Dal turismo alla ristorazione, shock da pandemia: 2020 da incubo

Tra Dpcm e annesse restrizioni, tanti i settori in ginocchio

E’ lunghissimo, purtroppo, l’elenco di settori ed attività che lamentano mancanza di ossigeno, nell’anno durissimo della pandemia che ha colpito in maniera pesantissima la nostra economia.

A colpi di DPCM che si sono susseguiti nel corso dei mesi ed annesse restrizioni per cercare di contenere la diffusione del virus nel nostro Paese (che ad oggi viaggia su una media di oltre 10 mila nuovi casi giornalieri), dal turismo alla ristorazione il 2020 è stato, senza ombra di dubbio, un annus horribilis. 

TURISMO, SHOCK DA PANDEMIA – Nel 2020, a seguito della pandemia da Covid-19, in tutti i Paesi europei i flussi turistici subiscono un profondo shock. Nei primi 8 mesi del 2020, Eurostat stima che il numero delle notti trascorse nelle strutture ricettive nell’Unione europea (Ue) a 27 sia pari a circa 1,1 miliardi: un calo di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019″.

Lo ha rilevato l’Istat ieri nel Report Movimento turistico in Italia – gennaio – settembre 2020 sottolineando come “i dati provvisori del nostro Paese, relativi ai primi nove mesi del 2020, sono in linea con il trend europeo (-50,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, con quasi 192 milioni di presenze in meno) ed evidenziano l’entità della crisi del turismo interno generata dall’emergenza sanitaria, dopo anni di crescita costante del settore. Il 2019, infatti, aveva fatto registrare un ulteriore record dei flussi turistici negli esercizi ricettivi italiani, con 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze e una crescita, rispettivamente, del 2,6% e dell’1,8% in confronto con l’anno precedente”.

SPARITE OLTRE 300 MILA IMPRESE – Cifre molte chiare e per questo “impietose” quelle fornite dall’Ufficio Studi Confcommercio nella sua analisi sulle chiusure delle attività nel 2020.  L’effetto combinato del Covid e del crollo dei consumi del 10,8% (pari a una perdita di circa 120 miliardi di euro rispetto al 2019) porta a stimare la chiusura definitiva di oltre 390mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, fenomeno non compensato dalle 85mila nuove aperture. La riduzione del tessuto produttivo nei settori considerati ammonterebbe a quasi 305mila imprese (-11,3%). Di queste, 240mila, esclusivamente a causa della pandemia.

L’emergenza sanitaria, con tutte le conseguenze che ne sono derivate, restrizioni e chiusure obbligatorie incluse, ha acuito drasticamente il tasso di mortalità delle imprese che, rispetto al 2019, risulta quasi raddoppiato per quelle del commercio (dal 6,6% all’11,1%) e addirittura più che triplicato per i servizi di mercato (dal 5,7% al 17,3%).

I dati forniti da Confcommercio fotografano una situazione drammatica: quest’anno il crollo dei consumi pari al 10,8% e le restrizioni imposte per far fronte alla pandemia hanno determinato la chiusura di 390 mila imprese. A fronte di 85 mila nuove aperture, dunque, si stimano circa 305 mila aziende in meno nel 2020, un calo dell’11,3% rispetto al mese di gennaio dello scorso anno”. Lo dichiara Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl

“Un annus horribilis soprattutto per il settore dell’abbigliamento e dei servizi, in particolare turismo e ristorazione – aggiunge – con la fine del blocco dei licenziamenti in primavera avremo una vera e propria catastrofe occupazionale se non si mettono in campo misure adeguate”.

Come rileva il report della fondazione studi dei consulenti del lavoro, infatti, “sono a rischio oltre un milione e mezzo di posti di lavoro. In questo contesto allarmante per la tenuta economica e sociale del Paese, non è pensabile agire con provvedimenti emergenziali e limitati nel tempo.

Occorre uno shock senza precedenti mediante l’erogazione di liquidità a fondo perduto, ristori e indennizzi commisurati all’entità del fatturato e lo sblocco immediato di tutte le risorse europee disponibili per far fronte ad una crisi che minaccia direttamente quel tessuto produttivo su cui si fonda l’economia nazionale. Il modello basato sui sussidi a pioggia ha fallito. Sono indispensabili politiche industriali e infrastrutturali di medio e lungo periodo volte a favorire la produttività, lo sviluppo del Mezzogiorno e al tempo stesso la crescita e la coesione del Paese”.  

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Dal turismo alla ristorazione, shock da pandemia: 2020 da incubo