Occhio ai controlli per chi usufruisce della legge 104

Ci sono severi controlli in merito alle agevolazioni previste per i soggetti disabili. Ecco chi controlla i beneficiari della legge 104 e come funzionano.

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Quando si parla di legge 104, si fa riferimento alla legge quadro risalente al febbraio 1992, introdotta con lo scopo di assicurare adeguato sostegno, sia all’individuo disabile che ai familiari chiamati a prendersi cura di loro. Grazie alla legge sulla disabilità, i beneficiari possono usufruire di una serie di agevolazioni, così come i familiari che prestano assistenza al soggetto disabile hanno diritto a permessi sul lavoro, a patto che siano sfruttati appositamente per l’assistenza. In caso contrario, si rischia davvero grosso. Infatti, c’è la possibilità che vengano effettuati dei controlli su chi usufruisce dei permessi 104.

Cosa si intende per controlli sulla legge 104

Quando si parla di controlli sulla legge 104 ci si riferisce ai controlli svolti su alcuni benefici legati alla legge 104 per verificare che non ci si approfitti delle agevolazioni di cui si gode. Come i permessi lavorativi 104, che consentono al lavoratore disabile o a chi assiste una persona con disabilità grave di assentarsi dal lavoro.

Oltre a essere retribuiti sulla base della propria retribuzione, forniscono anche una copertura contributiva ai fini pensionistici. Quando si parla di abuso dei permessi 104 – che può portare anche al licenziamento – si fa riferimento ad un utilizzo estraneo che si fa dell’agevolazione rispetto a quello per cui è stata concessa. In caso di sospetto di cattivo utilizzo dell’agevolazione, sia il datore di lavoro che l’Inps, possono attivare dei controlli.

Chi fa i controlli sulla 104

I controlli sulla 104 hanno lo scopo di verificare due condizioni principali:

  • lo stato di disabilità grave della persona interessata;
  • l’utilizzo corretto e onesto dei tre giorni di permesso mensili da parte del familiare che assiste il disabile.

Una prima fase di controllo riguarda l’accertamento dello stato di handicap grave. A occuparsene è la Commissione medica legale dell’Asl, prima con una visita di accertamento della persona con disabilità e successivamente con le fasi di verifica e revisione. La seconda fase è legata agli abusi dei permessi 104 da parte dei beneficiari.

Di solito, questo avviene quando la persona, incaricata di assistere il disabile grave durante le ore o i giorni di permesso retribuito, utilizza questo tempo a disposizione per fare tutt’altre attività.

Nonostante dal 2010 non ci sia l’obbligo di rimanere nell’abitazione del disabile in modo continuativo durante le ore di assistenza, è anche vero che uscire per svolgere attività di svago personale è considerato un comportamento illegittimo.

La Cassazione ha specificato in una sentenza che è possibile allontanarsi dal disabile durante le ore di permesso solo a condizione che ci sia un nesso causale tra l’assenza dal lavoro e l’assistenza alla persona con disabilità.

Cosa rischia chi viene multato dopo un controllo

I controlli sulla 104 – che di per sé comprende un gran numero di possibili agevolazioni – comprendono due fasi principali: quella sanitaria e amministrativa. Per i primi, la responsabilità di verificare che lo stato di handicap sia in regola è di competenza della Commissione medica dell’Asl.

Nello specifico, la Commissione medico legale, integrata da un operatore sociale e da un esperto specializzato nella patologia che si esamina, svolge una visita di controllo del disabile interessato.

In seguito alla visita di controllo, che può prevedere o meno una revisione successiva, ci si può trovare davanti a tre situazioni:

  • verbale con esito di conferma: lo stato di disabilità grave è stato accertato e non occorre fare una nuova domanda, a meno che non si inizi un’attività lavorativa alle dipendenze di un datore di lavoro diverso da quello indicato nella domanda, oppure sia variata la modalità lavorativa (da full time a part time o viceversa);
  • verbale con esito di mancata conferma: la situazione di disabilità grave non viene più certificata. L’Inps informa l’interessato e il datore di lavoro per cessare il riconoscimento dei permessi;
  • assenza a visita di revisione: se la persona con disabilità grave non si presenta alla visita di revisione e non dà una giustificazione per l’ assenza entro 60 giorni dalla data di notifica della visita, scatta la revoca di tutti i benefici.

Una volta conclusi i controlli per il requisito sanitario, si passa alle verifiche per controllare che non ci siano abusi da parte della persona che ne beneficia. Come detto precedentemente, i controlli della legge 104 possono essere eseguiti sia dall’Inps sia dal datore di lavoro, anche affidandosi ad agenzie di investigazione.

Dopo aver incaricato l‘investigatore privato, per controllare i movimenti della persona sospetta, può procurare prove tramite foto, video e altri strumenti utili per una testimonianza valida, il datore di lavoro può segnalare l’abuso ai Carabinieri. Per quanto riguarda l’Inps, può procedere a una segnalazione alla Procura della Repubblica la quale poi è tenuta a portare avanti le indagini.

Chi fa i controlli sulla 104: conseguenze

Il dipendente “smascherato” che utilizza i permessi in malafede, può andare incontro a tre tipi di sanzioni:

  • disciplinare: nel peggiore dei casi, può portare al licenziamento per aver infranto il rapporto di fiducia tra il dipendente e il datore di lavoro;
  • economica: l’Inps può chiedere la restituzione delle prestazioni di lavoro, mentre il datore di lavoro può pretendere un risarcimento per la disfunzione e il danni che quelle assenze hanno causato all’organizzazione dell’azienda;
  • penale: come denuncia per truffa e indebita percezione di previdenze pubbliche mediante false dichiarazioni.