Mutui, si riduce la differenza tra tasso fisso e variabile: quale scegliere

Gli indici Euribor e Eurirs sono ai loro minimi storici e comprare casa con un mutuo non è mai stato così conveniente

Discesa libera, apparentemente senza freni. I tassi dei mutui continuano a calare mese dopo mese, con gli istituti di credito impegnati in una sorta di gara a chi offre l’interesse più basso. E, forse per la prima volta in assoluto, la forbice tra mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile si è ridotta così tanto che, di fatto, non esistono differenze economiche tra le due tipologie.

Questo quanto emerge dall’analisi dei dati ricavabili dai portali di comparazione dei mutui (come mutuionline.it, ad esempio) e dall’andamento degli indici Euribor ed EurIrs, utilizzati dalle banche per stabilire il tasso di interesse da applicare rispettivamente ai mutui a tasso variabile e mutui a tasso fisso.

I due parametri sono in territorio negativo ormai da anni e, complice anche la crisi del Coronavirus (unita alla politica monetaria della Banca Centrale Europea), non dovrebbero tornare a salire prima di decine di mesi. Insomma, se stavate attendendo il momento migliore per comprare casa (o fare un investimento immobiliare), potreste non trovarne di migliori.

Mutuo tasso fisso e mutuo tasso variabile: quale scegliere

Partiamo dall’analisi degli indici Euribor e EurIrs, “base di partenza” degli istituti di credito per scegliere il tasso da applicare al prestito immobiliare. Negli ultimi giorni di febbraio, i due indici sono tornati a scendere in maniera sensibile, toccando i record negativi da diverso tempo a questa parte. Il tasso Euribor a 1 mese è arrivato a -0,488% (a inizio mese era a -0,455%), mentre il tasso EurIrs a 10 anni è allo -0,16% (era a -0,03% a inizio mese).

In questo lasso di tempo, poi, le banche non hanno cambiato lo spread applicato ai mutui (il tasso di interesse finale è dato dalla somma dello spread deciso dall’istituto di credito più il tasso Euribor o EurIrs) rispetto ai mesi precedenti, rendendo ancora più conveniente richiedere un mutuo. Per questo motivo i tassi di interessi sui mutui a tasso fisso o a tasso variabile non sono mai stati così bassi. E la differenza tra le due tipologie non è mai stata così ristretta.

Secondo i dati di mutuiOnline.it, chi richiede un mutuo da 120mila euro su un immobile dal valore di 200mila euro si troverebbe a pagare queste rate:

  • Mutuo 20 anni a tasso fisso: 532,82 euro
  • Mutuo 20 anni a tasso variabile: 519,32 euro
  • Mutuo 30 anni a tasso fisso: 380,48 euro
  • Mutuo 30 anni a tasso variabile:  363,25 euro

Insomma, un mutuo a tasso variabile permetterebbe di risparmiare 12 euro al mese su mutuo ventennale e 17 euro su mutuo trentennale. Con l’incognita, però, dei tassi di interesse che potrebbero tornare a salire già dalla fine di quest’anno (questa, almeno, la previsione degli economisti).

Anche per questo, il numero di persone che opta per la sicurezza del tasso fisso continua a crescere in maniera esponenziale. Dai dati dell’osservatorio mutui di mutuiOnline.it emerge che nel mese di gennaio 2020 il 92,1% dei mutui erogati è stato a tasso fisso, mentre meno del 10% degli acquirenti (il 7,9% a voler essere precisi) ha optato per il mutuo a variabile. Insomma, con la forbice che si assottiglia, sono sempre di meno le persone pronte a “scommettere” su un ulteriore calo dell’indice Euribor (e, di conseguenza, dei tassi del mutuo variabile).

A chi conviene l’affitto?

Il mutuo a tasso variabile non è l’unica “vittima” di questo nuovo crollo dei tassi di interesse sull’acquisto delle abitazioni. A conti fatti, conviene sempre più investire sull’acquisto di un’abitazione anziché scegliere di andare in affitto.

Secondo alcune analisi di mercato, un’abitazione di 60 metri quadri nella periferia romana ha un costo di 128 mila euro e un affitto medio annuo di 7.750 euro; a Milano, invece, il valore è di 138 mila euro e un affitto medio annuo di 7.500 euro. Optando per l’acquisto, chiedendo un muto di 100 mila euro si andrebbero a pagare rate per 5.500 euro annue (per prestito ventennale) o di 3.300 euro (prestito trentennale). Insomma, un risparmio tra il 30% e il 50%.

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