Covid-19, la lunga depressione economica che ci aspetta. Lo studio

La percezione delle proprie condizioni economiche rischiano di instaurare una lunga fase depressiva fatta di scarsi consumi. Lo studio su Italia, Spagna, Regno Unito.

Tre settimane di ricerca, realizzata da Open Evidence, nei Paesi più colpiti dalla pandemia, Italia, Spagna e Regno Unito restituiscono un quadro preoccupante della società. Le persone hanno subito danni non solo fisici, ma anche sul piano mentale e cognitivo. E soprattutto hanno timore di nuove ondate e delle proprie condizioni economiche. Una percezione del futuro che potenzialmente potrebbe generare una lunga fase di stop ai consumi e agli investimenti.

Open Evidence, in collaborazione con BDI- Schlesinger Group e con ricercatori e studiosi di varie università, ha completato uno studio in Italia, Regno Unito e Spagna che misura gli effetti di breve e lungo periodo causati dall’emergenza Covid-19, dalle misure governative alle strategie di comunicazione. Gli stessi 1.000 individui sono stati seguiti per tre rilevazioni consecutive in ciascuno dei tre Paesi: 24 aprile 1° maggio, 2-9 maggio, 10-18 maggio.

Le tre settimane di lavoro hanno messo in luce uno spaccato della società in interessante, che può essere oggetto di approfondite riflessioni su come affrontare la fase post pandemia.

Nel periodo 24 – aprile sono emersi i seguenti risultati:

  • Non solo la salute: è necessario preservare le condizioni economiche. In tutti e tre i Paesi, i partecipanti ritengono che la tutela della salute non sia più importante di evitare la crisi economica (67% in Italia, 60% nel Regno Unito, e 58% in Spagna) e che i governi dovrebbero fornire un piano chiaro per l’uscita dalla crisi (73% nel Regno Unito; 72% in Spagna; 65% in Italia). Queste percentuali testimoniano una forte preoccupazione per la situazione economica e la forte necessità di tornare alla normalità;
  • Salute mentale a rischio. Utilizzando intelligenza artificiale (machine learning) sui dati raccolti, abbiamo calcolata la percentuale di popolazione la cui salute mentale è a rischio a causa di vari shock e fattori di vulnerabilità socioeconomica causati o accentuati dal lockdown: 41% in Italia, 46% in Spagna e 42% nel Regno Unito;
  • Vulnerabilità sociale. Il rischio per la salute mentale è chiaramente legato ad alcuni fattori di vulnerabilità. Essere disoccupati, vivere con più persone in spazi abitativi ristretti, avere a casa bambini/ragazzi in età scolare, avere subito un evento stressante a causa del lockdown (chiusura attività, perdita del lavoro, diminuzione delle entrate), aumentano depressione, ansietà e stress. Al contrario lo diminuiscono, avere un reddito relativamente alto, possedere casa di proprietà senza mutuo da pagare, avere uno spazio abitativo relativamente ampio, poter pagare le bollette per oltre sei mesi anche in caso di mancanza di entrate (buffer finanziario).

Minate le capacità cognitive. I dati della seconda rilevazione (2–9 maggio) indicano che aver subito uno shock riduce le capacità cognitive, aumenta la propensità al rischio e la reciprocità negativa (maggior appoggio a forme di sanzione più dure).

Una depressione economica causata dalla paura. I risultati, tuttavia, più impressionanti e preoccupanti, sono quelli ottenuti dalla terza rilevazione (10-18 maggio) riguardano le aspettative future e i possibili mutamenti comportamentali di lungo periodo: a) l’83,8% del campione considera abbastanza probabile e/o molto probabile una seconda ondata dell’epidemia (90,9% in Spagna; 84,4% nel Regno Unito; 76,1% in Italia); b) il 91% del campione considera abbastanza probabile e/o molto probabile una depressione economica (92,3% in Spagna; 90,3% nel Regno Unito; 90,5% in Italia); c) il 56,2% del campione considera abbastanza probabile e/o molto probabile una restrizione permanente dei nostri diritti e libertà (65,3% in Spagna; 49,5% nel Regno Unito; 54,3% in Italia); d) il 76,9% del campione si attende che per il ritorno alle nostre vite normali richiederà tra 6 mesi e un anno e/o più di un anno (76,5% in Spagna; 81,6% nel Regno Unito; 72,3% in Italia).

Comunicazione e politiche sociali. Questi risultati delle tre settimane di indagine sono legati da uno stesso filo, soprattutto quelli relativi alle aspettative sul futuro e ai possibili cambiamenti comportamentali. È necessaria un’azione da parte delle istituzioni per scongiurare di precipitare in una lunga fase di precarietà e depressione economica. I nostri governanti devo ristabilire fiducia e speranza, utilizzando le migliori risorse professionali nel dare forma alle loro strategie di comunicazione e ai loro annunci.

Gran parte delle persone vulnerabili si trovano, non solo in fondo alla gerarchia sociale ma anche tra le fila della classe media. Pertanto, bisogna evitare l’errore di ricorrere a misure shock sia dal punto di vista comunicativo sia da quello delle misure economiche (il ricorso all’austerity) che ha hanno caratterizzato la grande recessione del 2008-2010. Durante la fase di transizione e fino a quando l’economia non si riprenderà, i governi devono approntare politiche sociali opportune se vogliono evitare un’ondata ancora più travolgente di atteggiamenti anti-establishment.

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Covid-19, la lunga depressione economica che ci aspetta. Lo studio