Vaccino AstraZeneca, cosa sono questi “malori” in Germania? Facciamo chiarezza

Cos'è successo in Germania con il vaccino anti-Covid anglo-svedese, e perché se ne parla? Il vaccino è sicuro e bisogna spiegarlo bene

Sentiamo in questi giorni parlare di “malori” in Germania causati dal vaccino AstraZeneca, quindi è bene ancora una volta fare chiarezza. È necessario in questa fase più che mai spiegare bene alle persone che è fondamentale vaccinarsi, non solo per se stessi, ma per la comunità nella quale si vive, per rendere il virus via via sempre più innocuo fino a debellarlo.

Se non verrà raggiunta l’immunità di gregge, il virus resterà con noi. Se tutti invece si vaccinano, se ne andrà. Anche se non è efficace al 100%, meglio essere vaccinati perché, anche nel caso in cui si contraesse il virus, un’eventuale malattia Covid-19 sarebbe comunque molto più blanda. Poiché alcuni, sentendo notizie come questa che arriva dalla Germania, arrivano a rifiutare il vaccino perché pensano non sia sicuro, vanno fatte alcune doverose precisazioni.

Ogni vaccino, così come quelli anti-Covid, possono portare con sé degli effetti collaterali. In particolare, si tratta di malessere di lievissima entità, come leggero dolore o indolenzimento al braccio, debolezza muscolare, mal di testa, spossatezza, in qualche caso leggera febbriciattola che passa dopo un giorno. Forse non a tutti è chiaro che questi effetti dimostrano proprio che il vaccino funziona. Quindi non solo non c’è da preoccuparsi se, dopo aver ricevuto la dose, si manifestano, ma sono anche contemplati e attesi.

Cos’è successo in Germania con il vaccino AstraZeneca

Cos’è successo in Germania e perché se ne parla? È successo che in alcune cliniche, Braunschweig a Leer e a Minden-Lűbbecke, nella regione del Nord Reno-Westfalia, più operatori di quanti attesi, che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca, hanno sviluppato reazioni. L’attesa era di effetti collaterali nel 10-15% dei dipendenti, mentre sono arrivati al 40%.

Le vaccinazioni sono state sospese temporaneamente non per una questione di sicurezza, ma perché a causa di questi malesseri non ci sarebbe stato abbastanza personale al lavoro: 37 dipendenti su 88 nella clinica di Braunschweig sono stati temporaneamente inabili al lavoro. L’Istituto Paul Ehrlich, l’istituzione federale tedesca che si occupa di vaccini, sta cercando di capire come mai. Probabilmente, le strutture in cui questi “malori” si sono manifestati avevano ricevuto lo stesso lotto di vaccini.

Situazione analoga è stata riportata anche in Svezia, dove la regione del Södermanland, di cui fa parte la capitale Stoccolma, il 12 febbraio 2021 ha temporaneamente sospeso la vaccinazione con il vaccino AstraZeneca a causa di un numero relativamente alto di effetti collaterali dello stesso tipo: 100 su 400 vaccinati.

Cosa significano gli effetti collaterali al vaccino

Gli esperti rassicurano: una reazione importante al vaccino è un buon segno, significa che funziona, è il primo segno che il sistema immunitario sta entrando in azione. Intanto, anche la Svizzera, che aveva temporaneamente bloccato AstraZeneca, sta valutando di reintrodurlo vista la sua efficacia e visto che il governo di Berna aveva già acquistato 5,3 milioni di dosi.

Anche in Italia si procede, nonostante il taglio di forniture annunciato dal colosso anglo-svedese. 5.900 flaconi attesi non sono arrivati. Ma al momento non c’è alcuna evidenza significativa di reazioni superiori alla media. Nella maggioranza dei vaccinati – la seconda è prevista dopo 80 giorni – i fenomeni riscontrati più frequentemente sono: astenia, lieve indolenzimento nel punto di inoculazione, cefalea, modico rialzo febbrile e spossatezza.

