“Io resto a casa”, gli spostamenti con il nuovo decreto Conte: regole e modulo

Con il nuovo Dpcm in vigore da martedì 10 marzo contro il Coronavirus, partono le restrizioni agli spostamenti. Ecco in quali casi, e solo questi, è possibile spostarsi

Aggiornamento: Dal 23 marzo è cambiato il modello per l’autocertificazione degli spostamenti in seguito alle nuove restrizioni decise dal Governo Conte. Lo potete scaricare qui.

“Io resto a casa”: il nome che il premier Giuseppe Conte ha scelto per il suo nuovo decreto Dpcm per fronteggiare il Coronavirus non poteva essere più esplicito. Non un obbligo, ma un monito, assolutamente necessario, che riguarda l’Italia intera.

Non esiste più uno Stivale spaccato in due, ma un’Italia unita, in cui le regole sono uguali per tutti, da Nord a Sud. Un’Italia “arancione”. Questa, ribadiscono con fermezza gli esperti, è l’unica arma che abbiamo nelle nostre mani per sconfiggere l’epidemia da Covid-19. È il modello Cina, che da Pechino a Shangai sta funzionando perché là il contagio si è quasi bloccato. Non è ancora un ritorno alla normalità, ma un preziosissimo punto di svolta.

Ma cosa cambia ora per gli spostamenti quotidiani che ogni giorno ognuno di noi fa? Per andare al lavoro o semplicemente per assolvere ai nostri impegni? Iniziamo con il chiarire che non esiste un divieto di uscire di casa, ma gli spostamenti vanno assolutamente limitati allo stretto necessario.

Come funziona il modulo per l’autodichiarazione

Da oggi, martedì 10 marzo, fino almeno al 3 aprile, chiunque voglia spostarsi dovrà giustificare il proprio spostamento alle autorità. Come? Compilando l’autodichiarazione fornita dal Governo stesso, che potete scaricare qui.

Nel modulo vanno dichiarati le nostre generalità, il tragitto che stiamo compiendo e il motivo per cui ci stiamo spostando. Firmandolo, ci assumiamo la responsabilità di ciò che abbiamo dichiarato. Se un membro delle autorità ci dovesse fermare per controllare la nostra autocertificazione, apporrà la propria firma, il luogo, l’ora e la data del controllo.

Gli unici casi in cui ci si può spostare

Nel modulo, che deve essere firmato dal cittadino e dall’operatore di polizia, chi vuole spostarsi deve indicare che il viaggio è determinato da una di queste quattro motivazioni:

  • comprovate esigenze lavorative;
  • situazioni di necessità (tra queste, andare a fare la spesa o in farmacia, oppure andare a trovare un genitore anziano)
  • motivi di salute;
  • rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Il firmatario, si legge sul modulo, è “consapevole delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale” e a conoscenza delle misure di contenimento del contagio previste nel decreto nonché delle sanzioni previste. Chi mente commette il reato di falso, oltre ad incorrere in tutte le altre sanzioni previste dalla legge a carico di chi si sposta illegittimamente, una su tutte l’arresto sino a tre mesi.

Le restrizioni

Mentre cambia anche il modo di lavorare, ecco le restrizioni da rispettare:

  • evitare ogni spostamento delle persone fisiche, salvo che lo stesso sia motivato da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È, invece, consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;
  • con sintomi da infezione respiratoria e febbre maggiore di 37,5° restare a casa e contattare il proprio medico curante;
  • divieto assoluto di muoversi dalla propria abitazione per le persone in quarantena o risultate positive al virus
  • divieto di ogni forma di assembramento tra le persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico

Quando serve l’autocertificazione

Ma quando serve l’autocertificazione? Per quanto non sia esplicitato nel decreto, vi consigliamo di portarla sempre con voi.

Se invece dovete spostarvi anche solo di pochi metri, se uscite per poco senza allontanarvi troppo da casa, volendo interpretare in maniera molto rigida le disposizioni del decreto, non potreste farlo: trattandosi di spostamenti non necessari, sarebbero di fatto vietati e, quindi, non giustificati nemmeno dall’autodichiarazione.

Vero è, però – e questo appare come un paradosso – che bar e negozi restano aperti. Quindi non capisce come si potrebbero frequentare, non essendo questi, ovviamente, spostamenti strettamente necessari.

coronavirus-infografica

Fonte: ANCI

Le disposizioni sono in parte state modificate dopo il Dpcm dell’11 marzo, che chiude negozi e bar in tutta Italia fino al 3 aprile. Restano aperti solo alimentari, farmacie, edicole, tabaccai, banche, poste e i servizi essenziali. Qui trovate tutte le info aggiornate.

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