Lavoratori stagionali, è caos: orari, paghe e contratti (fasulli)

La denuncia della Cgil: il 95% dei lavoratori stagionali non è in regola

I sindacati denunciano la situazione dei lavoratori stagionali in Italia, tra contratti irregolari, contributi non pagati, stipendi bassi e riposi non concessi.

In Italia le condizioni di lavoro degli stagionali, come bagnini, baristi e, camerieri, non sono delle migliori. In troppi casi, infatti, nei contratti firmati le ore di lavoro non corrispondono a quelle effettive, che sono molte di più di quelle indicate. In altri casi, gli stagionali sono assunti in nero. Le paghe sono basse (si arriva addirittura 3 euro all’ora) e il più delle volte si lavora per tutta la stagione senza giorno di riposo.

Questa è la situazione denunciata dai sindacati, in particolare da Filcams Cgil. Secondo il sindacato, la maggior parte dei lavoratori stagionali spesso lavora in nero – come gli immigrati senza permesso di soggiorno – oppure è assunta con contratti part-time che non corrispondono al vero, perché prevedono un numero di ore giornaliere ben superiore al semplice part-time, spesso fino a 8-9 ore e senza riposto settimanale. Lo stipendio di uno stagionale in genere si aggira intorno agli 800 o 1000 euro al mese.

Le condizioni di lavoro vengono stabilite dal datore, con poche o nessuna possibilità per il lavoratore di far valere le sue scelte. Si accettano le condizioni imposte o si rinuncia. Le irregolarità sono difficili, se non impossibili, da scoprire perché dovrebbero essere denunciate dal lavoratore che dovrebbe avere anche dei testimoni per confermare la sua versione. Le denunce, poi, non vengono presentate per il timore di ritorsioni, con il rischio di perdere il lavoro e di non trovarne uno nuovo, soprattutto nelle piccole località.

I controlli degli ispettori del lavoro sono rari, perché le risorse degli ispettorati scarseggiano. Mentre la Guardia di Finanza può intervenire solo su segnalazione e di solito esegue controlli a campione. Le fiamme gialle, poi, possono contrastare il lavoro nero ma non i contratti irregolari, per i quali bisognerebbe rivolgersi ai sindacati e al giudice del lavoro.

Secondo la Filcams Cgil addirittura il 95% dei contratti stagionali di lavoro non sarebbe in regola. Una cifra che è indicativa di una pratica generalizzata di abuso, sebbene non possa essere dimostrata fino in fondo perché mancano le denunce e i controlli.

Il lavoratore stagionale quando lavora di più di quanto indicato nel contratto, inoltre, perde una parte dei contributi, delle ferie, del tfr e anche della Naspi, ovvero l’indennità di disoccupazione, tutti elementi che si calcolano sulle ore lavorate e sulla durata del contratto.

L’ultima nota dolente è rappresentata dal pagamento dello stipendio che raramente avviene con mezzi tracciabili come il bonifico sul conto corrente, piuttosto viene corrisposto in contanti. Si tratta di un altro modo per realizzare l’elusione fiscale e contributiva, denuncia il sindacato. Eppure lo stipendio in contanti è vietato dallo scorso anno, salvo poche eccezioni nelle quali non rientrano i lavoratori dipendenti stagionali.

Se ogni anno i datori di lavoro si lamentano che non riescono a trovare lavoratori stagionali forse una spiegazione c’è.

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