Ipotesi zona arancione-rossa per una regione: ecco cos’è

Gli ospedali vicini al collasso in Sicilia spingono l'Isola a grandi passi verso l'arancione ma il Cts locale propone soluzioni più rigide

La Sicilia in zona gialla con 42 comuni in arancione, e altre centinaia a rischio, si dirige spedita verso un cambio di colore a causa delle terapia intensive arrivate al limite sia a Palermo, come a Messina e a Catania. Ma il passaggio di zona ormai scontato a fine gennaio, non è sufficiente per il Comitato tecnico scientifico dell’Isola, che nel rapporto consegnato all’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza chiede di prendere in considerazione da subito anche la zona rossa. 

Ipotesi zona arancione-rossa per una regione: il parere del Cts siciliano

“Zona arancione-rossa in tutta la Sicilia per 15-21 giorni, didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado per almeno 15 giorni, tamponi molecolari per accedere alle aree di emergenza degli ospedali” sono queste le proposte del Cts siciliano nel parere spedito ai vertici della Sanità sulla situazione epidemiologica .

Per gli esperti il tempo è scaduto e chiedono dal 10 gennaio (qui le regioni in zona gialla da lunedì 10) la zona arancione per un periodo di due o tre settimane, con la possibilità di virare subito sul rosso, e dunque disporre il lockdown, nel caso il peggioramento della curva dei contagi lo richiedesse.

Ipotesi zona arancione-rossa: i numeri dell’epidemia in Sicilia

Nonostante l’80% della popolazione nell’Isola sia vaccinata, la pressione ospedaliera è insostenibile e i reparti sono vicini al collasso: per le terapie intensive la percentuale di posti letto occupati è del 14%, mentre nei reparti ordinari è al 26%.

“Ma solo l’1,5 per cento degli immunizzati finisce in ospedale. Se non ci fossero i non vaccinati, avremmo l’80 per cento in meno di ricoverati in Terapia intensiva e il 70 per cento in meno in area medica. Se al contrario fossimo tutti i vaccinati, non ci sarebbe pressione in corsia e non sarebbe necessario riconvertire posti letto sottraendoli all’assistenza dei malati non-Covid”, hanno spiegato i componenti del Cts locale.

Nel rapporto consegnato all’assessore Razza, gli esperti hanno inoltre bocciato l’ultima circolare regionale, suggerita dai tre commissari provinciali, secondo la quale dal 6 gennaio basta un test rapido positivo per le nuove diagnosi e la fine della quarantena, senza necessità di conferma del molecolare, anche per i ricoveri in ospedale.

Una soluzione ideata per liberare le migliaia di persone ancora rinchiuse a casa nonostante abbiano finito il periodo di quarantena. Ma che per il Cts non può essere applicata a chi è in attesa di ricovero, che fino ad oggi doveva sottoporsi al doppio tampone: se negativo al test rapido, doveva comunque aspettare il risultato del molecolare.

Ipotesi zona arancione-rossa in Sicilia: rinviata la riapertura delle scuole nell’Isola

Intanto la Regione corre ai ripari e si muove in autonomia anche rispetto alle indicazioni del governo: Ia giunta ha deciso di rinviare la riapertura delle scuole di tre giorni in Sicilia per consentire di verificare tutti gli aspetti organizzativi a causa dell’aumento dei contagi.

Una decisione presa nelle ultime ore dalla task force regionale, alla presenza degli assessori regionali alla salute Ruggero Razza e all’istruzione Roberto Lagalla, che va contro le disposizioni del ministero dell’Istruzione che ha confermato le date del rientro in classe dopo le vacanze di Natale (qui le decisioni del governo sulla scuola).