Maxi truffa Superbonus 110%, Finanza blocca crediti per mezzo miliardo di euro

Inchiesta della Procura di Siracusa: 60 società fittizie, 22 condomini usati a loro insaputa, 12 indagati per truffa e riciclaggio

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

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La Guardia di Finanza di Siracusa, su disposizione della Procura della Repubblica locale, ha sequestrato crediti fiscali per oltre mezzo miliardo di euro (circa 560 milioni) legati a lavori da Superbonus 110% mai realizzati. L’operazione, comunicata l’11 giugno 2026, ha smontato una truffa che secondo gli inquirenti faceva capo a un’organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia, con oltre 60 società coinvolte, in larga parte fittizie, con 22 condomini usati a loro insaputa come copertura documentale.

C’erano dunque centinaia di milioni di euro di crediti d’imposta inesistenti già generati nei cassetti fiscali delle aziende esecutrici e stavano per entrare nel circuito delle cessioni. Il blocco telematico dell’Agenzia delle Entrate e 5 decreti di sequestro preventivo d’urgenza, tutti convalidati dal Gip del Tribunale di Siracusa, hanno fermato la monetizzazione.

Come funzionava la truffa del Superbonus

Alla base del meccanismo, secondo la ricostruzione della Procura aretusea, come detto, c’erano oltre 60 società dislocate sul territorio nazionale, la maggior parte prive di sede operativa, dipendenti e attrezzature.

Sulla carta avrebbero eseguito interventi milionari di riqualificazione edilizia. I dati degli immobili usati per giustificare i lavori appartengono a 22 condomini effettivamente esistenti, sui quali interventi di efficientamento erano in corso o già conclusi, ma eseguiti da imprese del tutto estranee al circuito fraudolento.

Si trovano nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona. Amministratori e proprietari, secondo gli investigatori, sarebbero stati tenuti all’oscuro di tutto.

I crediti d’imposta venivano poi girati a ulteriori cessionari, che li avrebbero utilizzati in compensazione di debiti tributari reali o che li rivendevano a terzi in cambio di una quota del valore nominale.

I centri operativi in Lombardia e a Chieti

Al vertice della truffa, secondo gli atti, ci sarebbero diversi professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare le società coinvolte e su cui scaricare le eventuali responsabilità penali.

L’anello esecutivo risulterebbe invece individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati all’accesso alla piattaforma Cessione crediti dell’Agenzia delle Entrate. Sono loro, dietro un compenso per ciascuna pratica, ad aver trasmesso oltre 2.000 comunicazioni che hanno generato i crediti fittizi.

I reati contestati

Ai 12 indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, oltre all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L’operazione si inserisce in una lunga scia di inchieste sulle frodi da Superbonus 110%. Nonostante la stretta normativa sulla cessione dei crediti, le indagini di Siracusa confermano che il magazzino di pratiche pregresse e l’accesso alla piattaforma telematica restano ancora oggi il vero punto debole del sistema.