Immobiliare: settimana tra tassi, geopolitica e rotazione settoriale

Riflettori su quello che è successo durante l'ultima settimana nel comparto immobiliare, partendo dalle aziende quotate a Piazza Affari e dai dati di settore

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Redazione

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Il settore immobiliare ha vissuto un’altra settimana guidata più dalle aspettative sui tassi BCE e dal contesto geopolitico che da singole notizie societarie. In un contesto in cui i mercati restano sensibili al mix tra inflazione ancora vischiosa, prezzi energetici volatili e rischio geopolitico in Medio Oriente, i titoli immobiliari hanno mostrato movimenti contenuti, con una forte differenziazione tra le varie tipologie di asset.

Focus du BCE, Fed e rischio geopolitico

Sul fronte macro, le indicazioni più recenti confermano che la BCE resta in una fase di politica monetaria ancora restrittiva o comunque non accomodante, con i mercati che continuano a prezzare possibili movimenti sui tassi nel corso dell’anno. In parallelo, le aspettative sulle future decisioni della Federal Reserve restano un driver chiave per i mercati globali: la traiettoria dei tassi USA condiziona infatti il costo del capitale, il dollaro e il sentiment generale sugli asset reali, con effetti indiretti anche sull’immobiliare europeo.

Il contesto geopolitico ha aggiunto ulteriore volatilità: le tensioni legate all’energia e al Medio Oriente hanno sostenuto la narrativa di inflazione potenzialmente più rigida, fattore storicamente negativo per il real estate in quanto riporta pressione sui tassi reali.

I dati macro della settimana

Tornano a salire le domande di mutuo negli Stati Uniti. Nella settimana all’8 maggio, l’indice che misura il volume delle domande di mutuo ipotecario registra un incremento dell’1,7%, dopo il -4,4% registrato la settimana precedente. L’indice relativo alle richieste di rifinanziamento è sceso dello 0,8%, mentre quello relativo alle nuove domande è salito del 3,8%. La Mortgage Bankers Associations (MBA) ha indicato che i tassi sui mutui trentennali sono saliti appena al 6,46% dal 6,45% precedente.

Segnali positivi sono giunti dal mercato immobiliare statunitense. Le vendite di case esistenti hanno registrato ad aprile un incremento dello 0,2% dopo il -2,9% riportato a marzo. Secondo quanto comunicato dall’Associazione Nazionale degli Agenti Immobiliari (NAR) sono state vendute 4,02 milioni di abitazioni rispetto ai 4,01 milioni di marzo e rispetto alle 4,05 milioni attese.

Studi di settore

Anche nel quarto trimestre del 2025, il mercato dei mutui ipotecari continua la sua significativa crescita confermando il trend già riscontrato dalle precedenti rilevazioni. Lo rilevano gli analisti di Kìron Partner, società di mediazione creditizia del Gruppo Tecnocasa. Le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto della casa per un totale di 14,9 miliardi di euro, segnando un importante aumento del +7,4% rispetto allo stesso periodo del 2024 (+1.035 milioni di euro). L’ammontare complessivo delle erogazioni nel 2025 sale a 55,6 miliardi di euro facendo registrare una performance annua  del + 24,9% rispetto al 2024.

“L’attesa del rialzo dei tassi, attualmente prematuro, indica la volontà di scongiurare una frenata della crescita economica (già in crisi), ma anche la scelta di non alimentare l’inflazione, come è invece avvenuto tra il 2020 e il 2022. In conclusione, le conseguenze dei conflitti bellici per l’inflazione e per la crescita economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia che potrebbero trasformarsi in una vera e propria inflazione richiedendo, a quel punto, un intervento della politica monetaria” – dichiara Oscar Cosentini, Presidente Kìron Partner.

L’andamento del settore in Borsa

Il settore immobiliare sulla piazza milanese ha chiuso l’ottava in territorio negativo con l’indice FTSE Italia All Share Real Estate che cede il 3,2%. Male anche il comparto, a livello europeo, con l’indice Stoxx 600 Real Estate che perde l’1,3%.

Fra le società immobiliari quotate a Piazza Affari, Gabetti cede oltre 5 punti percentuali, seguita da Risanamento e IGD che lasciano sul terreno circa il 3%. Giù anche Aedes (-2,8%) mentre Brioschi e Dotstay guadagnano circa l’1%. Sulla parità Next Re.