Quali sono le principali cause dell’inquinamento

Scopri le cause fondamentali dell'inquinamento e come diminuire il loro impatto quotidianamente

La lotta all’inquinamento rappresenta una sfida di rilevanza globale, tra le principali dell’età contemporanea. I governi di tutto il mondo stanno infatti tentando di trovare una rapida ed efficace soluzione a questo problema, in grado di minacciare la salute dell’uomo e dell’intero ecosistema.

Per capire come ridurre l’impatto che l’attività umana ha sulla sopravvivenza del Pianeta e della nostra stessa specie è necessario, innanzitutto, sapere bene cosa si intende per inquinamento ambientale e, poi, conoscere nel dettaglio tutte le cause dell’inquinamento. Solo in questo modo, infatti, è possibile riflettere su questa delicata tematica in maniera davvero consapevole.

Cosa si intende per inquinamento ambientale e atmosferico

“Inquinamento ambientale” è la definizione con la quale si fa riferimento a una qualsiasi alterazione degli equilibri di un ecosistema, sia essa naturale o antropica (cioè dovuta all’intervento dell’uomo). Tali alterazioni sono determinate dalla presenza di elementi inquinanti, cioè in grado di determinare effetti ritenuti dannosi sull’ambiente.

L’inquinamento atmosferico è la più nota delle tante tipologie di inquinamento presenti sulla Terra. Tra queste, per esempio, figurano anche l’inquinamento termico, l’inquinamento idrico, l’inquinamento del suolo e l’inquinamento acustico. Per “inquinamento atmosferico”, nello specifico, si intende la presenza nell’aria di sostanze, allo stato di gas, vapori, nebbie oppure pulviscoli, che risultano nocive per l’uomo e per l’ambiente.

Quando si parla di inquinamento atmosferico si fa spesso riferimento anche a una parola inglese, cioè “smog”, ottenuta dalla fusione dei termini “smoke” (cioè “fumo”) e “fog” (“nebbia”). Si tratta di una particolare nebbia scura e pesante, caratteristica dei grandi concentramenti urbani e composta da minutissime particelle provenienti da varie fonti (dalle attività industriali al traffico, passando per il riscaldamento domestico), che hanno effetti dannosi sull’uomo e sull’ambiente.

Le principali cause dell’inquinamento atmosferico

Guardando alla situazione europea è doveroso sottolineare che, sebbene le emissioni di diversi inquinanti atmosferici siano diminuite in modo sostanziale negli ultimi anni, anche grazie alla politica più aggressiva dell’Unione Europea in materia di lotta all’inquinamento, le concentrazioni degli agenti inquinanti nell’aria risultano ancora troppo alte, per ammissione della stessa Agenzia europea dell’ambiente.

Dal momento che l’intervento dell’uomo è decisivo in tal senso, è necessaria una presa di coscienza collettiva ancora maggiore attorno a questo problema. Come già sottolineato, perché ciò sia possibile, è necessario sapere quali sono le cause dell’inquinamento e conoscere i principali elementi inquinanti dell’atmosfera e dell’ambiente in generale.

I principali elementi inquinanti dell’atmosfera e le loro cause

Come confermato dall’Agenzia europea dell’ambiente, i tre principali inquinanti dell’atmosfera, cioè quelli ritenuti in grado di incidere in maniera più significativa sulla salute dell’essere umano, sono attualmente il particolato atmosferico, il biossido di azoto e l’ozono troposferico.

Il particolato atmosferico

Il particolato atmosferico è costituito da un insieme di particelle che sono sospese in aria e che noi respiriamo quotidianamente. Queste particelle, nel gergo comune, sono chiamate polveri sottili o pulviscolo. Nello specifico, tra i componenti del particolato ci sono: solfati, nitrati, ione di ammonio, cloruro di sodio, particelle carboniose, polvere minerale e acqua.

Per dimensioni, il particolato si distingue generalmente in due classi principali: PM10 e PM2.5. La sigla PM deriva dal termine inglese “Particulate Matter”, che in italiano è traducibile come “materiale particolato”. Il primo gruppo (PM10) ha un diametro aerodinamico minore di 10 µm ed è in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (naso, faringe e trachea).

La seconda classe (PM2.5) è caratterizzata da un diametro aerodinamico minore di 2.5 µm e può raggiungere i polmoni e i bronchi secondari. Questo secondo gruppo è anche indentificato col nome di “particolato fine”. Le particelle di questo tipo si distinguono per i lunghi tempi di permanenza nell’atmosfera, possono essere trasportate a grande distanza rispetto al punto di emissione e sono in grado di veicolare sulla loro superficie altri inquinanti (come, per esempio, i metalli pesanti e gli idrocarburi).

Come evidenziato dal ministero della Salute già nel 2015, numerosi studi hanno messo in luce una correlazione tra l’esposizione acuta al particolato disperso nell’aria e problemi quali sintomi respiratori, alterazioni della funzionalità respiratoria, ricoveri in ospedale e mortalità legata a malattie respiratorie. Non solo: l’esposizione prolungata nel tempo al particolato, anche a basse dosi, è stata collegata all’aumento di mortalità per malattie respiratorie e a patologie come bronchiti croniche, asma e riduzione della funzionalità respiratoria. L’esposizione cronica al particolato, inoltre, è risultata essere verosimilmente correlata a un aumento del rischio di tumore alle vie respiratorie (in particolare, il cancro è stato associato all’esposizione al particolato più fine).

