Code in autostrada, come richiedere il rimborso dopo il ponte del 2 giugno

Pedaggi autostradali: dal 1° giugno 2026 l'ART introduce i rimborsi per ritardi e blocchi del traffico dovuti a cantieri programmati.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Dal 1° giugno 2026 è entrato in vigore il nuovo sistema di rimborsi dei pedaggi autostradali previsto dall’autorità di regolazione dei Trasporti (ART), che riconosce un rimborso per chi è rimasto bloccato a causa di cantieri programmati o di gravi interruzioni del traffico. Chi, durante il ponte del 2 giugno, ha dovuto fare i conti con lunghe code in autostrada potrà, quindi, compensare economicamente una parte dei disagi subiti.

Quando si ha diritto al rimborso per il traffico in autostrada

La nuova disciplina stabilisce che gli utenti possano ottenere il rimborso totale o parziale del pedaggio pagato per:

  • ritardi causati da cantieri programmati;
  • blocchi del traffico particolarmente prolungati.

In entrambi i casi, si tratta di situazione in cui il servizio autostradale non rispetta determinati standard di qualità ma non si tratta di un rimborso automatico. È il conducente infatti a dover presentare richiesta attraverso i canali messi a disposizione dalle società concessionarie che gestiscono i singoli tratti autostradali.

Per stabilire se un automobilista ha diritto al ristoro, viene confrontato il tempo effettivo di percorrenza con un tempo medio di riferimento calcolato sulla base di diversi parametri:

  • lunghezza del percorso;
  • categoria del veicolo;
  • fascia oraria;
  • condizioni meteorologiche;
  • traffico normalmente prevedibile.

Nel calcolo non vengono considerate eventuali soste effettuate nelle aree di servizio.

Chi può richiedere il rimborso

Possono essere rimborsati soltanto i viaggi effettuati su tratte gestite interamente da un unico concessionario. Questo significa che se il percorso attraversa autostrade appartenenti a diverse società di gestione, almeno fino al 30 novembre 2026 non sarà possibile richiedere il ristoro. La situazione cambierà dal 1° dicembre 2026, quando il sistema verrà esteso anche ai tragitti che coinvolgono più concessionari, rendendo il meccanismo più semplice e accessibile per la maggior parte degli utenti.

Quando spetta il rimborso per i cantieri

Le soglie per ottenere il rimborso variano in base alla lunghezza della tratta percorsa.

  • per i percorsi sotto i 30 chilometri il diritto al rimborso può maturare indipendentemente dal numero di minuti di ritardo registrati;
  • per le tratte comprese tra 30 e 50 chilometri il ritardo deve essere pari ad almeno 10 minuti;
  • per le tratte superiori a 50 chilometri il ritardo deve superare i 15 minuti affinché la richiesta possa essere presa in considerazione.

L’entità del rimborso viene poi calcolata in maniera proporzionale alla lunghezza della tratta interessata dal disservizio.

A quanto corrisponde il rimborso in caso di traffico in autostrada

La normativa ha introdotto percentuali di rimborso direttamente collegate alla durata dell’interruzione. Le soglie previste sono tre:

  • rimborso del 50% del pedaggio per interruzioni superiori a 60 minuti e inferiori a due ore;
  • rimborso del 75% per blocchi compresi tra due e tre ore;
  • rimborso del 100% per interruzioni superiori alle tre ore.

Le eccezioni: quando il rimborso non è previsto

Non tutti i ritardi consentono però di ottenere il ristoro, poiché la normativa prevede una serie di esclusioni che gli automobilisti devono conoscere prima di presentare la domanda.

Nel dettaglio, non è previsto alcun rimborso nei casi di:

  • cantieri emergenziali allestiti dopo incidenti stradali;
  • lavori urgenti causati da eventi meteorologici eccezionali;
  • emergenze idrogeologiche;
  • operazioni di soccorso;
  • interventi imprevedibili necessari per garantire la sicurezza della circolazione.

Il concessionario può essere chiamato a rispondere economicamente solo dei disagi derivanti da lavori programmati e quindi prevedibili. Inoltre:

  • il l rimborso non spetta quando sulla tratta interessata è già in vigore una riduzione generalizzata del pedaggio applicata proprio per compensare i disagi;
  • almeno nella fase iniziale, restano esclusi anche alcuni cantieri mobili di manutenzione ordinaria, come quelli relativi a sfalcio dell’erba, pulizia della carreggiata, manutenzione della segnaletica.

Come richiedere il rimborso

Per ottenere il ristoro è necessario utilizzare i siti internet o le applicazioni ufficiali delle società concessionarie. Ogni gestore autostradale ha predisposto procedure dedicate attraverso le quali gli utenti possono verificare la presenza di eventuali crediti maturati e presentare la relativa richiesta.

In futuro è prevista la realizzazione di una piattaforma unica nazionale che consentirà di gestire tutte le richieste attraverso una sola app, semplificando ulteriormente le procedure. Per il momento, invece, occorre fare riferimento al concessionario che gestisce il tratto percorso.

Quando arriva

Secondo le regole stabilite dall’autorità di regolazione dei Trasporti, il credito dovrebbe comparire entro 20 giorni dalla data del viaggio. Il sistema verifica automaticamente i dati relativi alla percorrenza e, qualora sussistano i requisiti previsti, accredita il relativo importo sotto forma di credito elettronico.

Esiste però una soglia minima per l’effettiva erogazione.

I rimborsi maturati superiori a 10 centesimi vengono conteggiati, ma il pagamento avviene soltanto quando il totale accumulato raggiunge almeno un euro.

Come vengono pagati i ristori

La modalità di accredito dipende dal sistema utilizzato per il pagamento del pedaggio.

Il rimborso può essere riconosciuto:

  • direttamente sulla carta di credito;
  • sulla carta di debito utilizzata al casello;
  • tramite sistemi di telepedaggio come Telepass o MooneyGo;
  • mediante bonifico bancario, se richiesto dall’utente.