Paolo Cipollone, membro del consiglio esecutivo della Banca centrale europea, ha parlato al Festival dello sviluppo sostenibile 2026 a Milano, aprendo alla possibilità che la Bce possa aumentare i tassi di interesse nel breve termine, anche prima della fine dell’anno, se il conflitto in Iran dovesse proseguire e l’inflazione continuare a salire.
Cipollone ha però sottolineato anche che la Bce si trova nella posizione di poter alzare i tassi senza paura di grandi ripercussioni. Una situazione diversa rispetto a quella del 2022, quando i tassi erano a zero a causa di una crescita sostanzialmente stagnante in tutta Europa.
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Le parole di Cipollone sull’aumento dei tassi
Paolo Cipollone, parlando al Forum per lo sviluppo sostenibile, ha dichiarato:
La situazione attuale sembra discostarsi dallo scenario di base delle nostre proiezioni di marzo, accrescendo la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei nostri tassi di riferimento. La nostra posizione di partenza ci mette nella posizione di poter acquisire maggiori informazioni sull’intensità e sulla probabile durata dello shock.
Una dichiarazione che contiene due passaggi importanti. Quando parla di una situazione che si “discosta dallo scenario base”, il membro del board della Bce si riferisce all’aumento dell’inflazione causato dalla guerra in Iran. Più l’inflazione aumenta, più è alta la possibilità che la Bce aumenti i tassi di interesse.
La “posizione” a cui Cipollone fa riferimento è la situazione economica europea, caratterizzata da:
- inflazione relativamente sotto controllo;
- crescita economica stabile.
La Bce, quindi, può “acquisire maggior informazioni“, quindi di fatto aspettare e vedere come il conflitto si svilupperà, perché anche se l’inflazione dovesse salire leggermente, non andrebbe rapidamente fuori controllo, mentre la buona salute dell’economia europea lascia sempre spazio a una aumento dei tassi.
Il paragone con la crisi del 2022
Cipollone ha poi fatto riferimento al “precedente shock energetico“, quello causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le sue esatte parole, sono state:
Le aspettative di inflazione a breve termine, i costi degli input diversi dal lavoro e le aspettative delle imprese sui prezzi di vendita hanno effettivamente registrato un incremento. Tuttavia, le aspettative di inflazione a medio termine sono rimaste finora ben ancorate e le misure dell’inflazione di fondo rimangono prossime al nostro obiettivo.
Frasi che significano che, almeno per il momento, l’aumento dei prezzi sembra essere passeggero. Finita la guerra, l’energia tornerà a costare come prima di marzo 2026. La Bce, però, ha un timore, secondo Cipollone:
In particolare, esamineremo la trasmissione indiretta dei maggiori costi dell’energia ai prezzi dell’intero paniere dei consumi, nonché i possibili effetti di secondo impatto.
La “trasmissione indiretta” sono gli aumenti di prezzo che una crescita del costo dell’energia causa. Un esempio è il fatto che, se aumenta il prezzo del carburante, aumenta anche il prezzo del trasporto dei beni, come gli alimentari. In questo modo il costo del gasolio si “trasferisce” su quello dei beni di consumo e arriva ai consumatori attraverso praticamente ogni bene.
Cosa potrebbe succedere alle rate dei mutui
Se la Bce dovesse decidere di aumentare i tassi di interesse, questo influirebbe direttamente sull’Euribor, l’indice di riferimento per il costo delle rate dei mutui. A essere colpiti per primi sarebbero i mutui a tasso variabile già avviati.
In seguito, se l’aumento dei tassi dovesse rimanere in vigore, inizierebbero a essere influenzati anche i nuovi mutui a tasso variabile e, soltanto se le prospettive dell’inflazione dovessero diventare critiche nel lungo periodo, anche quelli a tasso fisso.