Chip, il colosso di Taiwan pronto a investimenti record in Italia

Il colosso dei microchip è pronto a sbarcare in Italia, con Lombardia e Veneto che potrebbero essere sede di una delle fabbriche che darà migliaia di posti di lavoro

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Nuovi e importanti investimenti potrebbero presto riguardare l’Italia, che nelle ultime settimane ha attirato l’attenzione di un colosso dell’economia mondiale pronto a sbarcare nel Bel Paese. Si tratta di Tsmc, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, la prima impresa al mondo nel settore dei microchip e la nona più grande per valore di mercato con una capitalizzazione di circa 470 miliardi di dollari.

Nelle scorse settimane alcuni rappresentanti di Taiwan avrebbero avviato i contatti preliminari col governo per la costruzione ex novo di una fabbrica di microchip in Europa e l’Italia, insieme alla Germania, è uno dei paesi nel quale localizzare gli impianti.

La scelta italiana sarebbe quella più incline al progetto di Taiwan, ma ci sono ancora degli ostacoli da superare e dei dettagli da mettere a punto per l’investimento che andrebbe in parallelo a progetti simili già in corso in Giappone e in Arizona.

Tsmc, l’opportunità per l’Italia

Con l’obiettivo di accorciare le catene del valore, in modo da ridurre il rischio che una crisi internazionale riduca le forniture e tagli fuori l’azienda da alcuni mercati, Tmsc ha deciso di avviare una strategia di avvicinamento della capacità produttiva ai mercati di sbocco.

Dopo l’esperienza pandemica, ma anche a causa dell’attuale guerra in Ucraina che ha frenato e non poco il mercato dei microchip (alcuni big hanno dovuto bloccare la produzione dei prodotti di punta), il colosso di Taiwan ha deciso di avviare quest’anno un investimento da miliardi di dollari tra Giappone e Stati Uniti, con nuove mete ora presenti nella speciale mappa d’espansione.

Nelle ultime settimane, come detto, anche l’Italia è entrata a far parte della lista dei paesi candidati a ospitare una fabbrica di chip (il nostro paese sta infatti attraendo investitori come abbiamo spiegato qui), ma il cammino è tutt’altro che privo di ostacoli. Quelli di base sono politici, ma bisognerà prima di tutto battere la concorrenza della Germania. Il Bel Paese e Berlino, infatti gli unici territori rimasti in lizza per la scelta finale perché sono il primo e il secondo Paese manifatturiero d’Europa.

A favore della Germania giocano la densità industriale dell’intera economia e la disponibilità di forza lavoro qualificata, ma è da qualche settimana che tutto sembra essere in fase di stallo.

Le trattative erano cominciate più di un anno fa, ma il cambio al governo avrebbe messo tutto in standby. L’Italia, invece, è entrata con decisione nei pensieri dei taiwanesi, che valutano con particolare interesse la soluzione di avere una nuova fabbrica nei distretti manifatturieri fra la Lombardia e il Veneto.

In queste regioni, infatti, non mancano i fattori considerati vantaggiosi come un’elevata domanda di semiconduttori (tema sempre caldo come abbiamo notato anche qui) per macchine utensili, la vicinanza di centri universitari con i quali avviare programmi di formazione, la disponibilità di manodopera qualificata a costi inferiori alla Germania.

Infatti, tra le opportunità di certo da tenere in conto c’è la possibilità di avere una grande richiesta di posti di lavoro, che collegato al tipo di investimento portato da Taiwan potrebbe dare una nuova forza e nuove energie all’economia italiana.

Quanto vuole investire il colosso del chip

Ma a quanto ammonterebbe l’investimento totale che Taiwan (recentemente al centro delle cronache anche per un violento terremoto) vorrebbe destinare alla nuova fabbrica di microchip nel Vecchio Continente? La cifra è tutt’altro che irrisoria e l’Italia è fortemente attratta dalla possibilità di accaparrarsela. Tsmc, infatti, sarebbe pronta a mettere sul piatto un budget da 100 miliardi di investimenti in tre anni, con una spesa iniziale di 10 miliardi per la creazione fra un massimo di cinquemila e un minimo di tremila posti di lavoro diretti.

L’eventuale arrivo in Italia permetterebbe di rafforzare un settore dove St Microelectronics è presente con prodotti di buon livello tecnologico, ma sul quale manca un ampio radicamento industriale.

L’investimento italiano, oltre al citato interesse per i territori di Lombardia e Veneto, avrebbe dei vantaggi per il colosso di Taiwan in quanto il costo del lavoro sarebbe più basso rispetto alla Germania. Un tema molto caro al fondatore di Tsmc, il cui obiettivo è sì quello di avvicinarsi a nuovi poli per il mercato, ma senza sperperare soldi in sistemi considerati troppo esosi per l’azienda.