Scontro sul vaccino anti-Covid, Sanofi promette: Prima agli Usa

Nelle ore successive, la società francese ha fatto un parziale dietrofront, invitando l'Ue ad essere "efficiente" come gli Usa con i finanziamenti

Gli Stati Uniti avranno diritto all’ordinazione prioritaria più consistente, dal momento che hanno investito di più”. È stato questo l’annuncio del Ceo di Sanofi Paul Hudson rilasciato a Bloomberg, che nelle ultime ore ha scatenato una tempesta di polemiche.

L’azienda francese, tra quelle in prima linea nella corsa al vaccino contro il coronavirus, avrebbe insomma ceduto alle “lusinghe di Washington”, promettendo agli USA, secondo le parole di Hudson, la precedenza nella distribuzione dell’eventuale vaccino anti-Covid, sulla base dei più consistenti investimenti ricevuti. Le dosi restanti andranno invece al resto del mondo, Europa compresa. 

Le reazioni di Francia e Ue

La dichiarazione ha provocato non poche polemiche nel Vecchio Continente, a partire dallo “scosso” – così si è definito – presidente francese Emmanuel Macron: “Un vaccino deve essere sottratto alla legge del mercato”, ha tuonato. Macron è stato seguito a ruota dalla Commissione Europea, che ha puntualizzato:  “Si tratta di un bene pubblico, il suo accesso sarà equo e universale”.

L’annuncio di Sanofi è stato stigmatizzato anche dalla sottosegretaria all’Economia francese, Agnès Pannier-Runacher, mentre il primo ministro francese Edouard Philippe ha cercato di rasserenare gli animi, affermando che il presidente di Sanofi, Serge Weinberg, gli ha dato “tutte le assicurazioni necessarie” sulla disponibilità in Francia di qualsiasi vaccino contro il nuovo coronavirus sviluppato dall’azienda.

Qualcosa di simile era accaduto anche per il vaccino studiato dalla società del biotech tedesca CureVac, di cui Donald Trump aveva cercato di accaparrarsi l’esclusiva con un’offerta ingente. Secondo le ricostruzioni dei media, infatti, a inizio marzo l’ad di CureVac aveva incontrato il Presidente americano, e soltanto pochi giorni dopo l’amministrazione USA aveva lanciato l’offerta di acquisto del brevetto sul vaccino per un miliardo di dollari, per uso limitato agli Stati Uniti. Tale circostanza aveva provocato un braccio di ferro con la Germania, che aveva naturalmente rifiutato tale ipotesi.

Il parziale passo indietro di Sanofi

Tornando al caso Sanofi, dopo le polemiche delle scorse ore, l’azienda ha fatto un parziale passo indietro. Il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot, ha infatti spiegato alla televisione Bfmtv che, “se gli europei lavorano rapidamente come gli americani” nel sostenere la ricerca, potrebbero ottenere il vaccino allo stesso tempo.

“In questo periodo gli americani sono efficaci”, ha sostenuto Bogillot, “e anche l’Ue deve esserlo altrettanto, aiutandoci a mettere a disposizione molto rapidamente il vaccino”. Gli Stati Uniti, ha proseguito infatti, hanno già previsto “di versare centinaia di migliaia di euro, mentre con le autorità europee siamo ancora a livello di pourparler”. L’assicurazione finale è stata però che “ci saranno dosi sufficienti per tutti”.

Cosa succede ora

Per risolvere il qui pro quo, la prossima settimana è previsto un incontro tra Macron e i vertici di Sanofi. “Per noi sarebbe inaccettabile che un Paese o un altro abbiano accesso prioritario per ragioni finanziarie”, ha specificato in proposito la vice ministra delle Finanze francese, Agnès Pannier-Runacher.

Dal canto suo, Sanofi aveva fatto richiesta che anche l’Unione europea aprisse una linea di credito per lo sviluppo del vaccino, come poi è stato fatto con CureVac, a cui è stato garantito un fondo di 80 milioni di euro. Ma la risposta dell’Ue non sarebbe ancora pervenuta. 

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