La procura di Roma ha aperto un’indagine per corruzione che riguarda alcune persone coinvolte nel processo di approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Si tratta di un giudice contabile, un avvocato e un imprenditore. L’ipotesi è che questi ultimi abbiano corrotto il magistrato, promettendo cariche pubbliche in cambio di informazioni sull’orientamento della Corte dei Conti riguardo alcune importanti decisioni.
Le stesse decisioni che hanno portato, prima di Natale, al blocco del progetto del Ponte sullo Stretto. I problemi individuati dalla Corte dei Conti sono diversi, ma quello principale riguarda la nascita stessa del nuovo progetto, che è partito da quello ideato dal Governo Berlusconi nel 2003.
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La rinascita del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina
La decisione che ha definito l’intera vicenda del nuovo progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è stata presa nel 2023, quando il Governo approvò il cosiddetto decreto Ponte. Questa legge stabiliva che il progetto era lo stesso del 2003, con quattro azioni:
- la riattivazione della Società Stretto di Messina;
- il recupero della concessionaria;
- la ridefinizione della governance e dell’iter di approvazione;
- la riapertura del rapporto con il costruttore Eurolink.
Si tratta di un punto fondamentale, perché molte delle critiche successive arriveranno proprio dalla scelta di recuperare il vecchio progetto e non di farne uno nuovo. Essendo questo progetto già avviato, non si tenne nessuna gara. Tutto era già assegnato e, in teoria, si poteva partire non appena le autorizzazioni sarebbero state concesse. Iniziò quindi l’iter burocratico:
- il 9 aprile 2025 il Cdm approvò la relazione Iropi, il Ponte è ora un’opera “di rilevante interesse pubblico”;
- il 1° agosto 2025 fu diramato un decreto interministeriale Mit-Mef per aggiornare la concessione del progetto del 2003;
- il 6 agosto 2025 il Cipess, presieduto da Meloni, approvò il progetto definitivo, con 13,5 miliardi di euro di costi e il 2032 come data di completamento.
Gli interventi della Corte dei Conti
Mancava, in teoria, solo un passaggio. La Corte dei Conti doveva verificare che il Governo non abbia commesso errori tecnici e che avesse fatto tutto rispettando le leggi. I magistrati contabili, però, rilevarono subito dei problemi. Il 24 settembre 2025 la delibera del Cipess fu respinta. I giudici chiesero varie integrazioni su:
- la trasmissione degli atti;
- il ruolo della relazione Iropi;
- l’interlocuzione con la Commissione europea;
- la valutazione ambientale;
- il mancato coinvolgimento del Nars e dell’Autorità di regolazione dei trasporti;
- il quadro economico e finanziario.
Le risposte del Governo arrivarono il 17 ottobre, ma per la Sezione di controllo della Corte dei Conti non erano sufficienti. Il caso fu deferito al Collegio, l’organo giudicante della Corte dei Conti. Il 24 ottobre questo passaggio divenne pubblico e i magistrati contabili sottolinearono il problema principale: per proseguire un progetto senza nuove gare, le modifiche non devono superare il 50% dei costi.
Seguirono due decisioni che, di fatto, bloccarono il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina:
- il 29 ottobre la Corte negò il visto alla delibera del Cipess;
- il 17 novembre la Corte negò il visto al decreto interministeriale del 1° agosto.
Nei giorni successivi, le motivazioni delle sentenze spiegarono perché la Corte non aveva potuto dare il visto a questi provvedimenti:
- vennero segnalati moltissimi errori procedurali;
- la soglia del 50% era stata superata.

L’inchiesta della Procura di Roma
Si arriva quindi al 2026. Il Governo ha di fatto dovuto ripartire dalla delibera del Cipess, tentando di far rientrare le modifiche nelle normative e di sistemare gli errori segnalati dalla Corte dei Conti. È in questo contesto che viene resa pubblica l’inchiesta della procura di Roma.
La tesi della procura è che, tra la fine di settembre e dicembre del 2025, un imprenditore e un avvocato legati al progetto del Ponte sullo Stretto abbiano corrotto un giudice contabile, promettendogli cariche pubbliche dopo la pensione in cambio di informazioni sui rilievi che la Corte dei Conti stava facendo sui progetti del Governo.