Sanzione, quanto mi costi? L’impatto delle misure contro la Russia

L'impatto di sanzioni e contro-sanzioni verso la Russia sulla nostra economia. Obama promette un giro di vite, ma l'export Usa cresce...

Sanzione, quanto mi costi? L’impatto in Italia delle misure economiche contro la Russia

Dal G7 di Garmisch ai padiglioni di Expo, negli ultimi giorni il tema delle sanzioni contro la Russia sembra essere tornato di attualità. Da una parte, il Presidente Obama ha promesso un nuovo giro di vite nel caso in cui Mosca non rispetti gli accordi a suo tempo conclusi per porre fine alla crisi in Ucraina.
Dall’altra, Vladimir Putin ha ricordato al pubblico italiano il costo che le sanzioni hanno sull’economia nazionale e i benefici che un loro allentamento potrebbe avere per un partner che Mosca continua a considerare privilegiato. In questo tiro alla fune, da sempre più parti si alzano voci che chiedono di ripensare una politica apparsa sinora costosa e poco efficace. La questione (che in Italia emerge ciclicamente) mette bene in luce le differenze che esistono fra il mondo della politica e quello dell’economia, con il primo apparentemente disposto a proseguire sulla via delle sanzioni fino al conseguimento del risultato finale, il secondo sempre più attivo nel chiedere la revisione di uno strumento i cui costi – al di là dei benefici conseguiti – si stanno dimostrando, sopratutto per le imprese italiane, più alti e duraturi del previsto. Più alti, si è detto. Ma di quanto?

Secondo Putin, le sanzioni imposte a Mosca avrebbero significato per l’Italia una riduzione dell’interscambio con la Russia nell’ordine del 10% nel 2014 e del 25% nel primo trimestre 2015. In termini assoluti ciò corrisponde – secondo i dati della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – a una contrazione in valore assoluto di circa 5,3 mld di euro nel 2014 (-17% rispetto al 2013) e a un calo dell’11,6% (-1,25 mld di euro) delle esportazioni. I due settori più colpiti (che sono anche i più importanti dell’export italiano verso la Russia) sono quelli del tessile, abbigliamento e pelle (-16,4%) e degli apparecchi elettrici ed elettronici, macchinari meccanici e mezzi di trasporto (-13,7%), con una perdita complessiva di circa un miliardo di euro. Il settore agroalimentare (anch’esso soggetto a sanzioni) ha sofferto un calo del 38% fra settembre e dicembre 2014, mentre nel gennaio 2015 il calo complessivo dell’export è stato del 36,7%, con previsioni di una perdita nell’ordine dei tre miliardi entro la fine dell’anno. Solo settore in controtendenza appare quello dei prodotti farmaceutici, il cui export verso la Russia, nel 2014, ha registrato un incremento del 33,4%.

 

Il peso di queste cifre cresce se proiettato sul lungo periodo. Nel 2013, fra i Paesi dell’UE, l’Italia era il secondo esportatore verso la Russia (dopo la Germania), con 10,8 mld di euro, un interscambio di 40 mld di euro e un tasso di crescita nell’ordine dell’8.4%. Da questo punto di vista, i provvedimenti adottati a partire dal marzo 2014 hanno vanificato un lungo lavoro di penetrazione che non ha interessato solo il settore energetico, settore, peraltro che le sanzioni hanno toccato solo in modo marginale. Al costo diretto delle sanzioni occorre, poi, aggiungere quello delle contro-sanzioni imposte da Mosca a partire dall’agosto 2104 a titolo di ritorsione contro i provvedimenti europei. Queste contro-sanzioni hanno colpito in particolare i settori agroalimentare (-6% nel 2014; -25,8% negli ultimi quattro mesi dello stesso anno; -46,3% del primo bimestre 2015) e dell’automotive (-45,4%) e hanno portato, in alcuni casi, l’emergere di fonitori concorrenti quali Argentina, Armenia, Azerbaigian, Belarus, Cile, Cina, Egitto, Israele, Marocco, Sudafrica, Tagikistan, Turchia e Uzbekistan. Tutto questo mentre l’export verso la Russia delle aziende statunitensi – Paese-guida della coalizione pro-Ucraina – registra un incremento del 23%

A cura di Gianluca Pastori
Docente nella Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

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