Si rafforza l’asse bancario Milano-Francoforte, al centro della più grande manovra di consolidamento finanziario europeo degli ultimi anni. L’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) lanciata da UniCredit su Commerzbank avanza con successo e getta le basi per ridefinire gli equilibri del settore bancario dell’Eurozona. I dati ufficiali confermano che la strategia dell’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, sta portando i frutti sperati, nonostante il muro alzato dalla Germania.
I risultati parziali dell’OPS e il controllo “Potenziale”
UniCredit ha dichiarato ufficialmente di aver conseguito il proprio obiettivo strategico iniziale di superare la soglia del 30% del capitale azionario di Commerzbank.
Grazie alle adesioni all’OPS pari a circa il 7,6% del capitale, la partecipazione azionaria diretta di UniCredit è salita al 34,35% dal 26,8% iniziale. Ma il dato più clamoroso riguarda la posizione aggregata: sommando le azioni dirette e il pacchetto di complessi strumenti derivati (sia a regolamento fisico che per cassa), UniCredit detiene oggi il controllo potenziale del 50,67% di Commerzbank.
L’offerta, che rimarrà aperta fino al 16 giugno 2026, con una possibile estensione tecnica fino a inizio luglio, prevede un rapporto di cambio di 0,485 nuove azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank, corrispondente a circa 30,8 euro per titolo, con un premio del 4% sulla chiusura del 13 marzo. L’offerta complessiva è valutata circa 38,6 miliardi di euro.
Le Finalità dell’Operazione
La strategia di UniCredit non si limita a una semplice espansione geografica, ma risponde a precise logiche industriali. L’unione tra UniCredit (che in Germania possiede già HypoVereinsbank) e Commerzbank darebbe vita al primo gruppo bancario in terra tedesca e a un leader assoluto nell’Eurozona.
Esistono poi ragioni che riguardano aspetti prettamente economici come le sinergie ed il taglio dei costi: il modello di UniCredit punta a efficientare i processi e a digitalizzare le strutture, con l’obiettivo di generare un forte incremento dell’utile netto combinato entro il 2028, riducendo le sovrapposizioni e i costi operativi della banca tedesca.
L’operazione punta inoltre alla flessibilità Strategica (Optionality), in quanto l’utilizzo massiccio di derivati regolati per cassa permette a UniCredit di blindare la propria scalata, impedendo ad altri concorrenti di intromettersi, mantenendo al contempo la libertà di ridurre la quota se le condizioni di mercato o i regolatori europei dovessero renderlo necessario.
La Posizione di Commerzbank
Il management di Commerzbank ha rigettato fermamente l’offerta sin dal primo giorno, definendola “non concordata” e di fatto ostile. Secondo Commerzbank, il prezzo offerto da UniCredit (attualmente a sconto rispetto ai corsi di mercato del titolo tedesco) non riflette minimamente il reale valore intrinseco e il potenziale di crescita autonomo della banca.
Inoltre, i vertici tedeschi e i sindacati interni temono che il piano di UniCredit sia puramente una “manovra di riduzione dei costi” che metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro in Germania, indebolendo il supporto creditizio al Mittelstand (le storiche piccole e medie imprese tedesche).
Il Ruolo del Governo Tedesco
Dietro lo scontro aziendale si consuma anche una battaglia politica, in quanto Berlino detiene ancora una quota strategica del 12% in Commerzbank ed ha confermato la propria ferma opposizione all’acquisizione italiana, nel tentativo di proteggere l’indipendenza di una colonna finanziaria del Paese.
Tuttavia, con UniCredit ormai oltre la soglia del 30% e con le mani su più di metà dei diritti di voto potenziali, la posizione di Berlino si fa più difficile. Nelle prossime settimane, dopo la chiusura ufficiale dell’OPS a metà giugno, l’attenzione si sposterà sulla BCE, che dovrà autorizzare formalmente UniCredit a salire fino al 50%. La partita è ancora lunga: UniCredit stessa stima che per completare l’intera operazione e procedere all’eventuale integrazione si dovrà attendere la prima metà del 2027.