Quanto diminuisce davvero l’efficacia dei vaccini e cosa rischiano i no vax: ecco la verità

Quanto proteggono davvero i vaccini e quando e quanto cala la protezione? Quale rischio effettivo corrono i non vaccinati? Ecco i dati veri

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Il Covid in Italia continua la sua lenta progressione, che a breve dovrebbe farci toccare il picco di questa quinta ondata (non quarta, nel nostro Paese siamo avanti di una). Secondo quanto riportato dal consueto report dell’Iss, è in forte aumento l’incidenza settimanale a livello nazionale: 162 casi per 100mila abitanti rispetto ai 140 della settimana precedente.

Il bollettino descrive, con grafici, mappe e tabelle, la diffusione nel tempo e nello spazio dell’epidemia in Italia. Fornisce inoltre una descrizione delle caratteristiche dei casi segnalati. Ciò che emerge è che è leggermente in diminuzione rispetto alla settimana precedente l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici, pari a 1,18, ma sempre sopra la soglia epidemica. In diminuzione ma ancora sopra la soglia epidemica l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero, Rt=1,07.

In aumento l’incidenza a 14 giorni in 18 Regioni o Province autonome su 21. Durante il periodo 22 novembre – 5 dicembre, le Regioni hanno segnalato 180.914 nuovi casi confermati di infezione, in aumento rispetto ai 151.475 nuovi casi segnalati tra nel periodo 15 – 28 novembre 2021.

Cresce anche l’incidenza in tutte le fasce di età, in particolare nella popolazione 0-19 anni, caratterizzata da una maggiore variazione dell’incidenza a 14 giorni. Stabile l’età mediana dei soggetti che hanno contratto l’infezione negli ultimi 14 giorni, pari a 41 anni.

Quanto sono aumentati i contagi e i ricoveri nei bambini

Nei bambini si osserva un forte aumento dell’incidenza nella fascia di età 6-11, dove si registra all’incirca il 50% dei casi diagnosticati nella popolazione 0-19. Si osserva inoltre, nelle ultime settimane, un aumento del tasso di ospedalizzazione nella fascia dei bambini con meno di 3 anni – poco sopra i 2 ricoveri per 100mila abitanti, mentre nelle altre fasce di età risulta stabile.

In calo invece da 5 settimane la percentuale di casi tra operatori sanitari rispetto al resto della popolazione, per via della terza dose obbligatoria di vaccino.

Guardando le percentuali reali, nell’ultima settimana, emerge dal rapporto, si conferma l’andamento osservato nella precedente settimana, con il 27% dei casi totali diagnosticati nella popolazione di età scolare (20 anni). Il 51% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nella fascia di età 6-11 anni, il 33% nella fascia 12-19 anni e solo il 10% e il 6% sono stati diagnosticati rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni.

Quando e quanto scende la protezione dei vaccini

Dall’inizio dell’epidemia, sono stati segnalati al sistema di sorveglianza 5.134.508 casi confermati di Covid diagnosticati in Italia dai laboratori di riferimento regionali e 133.689 decessi. La letalità del Covid, spiega ancora una volta l’Iss, cresce con l’aumentare dell’età ed è più elevata in soggetti di sesso maschile a partire dalla fascia di età 30-39 anni.

Ma qual è l’impatto della vaccinazione nel prevenire nuove infezioni, ricoveri e decessi? Elevatissimo. Come mostrano chiaramente i dati contenuti nel report, negli ultimi 30 giorni in Italia si continua ad osservare una maggiore incidenza di casi diagnosticati in persone non vaccinate.

Quasi in tutte le Regioni e Province autonome la copertura vaccinale completa della popolazione con età compresa fra i 12 e i 59 anni è maggiore del 70%, con una variabilità che va dal 67% in Basilicata all’85,2% in Toscana e Lazio. La copertura vaccinale nazionale per tre dosi della popolazione di età maggiore di 12 anni è pari al 18,3%, con una variabilità che va dal 11,2% in Sicilia al 23,7% nella Provincia di Trento.

