscritta alla Cgil, per migliorare le condizioni di lavoro dei colleghi in azienda. Da lì stranamente sono cominciate contestazioni verbali e scritte. Difenderemo la lavoratrice in tutte le sedi, convinti che abbia ragione”.

L’azienda Venchi, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla vicenda, ma secondo la Cgil le basi che hanno portato al licenziamento della 37enne affonderebbero le proprie radici in “un’interpretazione tecnica del contratto collettivo che riteniamo errata”. Filindassi ha concluso puntando il dito contro l’azienda: “Ma al di là della questione tecnica, è inaccettabile l’insensibilità mostrata nei confronti della lavoratrice e madre di un bimbo piccolo”.