Petrolio e Oro: ecco cosa può muovere i prezzi nel 2020

Petrolio e oro volano dopo l’attacco iraniano alla base irachena di Erbil, dove sono stanziate le truppe americane ma le prime conseguenze finanziarie del conflitto tra Iran e Usa non sembrano al momento allarmare gli analisti. Il Brent è salito a 71,7 dollari, con un rialzo di oltre il 5%, per poi stabilizzarsi in mattinata sui 69 dollari. Stessa sorte per il Wti americano salito oltre i 65 dollari per poi tornare sui 63,3 dollari al barile. A riflettere le tensioni geopolitiche di inizio anno che vedono ora la rappresaglia iraniana per l’uccisione del generale Soleimani, è anche il prezzo dell’oro che nella notte ha raggiunto i massimi da settembre del 2012 a 1.611 dollari l’oncia per poi scendere a 1.593,86 dollari.

Anche se i mercati non si fanno intimorire dai venti di guerra tra Usa e Iran, l’escalation della tensioni tra Washington e Teheran potrebbe determinare uno scenario economico preoccupante. Il rischio è che si verifichi il blocco del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Questo tratto di mare che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran è, infatti, la principale via del petrolio attraverso la quale passa circa un quinto delle forniture di oro nero a livello globale. Lo Stretto è vitale per i principali esportatori di petrolio del Golfo come Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, le cui economie sono basate sulla produzione di petrolio e gas. Anche l‘Iran utilizza molto questa via per le sue esportazioni di petrolio e il Qatar, il più grande esportare mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl), fa transitare quasi la totalità del suo gas attraverso lo Stretto.

PETROLIO – Come sottolinea il Sole 24 Ore, la situazione attuale potrebbe essere assimilabile a quella dello scorso settembre quando gli attacchi in Arabia Saudita hanno causato danni agli impianti di Abqaiq e Khurais mettendo fuori uso 5,7 milioni di barili al giorno di produzione petrolifera, quasi il 6% dell’offerta globale, ed evidenziando un’inattesa vulnerabilità delle infrastrutture di Riad. In quel caso, tuttavia,  il balzo delle quotazioni del greggio si era esaurito nel giro di appena dieci giorni. Nonostante gli esempi del passato facciano pensare a una normalizzazione delle quotazioni nel corso delle prossime settimane l’Opec corre ai ripari dicendosi pronto a intervenire nel caso di un rialzo eccessivo del prezzo del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente. “L’economia mondiale – ha detto il ministro dell’Energia degli Emirati arabi uniti, Suhail al Mazrouei, alla Cnn Business  –  non può sostenere un ritorno del prezzo del petrolio a 100 dollari al barile. Ci assicureremo sempre di fornire al mondo tutto ciò di cui ha bisogno” ha sottolineato il Ministro aggiungendo però che vi sono “anche dei limiti sulla capacità di produzione che non può semplicemente sostituire qualsiasi quantità di fornitura che viene messa offline”.

ORO – Bene rifugio nelle situazioni di crisi l’oro è salito ai massimi dopo le notizie provenienti dall’Iraq e i conseguenti rischi che le tensioni Usa- Iran possono avere sull’economia globale. Sostenuto dalle tensioni geopolitiche ma anche – come ricorda il Sole 24 Ore – “dalle politiche monetarie espansioniste che la Federal Reserve promette di proseguire a lungo e dalla forte domanda delle banche centrali nei Paesi emergenti, anche in un’ottica di dedollarizzazione” l’oro ha visto dallo scorso 10 dicembre un aumento del 27% delle posizioni nette lunghe. Le quotazioni del lingotto sono aumentate di quasi il 19% nel corso del 2019, una performance che non si verificava dal 2010, chiudendo l’anno a 1.517 dollari l’oncia a Londra per arrivare al record attuale della scorsa notte a 1.611 dollari l’oncia.

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