Le fonti del particolato atmosferico si distinguono in “fonti primarie” e “fonti secondarie”. Nel primo caso si verifica un’emissione diretta del particolato nell’atmosfera, mentre nella seconda tipologia ciò avviene in seguito a trasformazioni chimico-fisiche di altre sostanze. Più nello specifico, le sorgenti che possono dare origine al particolato possono essere di tipo naturale (erosione del suolo, spray marino, eruzione dei vulcani, incendi boschivi, tempeste di polvere etc.) o antropiche (lavorazioni industriali, agricoltura e allevamento, riscaldamento domestico, traffico veicolare e, più in generale, processi di combustione vari).

A questo proposito, un dettagliato studio realizzato in Italia dall’Ispra sugli anni 2000-2016 ha acceso i riflettori su un trend evidente negli ultimi anni nel nostro Paese: mentre diminuisce l’inquinamento da PM2.5 dovuto al trasporto veicolare, all’agricoltura, alle lavorazioni industriali e alla produzione energetica, è in aumento quello legato al riscaldamento e agli allevamenti.

Il biossido di azoto

Il biossido di azoto (NO2) è un gas caratterizzato da un colore bruno-rossastro e da un odore forte e pungente. È tossico e ha un forte potere irritante. Viene definito un inquinante a prevalente “componente secondaria”, dal momento che solo una piccola parte è emesso direttamente nell’atmosfera mentre, per la maggior parte, è il prodotto dell’ossidazione del monossido di azoto (NO) nell’atmosfera.

Il biossido di azoto provoca effetti negativi sulla salute umana e, assieme al già citato monossido di azoto, contribuisce a determinare fenomeni di smog fotochimico, di eutrofizzazione e di piogge acide.

Il biossido di azoto ha origine in gran parte nell’atmosfera per effetto dell’ossidazione del monossido, inquinante principale che si forma durante i processi di combustione. Le emissioni da fonti antropiche derivano sia dai già citati processi di combustione (centrali termoelettriche, riscaldamento e traffico veicolare), che da processi produttivi in assenza di combustione (come la produzione di acido nitrico e l’uso di fertilizzanti azotati).

L’ozono troposferico

L’ozono troposferico è un inquinante di tipo secondario, risultato di reazioni chimiche tra gli ossidi d’azoto (NOx) e i composti organici volatili (COV), favorite dalle temperature elevate e dal forte irraggiamento del Sole. È il principale rappresentante del complesso mix di sostanze chiamato “smog fotochimico”. Quest’ultimo tipo di smog, già citato in precedenza, è un particolare inquinamento atmosferico tipico delle giornate caratterizzate da condizioni meteo stabili e forte insolazione. Non è un caso, quindi, che le concentrazioni di ozono più elevate si riscontrano generalmente nei mesi più caldi dell’anno.

I composti che costituiscono lo smog fotochimico sono tossici per gli esseri umani, per gli animali e per i vegetali e hanno un elevato potere ossidante, tale da poter degradare molti materiali diversi. In natura, più del 90% dell’ozono si trova nella stratosfera, dove forma l’indispensabile barriera protettiva contro le radiazioni UV generate dal Sole. Nella troposfera, cioè in quella fascia di atmosfera che va dal suolo fino a circa 12 chilometri di altezza, l’ozono si forma a seguito alle reazioni chimiche sopracitate. I precursori di questo inquinante secondario sono generalmente prodotti da combustione civile e industriale e da processi che usano o producono sostanze chimiche volatili, come i solventi e i carburanti.

Le principali cause dell’inquinamento ambientale

Per inquinamento ambientale, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, si intende la presenza di elementi inquinanti nell’intero ambiente naturale. Ciò significa che, per esempio, oltre all’atmosfera bisogna considerare anche il terreno e l’acqua. Gli elementi inquinanti sono di vario genere: vanno dai gas ai liquidi, passando per i residui dei processi di combustione e senza dimenticare le sostanze radioattive, le radiazioni elettromagnetiche, i rumori e le vibrazioni.

Anche in questo caso le cause sono distinte in naturali e antropiche. Nelle prime rientrano, per lo più, le emissioni di zolfo, benzene e monossido di carbonio durante le eruzioni vulcaniche o durante gli incendi (che, però, possono anche essere innescati dall’uomo). Tra le cause espressamente di natura antropica, alcune sono già state citate in relazione all’inquinamento atmosferico: spiccano, in tal senso, le lavorazioni industriali, i processi di produzione elettrica, il riscaldamento, l’agricoltura e gli allevamenti intensivi e il traffico veicolare.

Più nello specifico, I rifiuti solidi, liquidi e gassosi (e il loro non corretto smaltimento) sono la causa principale dell’inquinamento del suolo. Tra i principali inquinanti spiccano, in questo ambito, i concimi chimici, i fertilizzanti, i diserbanti, gli insetticidi, l’arsenico e gli altri rifiuti tossici. L’inquinamento idrico è strettamente connesso all’inquinamento del suolo, in quanto determinato dal non corretto smaltimento di sostanze dannose nell’ambiente nei fiumi, nei laghi, nel mare e nelle falde acquifere.

L’inquinamento acustico è determinato dalla presenza di rumori che disturbano la qualità della vita e provocano danni alla salute. In questo particolare ambito, le principali cause di inquinamento sono i rumori generati dal traffico veicolare e, più in generale, dai sistemi di trasporto, i rumori degli impianti industriali e i rumori generati dagli spettacoli musicali e dalla movida notturna.

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