Exor, la società degli Agnelli che controlla Fca e Juve pronta alla fusione con PSA

Storia della società di diritto controllata dalla famiglia Agnelli, che con la fusione di FCA con PSA aumenterà ancora di più il suo potere

È tra le società più ricche al mondo. È italiana, almeno d’origine. È storica. E presto potrebbe accrescere ancora di più il suo potere. Stiamo parlando di Exor, la società di diritto controllata dalla famiglia Agnelli.

Oggi olandese, con uno sguardo sempre puntato al mondo con investimenti soprattutto in Europa e Stati Uniti, fu fondata nel lontano 1927 dal senatore Giovanni Agnelli con il nome di Istituto Finanziario Industriale, allo scopo di riunificare sotto un’unica società le varie partecipazioni che aveva acquisito, principalmente in settori industriali.

Exor, storia di un grande successo dal 1927

Una storia imprenditoriale fatta di oltre un secolo di investimenti, oggi Exor vanta una capitalizzazione di quasi 24 miliardi di dollari (circa 21,6 miliardi di euro). Quotata in Borsa, Exor è la prima società in Italia per fatturato e la 24esima al mondo.

L’interesse di Exor spazia dall’automotive al calcio all’editoria. Controlla FCA, Ferrari, Juventus, la compagnia di capital good CNH Industrial, il gruppo editoriale GEDI, proprietario dei quotidiani la Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, il settimanale L’Espresso più una catena di quotidiani locali e varie radio, e The Economist.

Ua crescita esponenziale quella di Exor e della famiglia Agnelli, che sono riuscite a consolidare ed estendere il loro potere grazie a Sergio Marchionne prima, e a John Elkann poi. Tacciato di essere, a seconda dei casi, “inesperto” o “miracolato” o pure peggio, Elkann ha saputo in realtà traghettare l’azienda di casa Agnelli dal profondo rosso alla rinascita. Pare sia stato lui ad aver dato una serie di dritte a Marchionne, ed averlo fortemente voluto a capo di FCA.

FCA, Ferrari, Gruppo Gedi, The Economist e gli altri

La Ferrari nel 2018 ha vissuto l’anno migliore degli ultimi dieci anni, anche se non ha vinto il campionato di Formula 1. Ha venduto oltre 9mila auto, incassando 3,4 miliardi di euro di ricavi. Sempre nel primo trimestre del 2019 le azioni Ferrari sono aumentate del 63,3% rispetto allo stesso periodo nel 2018 e la partecipazione di Exor è arrivata a 2,79 miliardi.

Acquistando per 102,4 milioni di euro la quota del gruppo Gedi detenuta dai fratelli Marco, Rodolfo ed Edoardo De Benedetti, Elkann è finito alla guida del primo gruppo editoriale italiano ed è diventato il primo azionista di uno dei più importanti giornali economici del mondo, The Economist.

Per FCA, le operazioni di fusione con Chrysler e poi con Psa, sempre più vicina, indicano chiaramente una strategia vincente. Fusioni internazionali unite allo scorporamento delle aziende per valorizzare i singoli marchi, come Iveco e Ferrari, o per cederli a terzi, come la Magneti Marelli, hanno dato ottimi frutti dal punto di vista corporate. “Continueremo a costruire grandi aziende – ha detto Elkann –, e nei prossimi dieci anni ne compreremo di nuove”.

Il successo di Exor (e di Elkann) nei numeri

I numeri parlano chiaro: dal momento in cui Elkann è diventato presidente della Exor, il 1° marzo 2009, le azioni del gruppo sono cresciute ogni anno di oltre il 27% fino al 2015.

Nel 2018 il fatturato del gruppo è arrivato a 143,2 miliardi di euro e il valore complessivo netto è passato dai 3,9 miliardi di euro del 2009 ai 23,9 del 2019. In dieci anni il valore in Borsa è aumentato di dieci volte, e l’azienda ha distribuito agli azionisti 1,7 miliardi di dividendi. Altrimenti detto, chi ha investito 1 ha guadagnato 10.

La vendita di Magneti Marelli alla giapponese Calsonic Kansel ha fatto triplicare gli utili del gruppo nel primo trimestre del 2019: da 741 a 2.427 milioni di euro. Tutto questo, mentre la Juve affidata al cugino Andrea Agnelli vinceva otto scudetti.

La fusione con Psa

Ora, grazie alla vicina fusione di FCA con Psa, la prima società in Italia per fatturato e la 19esima al mondo, Exor nel 2022 incasserà 3,6 miliardi. FCA ora capitalizza quasi 17,5 miliardi, mentre Psa, che ha ancora fra gli azionisti la famiglia Peugeot e il governo francese, vale 15,8 miliardi (qui vi rimandiamo al nostro approfondimento su quanto vale la fusione FCA-PSA).

A capo del futuro gigante da quasi 10 milioni di auto prodotte l’anno ci sarà Carlos Tavares, ma il presidente della nuova società, con sede nei Paesi Bassi, sarà proprio John Elkann. FCA ha annunciato il dividendo proposto dal Cda che verrà approvato dall’assemblea degli azionisti il prossimo 16 aprile: 0,70 euro per azione, per una cifra complessiva di 1,1 miliardi. Produrranno 8,7 milioni di automobili, per un totale di 170 miliardi di euro ricavi.

L’operazione è stata particolarmente apprezzata dai mercati. A Piazza Affari l’azione Fca ha guadagnato il 4,6%, chiudendo a 11,77 euro. A Parigi il titolo della Psa è andato ben oltre le aspettative registrando risultati record, chiudendo con +6% a 18,56 euro. Psa ha chiuso il 2019 con un fatturato che sfiora i 74,7 miliardi, mentre il margine operativo corrente è in crescita dell’11,2%, avendo toccato il tetto di 6,324 miliardi.

Il processo di fusione richiederà da 12 a 15 mesi. Di fronte alla gioia dell’ad di FCA Michael Manley, Tavares ha assicurato che nel 2021 i costi di ristrutturazione non aumenteranno perché si fondono due società “in buona salute”. Anzi, i risultati record – promette Tavares – permetteranno di dare un premio ai collaboratori. “Quelli con i salari più bassi riceveranno 4.100 euro pari a circa due mesi e mezzo di stipendio, questo è un modo per riportare ai lavoratori la creazione di ricchezza”.

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