Legge di Bilancio: taglio cuneo fiscale sì, niente Flat tax estesa alle Partite Iva

Alla fine il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe essere fissato al 2,2%, un decimale in più rispetto alle attese degli ultimi giorni, liberando qualche risorsa in più. Ma i conti ancora non tornano

Il cantiere della Legge di Bilancio è aperto ormai da giorni: e se evitare l’aumento dell’Iva è l’obiettivo dichiarato del nuovo Governo che in più occasioni lo ha indicato come prioritario, nel “borsino” della prossima manovra, spunta sicuramente il taglio del cuneo fiscale, una delle misure più quotate. 

“Vogliamo partire con un primo scaglione di riduzione del cuneo fiscale, è un elemento importante non solo a livello redistributivo ma anche per la crescita”, ha anticipato il Ministro dell’Economia Gualtieri.  Il premier, Giuseppe Conte, nei giorni scorsi ha ribadito più volte la volontà di agire sugli oneri fiscali e previdenziali che gravano sui lavoratori, resta da capire come e quale configurazione assumerà la misura, cara a entrambi gli alleati di Governo.

Strada, invece, decisamente in salita per la “fase 2” della Flat tax per le Partite Iva prevista dalla manovra gialloverde dello scorso anno. Se, infatti, il regime forfettario per le partite Iva fino a 65mila euro di ricavi o compensi (con imposta sostitutiva piatta del 15% o del 5% per chi avvia una nuova attività) non è in discussione, sembra decisamente più a rischio il superforfait al 20% per ricavi o compensi da 65.001 a 100mila euro che, nelle intenzioni del precedente esecutivo, avrebbe dovuto debuttare il 1 gennaio 2020.

Su deficit saggia via di mezzo tra 2% e 2,4% – Quanto al deficit che verrà fissato per il 2020 nella nota di aggiornamento che approderà oggi in CdM, Gualtieri non si è sbilanciato. “Forse è meglio non dichiarare il 2,4% e poi fare il 2,04% e nel frattempo avere un’impennata dello spread. E’ preferibile collocarsi meglio dall’inizio per non avere turbative. E’ una saggia via di mezzo che noi percorreremo”, ha detto.

La sensazione è che alla fine il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe essere fissato al 2,2%, un decimale in più rispetto alle attese degli ultimi giorni. Più deficit, più risorse per finanziare le misure in cantiere. Ma i conti ancora non tornano. 

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