Guerra dazi Usa-Cina: pace a un passo? Il 15 dicembre la resa dei conti

Pechino spinge per l'intesa, in scia al pessimo risultato dell'export registrato nel mese di novembre. Gli Stati Uniti, al momento, non scoprono le carte

Entra decisamente nel vivo la guerra dei dazi tra Usa e Cina che va avanti ormai da tempo, per la precisione dalla primavera del 2018, tenendo la platea di mercati e addetti ai lavori col fiato sospeso. Una partita delicatissima tra le due superpotenze mondiali a suon di dazi e contro-dazi.

GUERRA DEI DAZI AL REDDE RATIONEM

In questi mesi, seppur i toni son stati spesso minacciosi, i negoziati – nonostante le frequenti provocazioni a colpo di tweet del Presidente Usa Trump – non si sono mai fermati. La resa dei conti, però, è ormai vicina: il 15 dicembre in assenza di una accordo tra le due parti scatteranno ufficialmente nuovi dazi. Gli Usa applicheranno il 15% su altri 150-160 miliardi di merci importate dalla Cina. Pechino non starà certo a guardare pronta ad  applicare un’aliquota del 7,5% su un totale di merci importate dagli Usa per 50 miliardi.

I DAZI MORDONO LA CINA

La Cina, che pure tenta di non cadere nelle trappole dialettiche del  Presidente Usa sottraendosi alle polemiche,  potrebbe infatti pagare un prezzo molto alto, conseguenza della battaglia commerciale in atto. Come conferma un’analisi attenta degli ultimi dati sull’andamento economico di Pechino, la fumata bianca potrebbe rappresentare una necessaria boccata d’ossigeno per la  potenza asiatica, in affanno.

ALLARME EXPORT 

Sono infatti tutt’altro che rassicuranti per la Cina i numeri di novembre sulle esportazioni. Il calo evidenziato ha sorpreso anche gli analisti,  mettendo in evidenza le conseguenze delle tensioni irrisolte con gli USA. L’export totale cinese è, infatti, diminuito dell’1,1% rispetto a un anno fa e negli Stati Uniti la vendita di beni è scesa del 23%. peggior risultato da febbraio.

E GLI USA?

Gli Usa al momento non scoprono le carte mentre il Presidente Trump è alle prese con l’affaire impeachment che, a dire il vero, secondo chi conosce bene il Tycoon sarebbe un’arma addirittura da sfruttare nella corsa per le prossime elezioni. Rientrato negli Stati Uniti, piuttosto ringalluzzito dal vertice della Nato a Londra, si è immediatamente scagliato con una serie di tweet contro i “democratici buoni a nulla”.

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