Interpretazioni sbagliate e preoccupazioni ingiustificate

Probabilmente si è creata una sorta di preoccupazione innescata da un’interpretazione errata secondo cui AstraZeneca sarebbe meno efficace. “Troppi pregiudizi, ma bisogna andare con ordine. Ci sono due categorie di persone: sui no vax la battaglia è persa. Gli altri indecisi vanno convinti con la forza della realtà” ha detto Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto farmacologico Mario Negri di Milano, lo stesso esperto che ha stilato assieme a diversi colleghi un documento salva-vita anti-Covid preziosissimo, con indicazioni estremamente utili per bloccare il Covid sul nascere, già alle prime manifestazioni di possibili sintomi, ben prima di effettuare il tampone.

“Viviamo un’emergenza gravissima, per cui la sfida è quella di evitare la malattia grave. E tutti sono d’accordo sul fatto che il vaccino inglese risolva il 100% dei casi, lasciando solo la possibilità di sintomi lievi. Qualche linea di febbre non costituisce un problema per nessuno”.

I rifiuti da parte di alcuni medici e infermieri sono qualcosa di davvero incomprensibile, che rischia di far passare anche messaggi sbagliati alle persone. Ma non sono solo alcuni medici, come quelli di Roma, a rifiutare il vaccino: succede anche tra forze dell’ordine e insegnanti, dove qualche dubbio, seppur infondato, c’è.

Quanto tempo aspettare tra la prima e la seconda dose

Intanto si discute anche del tempo di intervallo tra la prima e la seconda dose. Mentre l’approvazione dell’Agenzia europea per i farmaci (Ema) raccomanda la somministrazione della seconda dose in un intervallo variabile fra le 4 e le 12 settimane dalla prima, il 19 febbraio su Lancet è stata pubblicata una nuova indicazione: sarebbe meglio aspettare il massimo possibile, cioè 3 mesi. L’efficacia del vaccino, così, passa all’81% rispetto al 55% di un richiamo effettuato a 6 settimane dalla prima dose.

La stessa Aifa-Agenzia italiana del farmaco, il 10 febbraio, dieci giorni dopo l’approvazione dell’Ema, in una circolare diffusa dal Ministero della Salute ha raccomandato che la seconda dose del vaccino AstraZeneca dovrebbe essere somministrata idealmente nel corso della 12esima settimana (da 78 a 84 giorni) e comunque ad una distanza di almeno 9 settimane (63 giorni) dalla prima dose.

Come procede la campagna vaccinale in Italia

Secondo il nuovo piano vaccinale, la vaccinazione degli operatori sanitari dovrebbe essere completata entro il 15 marzo, poco dopo dovrebbe esaurirsi anche la seconda somministrazione per gli over 80 e, presumibilmente, per aprile dovrebbe essere avviata la seconda fase dedicata alle categorie di persone fragili.

La Commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco ha dato l’ok alla somministrazione del vaccino anti-Covid di AstraZeneca ai soggetti fino ai 65 anni di età in buone condizioni di salute. Alle persone più anziane o fragili andranno invece somministrati i vaccini di Pfizer e Moderna, che sono diversi perché a mRNA.

Non dimentichiamo poi un altro elemento fondamentale di questo vaccino: è l’unico al momento ad evitare nel 100% dei casi forme gravi di Covid, ospedalizzazioni e potenzialmente morte. E comunque, illuminante e definitiva la copertina del New York Times di qualche giorno fa: “Meglio qualunque vaccino che nessun vaccino”.

AstraZeneca ha intanto ufficialmente fatto sapere che sta lavorando per rispettare l’impegno di consegnare all’Italia 4,2 milioni di dosi nel primo trimestre, con l’obiettivo di superare i 5 milioni. Con la terza consegna che è stata effettuata venerdì scorso, ssono arrivate più di 1 milione di dosi. Per le prossime settimane sono pianificate altre tre consegne per 1 milione di dosi addizionali.

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