Flat tax, l'”errore” in Manovra che salverebbe 500mila partite Iva

C'è, forse, un “bug” nella Legge di Bilancio. Un errore che, se confermato dall'Agenzia delle entrate, rappresenterebbe la salvezza per 500mila partite Iva a regime forfettario

C’è un “bug” nella Manovra 2020, o almeno così sembrerebbe. Un errore che, se confermato dall’Agenzia delle entrate, rappresenterebbe la salvezza per circa mezzo milione di partite Iva a regime forfettario.

A sollevare la questione è Gianluca Timpone, noto tributarista e commercialista romano, docente di Microeconomia, nonché editorialista per le maggiori riviste scientifiche di settore e fidato consigliere di numerosi programmi tv (per anni ha tenuto una rubrica a Uno Mattina per aiutare i cittadini a districarsi nei complessi meandri del Fisco).

Chi esclude la flat tax

La Legge di Bilancio 2020 esclude dalla flat tax (regime forfettario del 15% per redditi da lavoro in libera professione) i pensionati e i lavoratori dipendenti con un reddito superiore ai 30 mila o chi nel 2019 ha speso oltre 20 mila euro per i propri collaboratori.

Ospite a L’Aria Che Tira su La7 con Myrta Merlino, Timpone ha sostenuto che i provvedimenti ostativi alla flat tax per i pensionati e i lavoratori dipendenti con un reddito superiore ai 30 mila potranno entrare in vigore solo dal 2021, dal momento che le modifiche normative al regime forfettario 2020 sono state approvate con un intervallo di tempo rispetto alla loro entrata in vigore inferiore ai 60 giorni.

Avremo dunque un anno in più di flat tax? Così sembrerebbe, anche se la conferma (o la smentita) da parte dell’Agenzia delle entrate al momento non è ancora arrivata.

Il “lodo” sollevato da Timpone

Ciò che sappiamo di per certo è che la flat tax può essere applicata esclusivamente a chi nell’anno 2019 ha avuto un fatturato al di sotto dei 65mila euro. Cosa succede però con la Manovra 2020?

Prendiamo il caso delle partite Iva a regime forfettario che nel 2019 si sono mantenute al di sotto di questa soglia e che avevano un conseguito un reddito da lavoro dipendente o da pensione superiore ai 30mila euro, oppure chi ha sostenuto spese per collaboratori oltre ai 20mila.

Prima, chi guadagnava ad esempio 100mila euro come lavoratore dipendente e 65mila come partita Iva lo poteva fare senza problemi perché sui 100mila euro pagava l’Irpef ordinaria e sui 65mila l’imposta sostitutiva del 15%: cioè i due redditi non venivano sommati e si pagavano le due imposte in maniera differente.

Il Governo Conte e le “cause ostative

Ora, invece, il Governo Conte ha deciso che per il 2020 queste persone sono escluse dall’applicazione della flat tax proprio perché sono state inserite le cosiddette “cause ostative”, cioè – spiega Timpone – paletti che non consentono ai cittadini con questi redditi da lavoro dipendente di poter beneficiare anche della flat tax.

“Queste persone, dunque, dovrebbero transitare da regime di imposta sostitutiva al regime Irpef ordinario. Mentre prima pagavano il 15%, domani potrebbero arrivare a pagare anche il 30% o addirittura il 40%”.

Cosa dice lo Statuto del Contribuente

Ma qual è la situazione di incertezza che si è venuta a creare? Per capirlo dobbiamo sapere che tutti noi contribuenti siamo sottoposti a uno statuto: lo Statuto del Contribuente, appunto, introdotto nel 2000, “un’ottima legge” secondo Timpone. “Una sorta di ‘Costituzione’ per il contribuente che, in realtà, viene quasi sempre sistematicamente violata”.

E qui entra in gioco la situazione di incertezza, cioè il presunto “bug” in Manovra, l’errore che, se confermato, salverebbe 500mila partite Iva. Perché lo Statuto del Contribuente stabilisce che le modifiche che vengono apportate non possono entrare in vigore meno di 60 giorni dalla data in cui sono state approvate.

“Questi 60 giorni sono il tempo in cui il contribuente deve prendere cognizione dell’avvenuto cambiamento. Siccome la modifica è avvenuta a fine dicembre – continua Timpone – teoricamente questi paletti introdotti non posso essere efficaci a partire dal 1 gennaio 2020”.

Il precedente dell’Agenzia delle entrate

Non solo. Oltre allo Statuto del Contribuente esiste anche un precedente, cioè una circolare scritta direttamente dall’Agenzia delle entrate su una causa ostativa che era stata introdotta nel 2019 dal governo giallo-verde. Nel 2019 non si poteva beneficiare della flat tax se si avevano quote di partecipazione in società a responsabilità limitata.

“L’Agenzia delle entrate aveva detto che per il 2019 questa causa ostativa non l’avrebbe considerata perché la legge era stata approvata il 31 dicembre 2018 e quindi non poteva entrare in vigore”. Ecco cosa si legge nella circolare n. 9 del 10 aprile 2019:

“In considerazione della pubblicazione della legge di bilancio del 2019 nella Gazzetta Ufficiale n.302 del 31 dicembre 2018 e in ossequio a quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, della Legge n. 212 del 2000 (Statuto dei diritti del contribuente), qualora alla predetta data il contribuente si trovasse in una delle condizioni tali da far scattare l’applicazione della causa ostativa in esame già a partire dal 2019, lo stesso potrà comunque applicare nell’anno 2019 il regime forfettario, ma dovrà rimuovere la causa ostativa entro la fine del 2019”.

Dunque, tirando le somme, il 1 gennaio 2020 le nuove regole sulla flat tax introdotte con la Manovra 2020 dovrebbero essere operative, però si scontrano sia con lo Statuto del Contribuente sia con la circolare dell’Agenzia delle entrate. “Quindi in teoria dovrebbe esserci un anno in più di flat tax anche per chi ha queste cause ostative. L’Agenzia delle entrate non dovrebbe contraddire se stessa”.

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