Centri estivi sempre più cari, quanto costa organizzare i mesi di stop scolastico

Mandare i figli al campo estivo costa ormai come metà stipendio, ma gli aiuti comunali e i rimborsi aziendali riducono le spese

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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I centri estivi sono fondamentali e lo dicono i numeri delle iscrizioni. Lo scorso anno le opzioni più gettonate sono stati i centri estivi comunali e la formula di iscrizione per il maggior tempo possibile. In assenza di una rete familiare di supporto, come quella dei nonni, una famiglia italiana arriva a spendere tra metà e un terzo dello stipendio per mandare il figlio in un centro estivo nel mese di luglio.

I centri estivi costano molto, soprattutto se si punta a tipologie come quelli sportivi o se si fa partecipare il figlio a una serie di attività extra come gite, escursioni o corsi sportivi. Negli ultimi anni, inoltre, i prezzi sono aumentati e sono diventati insostenibili per molti. Lo scorso anno si è verificato un aumento del 12,3% rispetto all’anno precedente, già in aumento rispetto al 2023. Secondo lo studio condotto da Adoc, associazione per i consumatori, la media del costo di un centro estivo privato a tempo pieno per una settimana è di circa 173 euro, che per una famiglia con un solo figlio che necessita di fargli fare otto settimane di centro estivo, diventano circa 1.400 euro.

Centri estivi: costi in aumento

Siamo l’unico Paese dove la scuola chiude per tre mesi consecutivi all’anno. Quest’anno il calendario scolastico si conclude dal 6 al 16 giugno e riprende tra il 10 e il 17 settembre. Le famiglie devono quindi organizzare le giornate per non lasciare i figli minori di 14 anni da soli in casa (età definita dalla legge). In molti casi viene in supporto la famiglia, in altri non è possibile e quindi si fa affidamento sui centri estivi, i campi estivi o i centri sportivi.

I costi possono variare molto da Nord a Sud, da regione a regione a seconda dei supporti disposti, così come anche da comune a comune. In generale però si parla di aumenti, che si sommano ai dati in rialzo dello scorso anno.

Quanto costano i centri estivi comunali?

Ci sono località che hanno scelto di mantenere i costi contenuti per supportare le famiglie. In genere per i centri estivi comunali c’è una quota fissa, che può variare a seconda della dichiarazione Isee.

Il prezzo rilevato per i centri estivi organizzati in strutture pubbliche, come riporta Federconsumatori in un’indagine relativa ai costi settimanali del 2025, è di circa 79 euro per metà giornata e 99 euro per il tempo pieno.

Invece per le strutture private, il tempo pieno si aggira intorno ai 176 euro a settimana, fino a 120 euro per i ragazzi che frequentano i centri estivi solo metà giornata.

L’esempio di Riccione

Per esempio, a Riccione, come sottolineato dalla vicesindaca e assessora ai servizi educativi Sandra Villa, sono state adottate delle misure in favore della conciliazione fra tempi di vita e di lavoro delle famiglie. Grazie anche ai contributi regionali, per molti nuclei il servizio sarà gratuito e per gli altri, a seconda delle loro condizioni, si può arrivare a pagare anche soltanto 50 euro per l’intero periodo di permanenza nel centro estivo.

A Riccione, quindi, le tariffe settimanali non hanno subito rincari negli anni e le quote di partecipazione sono definite in base alle dichiarazioni Isee, suddivise in fasce agevolate:

  • isee fino a 2.582 euro i costi a settimana variano da 7,50 a 11 euro;
  • isee fino a 15mila euro i costi a settimana variano da 21,50 euro a 32 euro;
  • isee fascia ordinaria (redditi sopra i 15mila) i costi a settimana variano da 24 a 35 euro;

Ci sono poi sconti per famiglie con 3 o più figli e rimborsi messi in campo dalla Regione.

Quali sono i bonus per i centri estivi nel 2026?

Anche se i prezzi restano molto alti, è bene sapere che esistono dei bonus per mandare i figli nei centri estivi. Proprio come l’esempio di Riccione citato sopra, ci sono dei modi per abbassare i costi o venire rimborsati.

Con la legge di Bilancio 2026 si è reso strutturale lo stanziamento di 60 milioni di euro annui per il potenziamento dei servizi socio-educativi territoriali.

Il fondo non viene erogato direttamente dallo Stato al cittadino, ma ogni Comune può decidere se utilizzare i fondi per abbassare le rette dei centri comunali o erogare un voucher da spendere presso le strutture private accreditate. Quindi si possono consultare gli uffici fisici o online dei propri comuni per sapere in che modalità ricevere supporto.

Ci sono anche bonus regionali della stessa tipologia o è possibile detrarre il centro estivo dal modello 730. Nel caso di un centro sportivo la detrazione è del 19%, con un tetto massimo di 210 euro per figlio, e si possono recuperare fino a 40 euro circa per figlio nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

Un ultimo modo per rientrare della spesa del centro estivo è il welfare aziendale. Molte aziende, infatti, permettono di richiedere il rimborso delle rette del centro estivo, che in alcuni casi ritorna direttamente in busta paga o tramite dei voucher.