Dopo 5 mesi dal completamento del ciclo vaccinale, l’efficacia del vaccino nel prevenire la malattia, sia nella forma sintomatica che asintomatica, scende dal 74% a 39%. Ma attenzione, perché il vero dato essenziale è quanto ci continua a proteggere dalla malattia severa: questa efficacia rimane molto elevata, pari al 93% rispetto ai non vaccinati, mentre risulta pari all’84% nei vaccinati con ciclo completo da oltre 5 mesi.

L’efficacia nel prevenire la diagnosi e casi di malattia severa sale rispettivamente al 77% e al 93% nei soggetti vaccinati con la terza dose aggiuntiva/booster (qui chi deve prenotare la terza dose e chi no e come fare in ogni Regione).

Mentre dal 15 dicembre arriva l’obbligo vaccinale per diverse categorie, dal report emerge anche – e attenzione perché il dato è forte – che il rischio di decesso di un non vaccinato è 16,6 volte maggiore rispetto a un vaccinato con dose booster; 11,1 volte maggiore rispetto a vaccinato da meno di 5 mesi e 6,9 volte maggiore rispetto ad un vaccinato da più di 5 mesi.

In particolare, analizzando il numero dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi negli over 80 – si legge nel rapporto – si osserva che dal 22 ottobre al 21 novembre il tasso di ricoveri in terapia intensiva dei non vaccinati (19 ricoveri in terapia intensiva per 100mila) è circa 9 volte più alto di quello dei vaccinati con ciclo completo da oltre di 5 mesi (2 ricoveri in terapia intensiva per 100mila) e 6 volte rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro 5 mesi (3 ricoveri in terapia intensiva per 100mila).

Cos’è l'”effetto paradosso” dei vaccini e perché non c’è nulla di strano

Attenzione a riconoscere e comprendere il cosiddetto “effetto paradosso”, per evitare che si dica che i vaccini non servono. Come precisa l’Iss, si sa che quando le coperture vaccinali nella popolazione sono elevate, si verifica questo effetto paradosso per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile, se non maggiore, tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati, per via della progressiva diminuzione nel numero di questi ultimi.

Per esempio, guadando i dati emerge che al 29 novembre l’11,4% della popolazione nella fascia degli over 80 ha completato il ciclo con la dose aggiuntiva/booster, mentre la percentuale di popolazione sempre nella fascia 80+ che ha completato il ciclo vaccinale negli ultimi 5 mesi e da oltre 5 mesi è pari rispettivamente al 5,8% e al 61,5%. Complessivamente più del 90% degli ultraottantenni ha completato il ciclo vaccinale.

Il numero di ospedalizzazioni, fra il 22 ottobre e il 21 novembre, fra i vaccinati con ciclo completo da meno e da oltre 5 mesi è pari rispettivamente a 213 e 1.697, mentre nei non vaccinati il numero di ospedalizzazioni è pari a 728. Tuttavia, non è possibile confrontare i numeri in valore assoluto degli eventi nei diversi stati vaccinali all’interno della stessa fascia d’età, in quanto fanno riferimento a popolazioni diverse e per rendere possibile il confronto è necessario considerare il tasso specifico, ovvero il numero di eventi in ciascuna fascia d’età diviso la popolazione di ciascuna fascia d’età nel periodo di riferimento per 100mila.

I dati vengono aggiornati giornalmente da ciascuna Regione/PA anche se alcune informazioni possono richiedere qualche giorno per il loro inserimento e/o aggiornamento. Per questo motivo, potrebbe non esserci una completa concordanza con quanto riportato attraverso il flusso informativo del Ministero della Salute che riporta dati aggregati.

Non dimentichiamoci infatti la possibilità di un ritardo di alcuni giorni tra il momento della esecuzione del tampone per la diagnosi e la segnalazione sulla piattaforma dedicata. Pertanto, il numero di casi che si osserva nei giorni più recenti è comunque provvisorio.

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